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Art. 120 Cosa si intende per cibo per l’infanzia?

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Per “cibo per l’infanzia” l’Unione Europea intende tutti gli alimenti destinati a lattanti e bambini piccoli, quindi prodotti formulati apposta per coprire i fabbisogni nutrizionali dalla nascita fino ai primi anni di vita.

Il cibo per l’infanzia va da 0 a 3 anni?

Sì. Le normative europee (Reg. UE 609/2013) definiscono “prima infanzia” il periodo che va fino ai 36 mesi di età.
Dopo i 3 anni i bambini rientrano nell’alimentazione “generale”, anche se con raccomandazioni di prudenza (meno zuccheri, meno sale, più freschezza).

  • Rientrano:

Formule per lattanti (infant formula): sostituti del latte materno, da 0 a 6 mesi.

Formule di proseguimento (follow-on formula): per bambini dai 6 ai 12 mesi.

Alimenti a base di cereali e altri baby food: pappe, creme, omogeneizzati di carne, pesce, frutta e verdura, snack specifici, destinati a bambini da 6 mesi fino ai 3 anni.

Alimenti dietetici speciali: prodotti per esigenze mediche particolari.

Cibo per l’infanzia: quando la chimica sparisce dall’etichetta (ma non dal piatto)

Il marketing ci racconta che i prodotti “per bambini” sono i più sicuri, i più controllati, i più “puri”.

Vasetti con l’omino sorridente, confezioni dai colori pastello, fruttini che promettono naturalezza assoluta.

Eppure, se guardiamo davvero alle norme europee, scopriamo che la lista degli additivi vietati nei baby food è lunga.

In cosa consiste la legge (Reg.) 1333/2008?

Il Regolamento (CE) n. 1333/2008 disciplina l’uso degli additivi negli alimenti in tutta l’Unione Europea.

Punti chiave:

  1. Lista positiva: solo gli additivi esplicitamente autorizzati possono essere usati, negli alimenti e nelle dosi indicate.
  2. Principio di precauzione: ogni additivo deve essere valutato dall’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) prima di essere ammesso.
  3. Categorie di alimenti: elenca gli additivi permessi per ogni tipologia (bevande, dolci, pane, baby food…).
  4. Regole speciali per i baby food: restrizioni molto più severe rispetto agli alimenti per adulti.
  5. Etichettatura: obbligo di riportare il nome o il codice “E” in etichetta, con avvertenze obbligatorie per alcuni coloranti (“può influire negativamente su attività e attenzione dei bambini”).
  6. Revisioni periodiche: la lista viene aggiornata in base a nuove evidenze scientifiche: se un additivo non è più sicuro, viene ridotto o eliminato.

In parole semplici: è la legge europea che decide quali additivi sono permessi e in quali cibi, proteggendo in particolare i neonati e i bambini piccoli.

Eppure, fuori dal mondo patinato dei baby food, gli stessi additivi circolano liberamente nei prodotti destinati agli adulti. Merendine, succhi, snack salati: scaffali pieni di sostanze che all’EFSA suonano come “da evitare sotto i 3 anni”, ma che magicamente tornano “sicure” a 4 anni e un giorno.

Nitriti e nitrati, quelli che danno al prosciutto il suo bel rosa, sono stati banditi: nei bambini aumentano il rischio di metemoglobinemia e, più avanti, di tumori. I coloranti sintetici – giallo tramonto, rosso allura, tartrazina – sono vietati perché legati a iperattività e disturbi dell’attenzione. I dolcificanti “light”, dall’aspartame al sucralosio, non hanno cittadinanza nei prodotti per l’infanzia: un fegato immaturo non è un laboratorio chimico.

La verità è che la lista dei divieti è già di per sé una confessione. Una confessione del fatto che l’industria alimentare ha spinto troppo, ha “dopato” il cibo per renderlo più bello, più dolce, più stabile. E che solo quando si parla di bambini – quei consumatori troppo fragili per reggere il peso delle bugie – si è stati costretti a togliere il piede dall’acceleratore.

Additivi, effetti neurologici/comportamentali nei bambini e alimenti in cui si trovano

Additivo / Classe + Esempi concreti di alimentiEffetti Collaterali / Disturbi nei bambiniNote / MeccanismoLivello di evidenza / Fonti
Coloranti sintetici (E102, E110, E122, E124, E129) + Benzoati (E210–E213)Esempi: merendine confezionate “baby”, caramelle gommose colorate, bibite gassate con aromi– Iperattività e agitazione – Calo dell’attenzione – Disturbi del sonno, irritabilitàEffetto evidenziato nello Southampton study con miscele coloranti+benzoatoModerato. EFSA, 2007–2013 rivalutazioni
Nitriti e Nitrati (E249–E252)Esempi: wurstel “baby”, prosciutto cotto confezionato, omogeneizzati di carne industriali– Metemoglobinemia (ridotto trasporto ossigeno) – Formazione di nitrosammine (cancerogene a lungo termine) – Stanchezza, difficoltà cognitiveI nitriti si trasformano in NO, reagiscono con ammine formando nitrosammineForte (EFSA 2013, OMS 2015)
Acido benzoico e sali (E210–E213)Esempi: succhi di frutta industriali, salse pronte dolci “per bambini”– Agitazione e alterazioni comportamentali in soggetti sensibili – Problemi gastrointestinali – Potenziali effetti su memoria e motivazione (studi animali)Usati come conservanti antimicrobici, interferiscono con metabolismo cellulareModerato (EFSA 2019)
Aspartame (E951)Esempi: yogurt “light per bambini”, bibite “senza zucchero” con claim salutistico– Cefalee nei soggetti sensibili – Possibili effetti su memoria e attenzione – Alterazioni metabolismo glucosio/insulinaSi scinde in fenilalanina, metanolo, acido asparticoDebole-moderato (EFSA 2013)
Glutammato monosodico (E621) e simili (E620–E625)Esempi: snack salati aromatizzati, zuppe istantanee “baby” (mercati non UE), crackers aromatizzati– Cefalee – Disturbi del sonno – Eccessiva eccitabilità neuronale (in modelli animali)Agisce come neurotrasmettitore eccitatorio (glutammato)Debole-moderato (dati contrastanti, EFSA)
Nitrati/nitrosammine indiretteEsempi: carne in scatola, salsicce confezionate, “baby hot dog”– Aumento rischio tumori GI – Potenziali danni ossidativi ai neuroni – Sintomi di ipossia cerebrale se dosi elevateNitrosammine = mutagene/cancerogene nei modelli animaliForte (OMS 2015, EFSA 2013)

