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NON ESISTE SOLO IL FEMMINICIDIO

di Cyrano – ore 21.30

Alessandro Venier, 34 anni, è stato ucciso a Gemona, in provincia di Udine.
Non con una pistola, né per “futili motivi”, ma con fredda, chirurgica ferocia: colpito, ucciso, fatto a pezzi.
A confessare sono la sua compagna e la madre di lei.
Due donne. Due carnefici. Un uomo morto.

Ora: immaginiamo la stessa scena a ruoli invertiti.
Un uomo e sua madre uccidono e smembrano il corpo della compagna.
Il Paese si fermerebbe. Titoli, convegni, indignazione.
Ma qui no. Qui è solo cronaca.
Perché Alessandro non è una donna. E quindi non è femminicidio.


Questa parola, “femminicidio”, ha avuto un merito immenso: ha dato nome, volto e dignità a secoli di soprusi e violenze.
Ma ora sta diventando una gabbia.
Una lente selettiva che distorce, più che spiegare.
Se la vittima è donna, allora è un simbolo.
Se la vittima è uomo, è una nota a piè di pagina.


La giustizia non può avere due pesi e due misure.
La violenza non ha genere.
O forse l’ha solo quando serve alla narrazione?
Le leggi devono tutelare le persone. Tutte.
Alessandro non vale meno di Giulia.
E Giulia non vale più di Alessandro.
La violenza non è una guerra tra sessi. È una guerra contro l’umanità.

E se la cultura cambia a partire dalle parole, allora diciamolo:
non esiste solo il femminicidio.
Esiste il delitto.
Esiste l’orrore.
Esiste Alessandro.
E la sua storia merita lo stesso rispetto, lo stesso sgomento, la stessa rabbia.

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