di Cyrano – ore 12.00
Ci sono donne che si innamorano dei carcerati.
Uomini che scrivono lettere d’amore a chi ha ucciso.
Genitori che continuano ad amare un figlio che ha distrutto una vita.
E ogni volta che accade, l’opinione pubblica si spacca:
“È malata”, “È complice”, “È una vergogna”.
Ma la verità è che l’amore non obbedisce alla morale collettiva.
E men che meno alle sentenze.
In carcere non ci sono solo mostri.
Ci sono esseri umani.
Con le mani sporche di sangue, sì.
Ma anche con la testa piena di rimorsi.
Con la pelle che brucia ancora per un abbraccio negato.
Con le notti fredde che si scaldano solo con un pensiero, una voce, una lettera.
Amare chi ha fatto del male è scandaloso perché ci ricorda che il perdono è una bomba etica.
Perché manda in crisi il nostro bisogno di dividere il mondo in buoni e cattivi.
E se ami “un cattivo”, allora diventi cattiva anche tu.
Ma non è un reato amare.
Non è un reato scrivere, sperare, attendere.
Anzi, forse è l’ultima forma di umanità che ci resta.
Anche se fa male.
Anche se non si capisce.
Anche se fa paura.
E tu, avresti mai il coraggio di amare un colpevole?
O preferisci odiare in massa, come si fa con i post virali,
senza mai sporcarsi le mani con il dubbio?