Molti di questi additivi non dovrebbero trovarsi nei baby food regolamentati in UE (grazie al Reg. 1333/2008), ma possono comparire in prodotti “parababy” (snack o dolci industriali venduti ai bambini ma non classificati come alimenti per la prima infanzia).
Il consumatore deve imparare a leggere le etichette: se compaiono nomi come “E102”, “E211” o “E250”, meglio non metterli nel carrello.

Additivi chimici e microbiota nei bambini

Perché conta il microbiota?

Additivo / ClasseDove si trovaEffetti sul microbiota dei bambini
Emulsionanti (E471, E472, CMC)Crostini, biscotti, pane industriale, merendineAlterano la barriera intestinale, riducono i batteri buoni (Bifidobacterium, Lactobacillus), aumentano infiammazione e permeabilità intestinale (“leaky gut”).
Dolcificanti artificiali (E950, E951, E955)Bibite light, yogurt “senza zuccheri”Possono ridurre diversità microbica e modificare fermentazione → meno produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA), utili alla mucosa intestinale.
Conservanti (benzoati E210–213, solfiti E220–228)Succhi confezionati, snack “baby” dolci o salatiLimitano crescita batterica, ma anche dei ceppi benefici → impoveriscono la flora intestinale.
Coloranti sintetici (E102, E110, E122, E129)Caramelle, merendine colorate, dessert industrialiNon agiscono direttamente come antibiotici, ma in associazione ad altri additivi peggiorano la disbiosi e sono stati collegati a iperattività.
Glutammato (E621)Snack salati, patatine aromatizzatePuò influenzare metabolismo batterico e, indirettamente, il sistema nervoso centrale (asse intestino-cervello).

Il microbiota intestinale è l’insieme dei microrganismi che vivono nell’intestino. Nei bambini piccoli è ancora in formazione: qualunque squilibrio (“disbiosi”) può avere effetti sul sistema immunitario, sul metabolismo e perfino sullo sviluppo neurologico.

E allora, caro consumatore adulto: perché dovresti tollerare nel tuo piatto ciò che non accetteresti mai nel biberon di tuo figlio?

Mangiare bene non è moda, è autodifesa. Leggere l’etichetta non è fissazione, è atto politico.

Perché se un additivo è vietato ai bambini… forse non fa bene nemmeno a te.

Fonti accreditate (APA)

European Commission. (2008). Regulation (EC) No 1333/2008 of the European Parliament and of the Council on food additives. Official Journal of the European Union.

European Food Safety Authority (EFSA). (2013). Scientific opinion on the re-evaluation of nitrites (E 249–250) and nitrates (E 251–252) as food additives. EFSA Journal, 11(6), 3253. https://doi.org/10.2903/j.efsa.2013.3253

EFSA Panel on Food Additives and Flavourings. (2019). Re-evaluation of benzoic acid (E210) and its salts (E211–213) as food additives. EFSA Journal, 17(4), 5672.

EFSA Panel on Food Additives and Flavourings. (2013). Scientific Opinion on the re-evaluation of aspartame (E951) as a food additive. EFSA Journal, 11(12), 3496.

World Health Organization (WHO). (2015). Evaluation of certain food additives: Nitrites, nitrates and nitrosamines. Geneva: WHO Press.

Centro di ricerca NutriNet-Santé. (2018). Consumption of ultra-processed foods and cancer risk: results from NutriNet-Santé prospective cohort. BMJ, 360, k322. https://doi.org/10.1136/bmj.k322

Monteiro, C. A., Cannon, G., Moubarac, J. C., Levy, R. B., Louzada, M. L., & Jaime, P. C. (2019). Ultra-processed foods: what they are and how to identify them. Public Health Nutrition, 22(5), 936–941.

  • EFSA Panel on Food Additives and Flavourings. (2019). Re-evaluation of benzoic acid and its salts as food additives. EFSA Journal, 17(4), 5672.
  • EFSA Panel on Food Additives and Flavourings. (2013). Scientific Opinion on the re-evaluation of aspartame (E951) as a food additive. EFSA Journal, 11(12), 3496.
  • Chassaing, B., et al. (2024). Emulsifiers impact intestinal microbiota and gut health. Communications Biology.
  • Morys, F., et al. (2025). Ultra-processed food consumption affects structural integrity of feeding-related brain regions. Nature Communications.
  • CHILD Cohort Study (2025). Early consumption of UPF and child health outcomes. JAMA Network Open.

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3 Commenti

  • Il problema è che i genitori non sono per niente attenti e/o consapevoli a cosa mettono nel piatto dei figli. Si dà per scontato che se un alimento sia acquistabile al supermercato è perché fa bene e non danneggia la salute.

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