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L’egoismo

Viviamo in un’epoca in cui l’apparenza è spesso più importante della sostanza. I social hanno esasperato questo meccanismo, ma non l’hanno inventato. Già da prima, molti preferivano giudicare piuttosto che conoscere, osservare piuttosto che comprendere. Ma oggi, quel giudizio è diventato istantaneo, virale, pubblico. E devastante.

Quando le persone non si prendono il tempo di andare oltre l’apparenza, non è solo per superficialità. Spesso è per egoismo. Perché vedere davvero l’altro richiede uno sforzo: implica mettersi in discussione, accettare complessità, smontare pregiudizi. Ma soprattutto, impone di mettere da parte l’io per fare spazio all’altro. E questo, in una società che ci insegna che “vincere” significa primeggiare, dominare, apparire perfetti, è un sacrificio che pochi vogliono fare.

Così, ci abituiamo a ridurre le persone a etichette: il matto, la femminista, il disoccupato, l’immigrato, il depresso, il frocio, la cicciona. Incastoniamo vite vere dentro stereotipi comodi, così da non doverle ascoltare davvero. Così possiamo continuare a dormire tranquilli, sentendoci “giusti”, mentre feriamo, escludiamo, ignoriamo.

Eppure, è proprio da questo gesto — dal coraggio di guardare oltre l’apparenza — che può nascere una società più giusta. Non è utopia: è la base della convivenza. Smettere di usare lo sguardo come un’arma, e imparare a usarlo come ponte.

Serve empatia, serve umiltà, serve tempo. Ma soprattutto serve una scelta. La scelta di non accontentarsi della prima impressione. La scelta di ascoltare prima di giudicare. La scelta di vedere, veramente.

Perché solo quando smettiamo di essere egoisti, possiamo iniziare davvero a essere umani

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