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Leoncavallo e Casa Pound

Lo sgombero del 21 agosto 2025

Nella mattinata del 21 agosto 2025, intorno alle 7:30, le forze dell’ordine hanno eseguito lo sfratto del centro sociale Leoncavallo, anticipando la data originariamente fissata (il 9 settembre) . Al momento dell’operazione, l’edificio era vuoto .

In precedenza – nel novembre 2024 – il Ministero dell’Interno era stato condannato a risarcire 3 milioni di euro ai proprietari (società L’Orologio srl, dei Cabassi) per il mancato sgombero del centro .

La Prefettura di Milano ha sottolineato che lo sgombero ha evitato nuove azioni risarcitorie e che l’immobile è stato restituito alla proprietà dopo i controlli .

Il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha espresso sorpresa per la modalità dell’operazione: non era stato informato con anticipo e lo ha appreso solo all’alba tramite una telefonata dal prefetto . Pur riconoscendo il valore storico e culturale del Leoncavallo, ha ribadito la necessità di collocare tale presenza nel contesto della legalità e ha dichiarato la volontà di proseguire il dialogo per trovare una nuova sede .

In ambito politico:

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha dichiarato che lo sgombero segna la fine di una “lunga stagione di illegalità” e si inserisce in una linea di tolleranza zero verso le occupazioni abusive .

Il vicepremier Matteo Salvini ha esultato definendo l’operazione un ripristino della legalità e affermando: “la legge è uguale per tutti: afuera!” .

La premier Giorgia Meloni ha commentato che “in uno Stato di diritto non possono esistere zone franche”, difendendo l’azione come necessaria per la sicurezza e la legalità .

Dal fronte culturale e di opposizione, l’articolo del manifesto ha interpretato lo sgombero come una mossa politica: arriva nel pieno di una trattativa per una nuova sede, e viene visto come un avvertimento al dissenso sociale .

Un commento su Wired ha sollevato domande sul nesso tra legalità e tempistica dell’operazione, evidenziando che altri casi (come le occupazioni di Casapound a Roma) non hanno ricevuto trattamenti analoghi .

Il “non sgombero” nei decenni precedenti

Il Leoncavallo è un centro sociale autogestito di Milano, fondato nel 1975. Dal 1994 ha occupato uno stabile in via Watteau, dopo uno storico sgombero della sede originaria in via Leoncavallo


Nonostante ripetute ordinanze di sfratto – nel corso di più di 30 anni – il centro era sempre riuscito a resistere: tra movimento, cultura, musica, laboratori, e attivismo civico, ha mantenuto una presenza significativa nella scena culturale milanese .

Dal 2011, sotto l’amministrazione Pisapia, esistettero tentativi di regolarizzazione e mediazione, con offerte di affitto simbolico da parte del Leoncavallo verso i proprietari .

Solo nel novembre 2024, lo Stato venne condannato a risarcire per mancato sgombero, rompendo la lunga fase di “non sgombero” .

Riepilogo comparativo

Aspetto Dettagli principali

Sgombero 2025 Eseguito il 21 agosto, anticipato al 9 settembre; edificio vuoto; tensioni istituzionali e politiche.
Non sgomberi precedenti Oltre 30 anni di resistenza culturale e sociale, mediazioni, attività continuative, infine rottura legale nel 2024.

CasaPound: dal 2003 ancora occupazione attiva

L’edificio di via Napoleone III n. 8, a Roma, fu occupato abusivamente da CasaPound il 27 dicembre 2003: da allora è rimasto tuttora in uso come sede nazionale del movimento .

Nonostante condanne nel 2023 a due anni e due mesi per ogni imputato (incluse personalità come Gianluca Iannone e i fratelli Di Stefano), con una provvisionale immediata di 20.000 € a testa e un risarcimento per il Demanio — stimato in oltre 4,5 milioni di euro — lo sgombero non è mai avvenuto

Le ragioni del “non sgombero”: tra contenziosi, responsabilità e prudenza istituzionale

L’assenza di un’azione concreta da parte delle istituzioni è stata motivata da varie ragioni:

Contenziosi burocratici prolungati tra Miur, Demanio e Comune di Roma

Timori istituzionali che uno sgombero potesse provocare tensioni o scontri con la destra radicale

Tentativi infruttuosi: nel 2016 lo stabile fu inserito tra i beni da liberare (dal commissario Tronca), ma senza seguito .

Nel 2023, mentre il tribunale emetteva la sentenza, nessuna operazione di sgombero era stata ancora attivata .

Rimozioni simboliche vs. azioni concreteNel 2019, la sindaca Virginia Raggi rimosse la scritta “CasaPound” dalla facciata dello stabile, ma questo fu un gesto più simbolico che effettivo: l’edificio rimane occupato .—Confronto tra “sgombero” del Leoncavallo e “non sgombero” di CasaPoundAspetto Leoncavallo (Milano) CasaPound (Roma)Periodo occupazione ~50 anni (dal 1975) Da 2003 a oggi (~22 anni)Procedimenti legali Sfratto eseguito il 21 agosto 2025 Condanne nel 2023, ma nessuna esecuzioneRisarcimenti Risarcimento pregresso al proprietario Oltre 4,5 milioni € per il DemanioAzione istituzionale Sgombero effettivo Solo rimozione dell’insegna, nessuna liberazioneMotivazioni politiche Legalità e tempistica discutibili Prudenza istituzionale, possibili tensioni—Osservazioni finaliLa situazione di CasaPound rappresenta un caso emblematico di occupazione abusiva persistente: condannata in tribunale ma praticamente intoccabile, a causa di motivi amministrativi, politici e di ordine pubblico.A differenza del Leoncavallo, la cui rimozione è avvenuta pur con tensioni, CasaPound continua a godere di una de facto inviolabilità istituzionale, suscitando critiche sull’applicazione della legalità in modo imparziale .—

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