Chi lo giustifica, se ne rende corresponsabile.
Ci sono italiani — giornalisti, politici, influencer, sedicenti esperti — che davanti a bambini fatti a pezzi, a ospedali bombardati, a cadaveri nella polvere, trovano ancora il coraggio di difendere Israele. Si arrampicano sugli specchi, tirano fuori geopolitica, citano Hamas, agitano l’ombra dell’antisemitismo.Sono complici. Punto.È nato in Italia un sionismo ipocrita, da talk show, da editoriali ben pagati, da cattedre universitarie. Gente che piange per l’Olocausto ma ride alle spalle dei palestinesi bruciati vivi. Che s’indigna per un razzo artigianale, ma non spende una parola per 40.000 morti sotto le bombe.”Eh ma Hamas…” è diventata la scusa universale per ogni massacro, ogni crimine, ogni bambino fatto a pezzi nel nome della “sicurezza”.Ma uno Stato che affama, devasta, rade al suolo e cancella un intero popolo non si difende: si accusa.Chi nega il genocidio o ne sminuisce la portata, lo fa per tornaconto personale: per una poltrona, per un invito in TV, per non perdere followers o finanziamenti.Oppure per fanatismo cieco. Perché crede che Israele vada difeso sempre, anche quando stermina civili a sangue freddo.Il silenzio uccide.Uccide quando viene da chi si dice “di sinistra”, da chi cita Gramsci, da chi predica diritti umani solo quando conviene.La Palestina muore anche per colpa del tuo silenzio.Sì, proprio il tuo. Che fai finta di non sapere, che dici “è troppo complicato”, che non vuoi “schierarti”.O sei contro il genocidio.O ne sei complice.Non esistono vie di mezzo.— Cyrano³







