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Due leggi regionali in un giorno: Meloni dichiara guerra ai diritti

di [Ranfa1980]

In un solo giorno, il Governo Meloni ha impugnato due leggi regionali. Due provvedimenti differenti, due territori lontani, un unico filo conduttore: la tutela dei diritti. E forse proprio per questo, inaccettabili agli occhi della destra al potere.

La Regione Toscana aveva scelto di premiare nei bandi pubblici le aziende che pagano almeno 9 euro lordi all’ora. Una misura semplice, che non impone nulla a nessuno, ma segnala una direzione: quella della dignità del lavoro.


Il governo impugna la legge della Toscana sul salario minimo: “Contrasta con la tutela della concorrenza”

La norma prevedeva nelle gare regionali ad alta intensità di manodopera basate sul criterio dell’offerta più vantaggiosa un criterio premiale per le aziende che applicano un salario minimo orario di almeno 9 euro lordi

La Regione Sicilia, invece, aveva fatto qualcosa che in un Paese normale sarebbe una pura formalità amministrativa: assumere nei concorsi pubblici medici non obiettori, per garantire l’accesso all’aborto dove oggi è praticamente impossibile. In Sicilia, infatti, l’81,5% dei ginecologi è obiettore di coscienza, con interi ospedali dove nessuno pratica l’IVG. Le donne sono costrette a viaggi della speranza, attese infinite, umiliazioni quotidiane.

Ma il Governo ha detto no. A entrambe.

Il governo impugna la legge siciliana che prevedeva l’obbligo di assumere medici non obiettori di coscienza negli ospedali pubblici

FdI: “Limitava la libertà personale, religiosa, morale e intellettuale”. Pd: “È un intervento chiaro contro le donne. Con il governo Meloni siamo in pieno medioevo”

Il governo impugna la legge siciliana che prevedeva l’obbligo di assumere medici non obiettori di coscienza negli ospedali pubblici

Due leggi nate per correggere ingiustizie strutturali – lavoro povero e aborto negato – sono diventate, per l’esecutivo, “incostituzionali”. E allora viene da chiedersi: quale Costituzione stanno leggendo?

Perché in Italia puoi ancora pagare un lavoratore 3 euro l’ora, puoi affidarti agli appalti al massimo ribasso, spezzettare contratti, spremere vite fino all’osso.
Puoi costringere una donna ad attraversare tre province per abortire, a trovarsi davanti reparti interamente occupati da medici obiettori, a dover supplicare un diritto.
Ma non puoi – questo no – premiare chi garantisce uno stipendio dignitoso.
Non puoi – figuriamoci – chiedere che nei reparti pubblici ci sia almeno un medico disposto a praticare l’aborto.

Meloni non sta difendendo la Costituzione. Sta difendendo un modello di società dove i diritti si elemosinano, dove la libertà è contingentata, dove la dignità è un lusso ideologico.

E questa guerra silenziosa ai diritti viene combattuta ogni giorno, decreto dopo decreto, ricorso dopo ricorso.
Non è più conservatorismo: è restaurazione.

E chi prova a cambiare le cose viene fermato. Punto.

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