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LACRIME DI COCCODRILLO

REFERENDUM FLOP: LACRIME DI COCCODRILLO DI CHI NON SA PARLARE AL POPOLO

di Stefano Grassi

Il fallimento dei referendum dell’8 e 9 giugno non è solo una sconfitta politica. È la radiografia impietosa di un’opposizione che non sa più parlare al popolo.

La partecipazione è stata disastrosa. Ma il problema non è solo l’astensionismo. Il vero scandalo è che chi avrebbe dovuto mobilitare le piazze — da Maurizio Landini a Elly Schlein, fino a Giuseppe Conte — ha fallito su tutta la linea.

La segretaria del PD, ancora una volta, è sembrata più preoccupata di curare l’immagine che di affrontare il cuore dei problemi. Slogan deboli, presenza tiepida, comunicazione confusa. Nessuna capacità di incendiarsi davvero. Nessun linguaggio che buca.

Giuseppe Conte, dal canto suo, ha provato a cavalcare l’onda come sempre fa: un po’ col popolo, un po’ col Palazzo, ma alla fine né carne né pesce. Troppo poco, troppo tardi, troppo vago.

E poi c’è Landini. Il leader della CGIL, che dovrebbe rappresentare la voce della base, si è mosso come un burocrate con il megafono spento. Nessuna strategia mediatica, nessuna vera campagna virale, nessuna narrazione. Solo parole d’ordine già sentite, che non accendono più niente e nessuno.

Risultato? Il popolo non ha risposto. E oggi tutti a piangere lacrime di coccodrillo.

Ma la verità è una: non siete stati capaci di accendere una scintilla. Avete perso l’occasione di trasformare un referendum in una battaglia viva. Perché continuate a parlare a un pubblico immaginario, fatto di militanti degli anni ’90 e giornalisti amici.

Il popolo sta altrove. Sta nei social, nei mercati, nei bar. E lì voi non ci arrivate.

Non è la destra ad aver vinto. È l’opposizione ad aver rinunciato a combattere davvero.

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