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I Bambini fantasma di Lauriano

Il papà: «Il pannolino a 9 anni? Avevamo perso la biancheria nell’alluvione di aprile. Abbiamo sbagliato a non segnalarli in Comune a Lauriano, ma i nostri figli sono registrati in Germania». La procura per i minorenni ha chiesto che i due piccoli siano adottabili

Il sentiero entra nel bosco, si sale a piedi, spunta un cascinale che sembra un cantiere. Esce un uomo. È alto, smilzo, ha l’aria cordiale. «Welcome, there please», e indica un paio di sedie davanti a un ventilatore. È lui: Frederik, il padre dei bambini fantasma. I giornali li hanno ribattezzati così perché in aprile, quando l’alluvione ha sconvolto le dolci colline di Lauriano, i carabinieri intervenuti per sgomberare la casa hanno scoperto che questi fratellini di 9 e 6 anni erano sconosciuti allo Stato italianoMai registratimai andati a scuola, nessun pediatra, nessuna traccia della loro esistenza

Possibile? Papà Frederik, olandese di 54 anni, professione artista, inforca gli occhiali, prende il telefonino e compulsa il traduttore dalla lingua dei Paesi Bassi: «Calma, ora spiego… abbiamo comprato questo terreno tre anni fa per 120 mila euro. L’idea era quella di trasferirci dalla Germania, dove abitavamo. In questo periodo abbiamo fatto la spola perché prima di stabilirci in Italia dovevo sistemare la casa. Tre mesi prima dell’alluvione siamo finalmente entrati. In tutto questo periodo abbiamo comunque dato ai bambini un’istruzione, in inglese e in italiano usando alcuni siti. Lo so, avremmo dovuto segnalarlo al Comune, l’intenzione era di farlo presto ma mia moglie ha dei problemi di salute e non c’è stato il tempo. Non sono fantasmi, hanno un nome e un cognome e risultano registrati in Germania

Il fatto è che il magistrato della Procura per i minorenni di Torino ha ravvisato un’inadeguatezza.«La madre è assente o disinteressata, il padre li costringe all’isolamento». Parlano di incuria, di mancanza di stimoli e, naturalmente, di violazione dell’obbligo scolastico. Risultato: «Abbiamo fatto ricorso per aprire la procedura di adottabilità sulla quale dovrà decidere il tribunale — spiega la procuratrice Emma Avezzù —. Nel frattempo lo stesso tribunale ha collocato i bimbi in una comunità protetta. Si tratta ora di capire quale rapporto c’è con i genitori».

Papà Frederik scuote la testa. «Stanno bene ora e stavano bene, anzi, benissimo, prima. Sono due bambini allegri, socievoli, si divertono molto, qui si gioca sempre. Aspetta che ti faccio vedere». Entra in casa ed esce con due paia di sci: «Sono i loro, d’inverno andiamo a sciare a mezz’ora da qui, d’estate si va al mare». Poi ti fa vedere le foto degli interni del cascinale: la cucina avveniristica, il salotto, la televisione, il maxischermo, il computer, la cameretta dei bambini con due letti perfettamente rifatti.

Non possiamo entrare? «Nooo, c’è mia moglie, lei non sta bene e non vuole. Ha origini marocchine, sai com’è da quelle parti? Deve fare tutto l’uomo». Ci mostra i video dei bimbi a scuola di sci, le foto di loro sorridenti, indica un capanno: «Casa di pollo», tenta in italiano. Lì vuole farci il pollaio. Da un’altra parte ha progettato il forno per le pizze. È un mondo vario e un po’ confuso quello di Frederik. Un banco da falegname, una sega circolare, un piccolo quod in giardino, impalcature un po’ ovunque. «Qui io sono autonomo, ho la mia energia, le batterie al litio, la mia acqua…». 

Ma che lavoro fa esattamente? «Sono un artista visivo e un saldatore di alluminio, uscito da scuola con il massimo dei voti». Ci tiene a dimostrare che non ha problemi economici: «Abbiamo ancora una casa in Germania, mio nonno ne ha altre in Olanda e io guadagno affittandole. Ho investito altri 100 mila euro su questa casa…». Vuole trasmettere un messaggio di solidità. «Ai miei figli non manca nulla, hanno giocattoli, computer, vanno a cavallo sui pony e noi andiamo con loro al ristorante e a vedere i musei». Insomma, dice che non vivono come Mowgli, il cucciolo d’uomo allevato da una lupa, e che lui non è Christopher McCandless, il protagonista di «Into the wild» che abbandona tutto per la vita selvaggia. «Non sono un paranoico che vuole nascondersi dal mondo. A me piace soltanto fare le cose da solo e trascorrere il tempo con la mia famiglia».

Ma i pannolini? Possibile che a nove anni si portino i pannolini? «Durante l’evacuazione frettolosa della casa avevo dimenticato la biancheria intima dei piccoli e all’asilo mi hanno regalato dei pannolini e hanno messo quelli». Lui la spiega così. Vede i figli una volta ogni due settimane. «Spero che facciano in fretta l’indagine perché la verità farà cadere ogni accusa. In ogni caso combatterò fino a quando ci saranno restituiti. Vogliamo vivere in Italia, in questo Paese meraviglioso che ha però esagerato a toglierci i bambini… Io non sono l’uomo nero e loro mi mancano tanto». Gli occhi si inumidiscono, sospira, si alza e saluta.


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