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Sanitari nel mirino: il bollettino di una guerra silenziosa.

DI Elena B.

In Italia, curare può significare rischiare la vita. Con 25.940 episodi di violenza registrati nel solo 2024 tra sanità pubblica e privata – un aumento del 33% rispetto all’anno precedente – il personale sanitario si ritrova al centro di un’escalation preoccupante e, troppo spesso, silenziosa. I pronto soccorso e i reparti psichiatrici sono i fronti più esposti. Le vittime? Infermieri e infermiere nel 76% dei casi, per lo più donne (73%), in una spirale di aggressioni che raramente arrivano in tribunale: solo il 28% denuncia l’accaduto.

⚖️ Violenza che è reato (ma non sempre punita)

L’ordinamento italiano prevede pene precise: violenza o minaccia a pubblico ufficiale (art. 336 c.p.), lesioni personali (art. 582 c.p.), interruzione di pubblico servizio (art. 340 c.p.). La Legge n. 113/2020 ha introdotto aggravanti specifiche per chi aggredisce operatori sanitari, ma la realtà è che la maggior parte dei casi resta sommersa. Spesso, le vittime rinunciano a denunciare per paura di ritorsioni o per pura rassegnazione.

???? I numeri dell’emergenza

Aggressioni totali (2024): 25.940 (+33% rispetto al 2023)

Aree più colpite: Lombardia (+25%), Campania (+22%), Puglia (+20%), Lazio (+19%), Sicilia (+18%)

Distribuzione geografica: Nord 63%, Sud 26%, Centro 11%

Professioni più colpite: Infermieri, fisioterapisti

Donne vittime: 73%

Aggressori in stato alterato (droga, alcol, patologie psichiche): 20%

???? Dentro un contesto più ampio: l’Italia più violenta

Il fenomeno si inserisce in un clima sociale sempre più aggressivo. Le aggressioni nelle strutture sanitarie sono solo la punta dell’iceberg: nel 2024 sono stati denunciati oltre 2,38 milioni di reati, con un aumento del 3,8% rispetto al 2019. In crescita rapine (+24%), scippi (+8%) e borseggi (+2,6%). Roma, Milano e Napoli guidano la classifica delle città più insicure, mentre il 75,8% degli italiani ritiene che “sia diventato più pericoloso camminare per strada”.

Donne e giovani sono i gruppi più vulnerabili: il 67% delle donne teme di rientrare a casa la sera, oltre il 52% degli under 35 ha rinunciato a uscire almeno una volta per paura di aggressioni. Non sorprende che anche chi cura si trovi ora esposto alla stessa violenza urbana che colpisce trasporti pubblici, scuole, luoghi di culto, centri commerciali.

???? Nessun colpevole designato

È importante chiarirlo: non esiste un profilo etnico prevalente tra gli aggressori. Le statistiche mostrano un fenomeno trasversale. Evitare generalizzazioni è fondamentale. Anche nei reati più gravi, come le 6.587 violenze sessuali denunciate nel 2024 (+34,9% in cinque anni), l’origine dell’aggressore non può essere il criterio interpretativo. La marginalizzazione, la povertà, la scarsa integrazione e l’accesso limitato a misure alternative alla detenzione sono fattori molto più rilevanti da considerare.

Le risposte messe in campoLo Stato ha reagito, ma spesso in modo frammentato:Presenza più visibile delle forze dell’ordine nei pronto soccorsoCampagne di sensibilizzazione sul rispetto per il personale sanitarioFormazione ad hoc per la gestione delle situazioni a rischioTentativi di potenziamento della sanità territoriale per ridurre il carico sugli ospedaliRiqualificazione di aree urbane degradate e progetti educativi nelle scuoleMa l’impressione diffusa è che si tratti di rattoppi su una diga che perde da troppi anni. Mentre mancano all’appello oltre 2.000 medici nei reparti di emergenza, e mentre le attese si allungano, a soffrire è l’intero sistema. E a pagare sono soprattutto i professionisti in prima linea.???? Conclusioni: una questione di civiltàLe aggressioni al personale sanitario sono lo specchio di un disagio più profondo: quello di una società che ha smarrito il senso del limite, del rispetto, dell’empatia. Se curare diventa pericoloso, significa che siamo malati tutti. La medicina, da sola, non basta. Servono cultura, responsabilità e un’alleanza tra istituzioni, operatori e cittadini. Prima che a cadere non sia un singolo infermiere o medico, ma l’intero patto di fiducia tra lo Stato e chi ne abita le corsie.—???? Fonti disponibili su richiesta, dati aggiornati a giugno 2024.Editoriale originale di Elena B.

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