Progetti scolastici inclusivi e buone pratiche
Quattordicesimo articolo della rubrica “Uniti per i Nostri Figli” – Associazione Genitori PANS PANDAS BGE ODV
La scuola inclusiva non è solo un ideale pedagogico, ma una realtà che si costruisce attraverso progetti concreti, sperimentazioni coraggiose e buone pratiche condivise. Per i bambini con PANS e PANDAS, questi progetti possono rappresentare un’opportunità di partecipazione, espressione e crescita, in un ambiente che riconosce e valorizza le loro unicità.
Le buone pratiche scolastiche si fondano su alcuni principi chiave:
- Multidimensionalità: i progetti devono coinvolgere non solo gli alunni, ma anche le famiglie, il personale scolastico e la comunità locale⁽¹⁾.
- Approccio olistico: l’inclusione non riguarda solo la didattica, ma anche la relazione, l’ambiente, la comunicazione e il benessere emotivo⁽¹⁾.
- Innovazione metodologica: uso di tecniche come il translanguaging, il cooperative learning, la didattica laboratoriale e la narrazione sociale⁽¹⁾⁽²⁾.
- Partecipazione attiva: gli studenti non sono destinatari passivi, ma protagonisti del cambiamento educativo.
- Replicabilità e adattabilità: i progetti devono essere pensati per essere trasferiti in contesti diversi, mantenendo efficacia e coerenza⁽¹⁾.
Tra le iniziative più significative, il progetto “L’Altroparlante” sperimenta un approccio didattico che valorizza la lingua madre degli studenti, promuovendo il multilinguismo come risorsa per l’integrazione⁽¹⁾. Altre esperienze includono laboratori emotivi, unità di apprendimento sulla gestione delle emozioni, mostre sulle differenze individuali e percorsi di tutoraggio tra pari⁽²⁾.
Per i bambini con PANS/PANDAS, questi progetti possono essere adattati per favorire la regolazione emotiva, la socializzazione, la flessibilità didattica e il riconoscimento dei bisogni specifici. La collaborazione con specialisti, associazioni e enti del Terzo Settore rafforza l’efficacia degli interventi e crea una rete di sostegno attorno alla scuola.
Perché leggere questo saggio
Perché l’inclusione si costruisce con gesti concreti.
Perché ogni progetto può cambiare una vita.
Perché la scuola è il primo laboratorio di cittadinanza.
Questo saggio è per chi vuole fare la differenza, non solo parlarne.
Per chi crede nella forza dell’educazione condivisa.
Per chi sa che le buone pratiche sono semi di futuro.
Domani esce l’articolo 15: “Valutazione e flessibilità didattica”
Fonti online
- Save the Children – 60 buone pratiche per un’inclusione di successo
- Tecnica della Scuola – Progettare in nome di una scuola inclusiva
- Sostegno Scuola Secondaria – Strategie e materiali per l’inclusione
Riferimenti bibliografici
- Booth, T., & Ainscow, M. (2011). Index for Inclusion: Developing Learning and Participation in Schools. CSIE.
- Murphy, T. K., & Frankovich, J. (2017). Educational accommodations for children with PANS/PANDAS. Journal of Child and Adolescent Psychopharmacology, 27(7), 574–578.
- Save the Children Italia (2024). Buone pratiche per l’inclusione scolastica. Progetto Horizon IMMERSE.

Scopri di più
Per ulteriori informazioni sull’associazione, sulle attività e sui materiali disponibili, visita il sito ufficiale:
👉 www.pandasbge.it/conoscere




2 Commenti
Commenterò attraverso 1 dialogo che presto potrete vedere su questo sito, per rispondere ai Progetti Scolastici Inclusivi e Buone Pratiche…buona lettura.
Contesto: Elena, una bambina di 10 anni normalmente brillante e socievole, sta attraversando un periodo di riacutizzazione della PANS. I suoi sintomi principali sono una lentezza ossessiva nei compiti (a causa di rituali di controllo mentali), difficoltà di concentrazione e una forte ansia da prestazione. È rimasta indietro in un compito di geografia in classe.
Scena: L’ora di lezione è finita. I compagni escono in cortile. Elena è ancora seduta al banco, davanti a un fitto foglio di domande a cui ha risposto solo a metà. Ha lo sguardo perso e le mani che tremano leggermente. L’insegnante, la maestra Sara, si avvicina.
Maestra Sara: Elena, vedo che sei ancora qui. Ti sta dando battaglia questo compito sull’Italia, vero?
Elena: Non ce la faccio, maestra. È troppo. La mia testa… è come se avesse la nebbia. Leggo la domanda, ma le parole si confondono. E poi… devo controllare ogni risposta tre volte nella mia mente prima di scriverla. È come se qualcuno mi obbligasse. Non riesco a smettere.
Maestra Sara: Grazie per avermelo detto, Elena. È molto coraggioso da parte tua dirmi cosa succede nella tua testa. Quella “nebbia” e quel “controllatore” sono molto fastidiosi, lo so. Ma noi siamo più furbi.
Elena: Come? Lui è fortissimo. E io sono solo lenta e stupida.
Maestra Sara: No. Tu non sei lenta e non sei stupida. Io so chi sei. Sei la ragazza che la scorsa settimana ha raccontato alla classe tutto sul vulcano Etna con una passione che ci ha incantati. Quella ragazza è ancora lì. È solo che qualcuno ha alzato il volume alla televisione del “controllore” e tu fai fatica a sentire la tua voce.
Elena: Ma il compito… è incompleto. Prenderò insufficiente.
Maestra Sara: Questo non è un compito. Questo è un foglio che dimostra quanto sia stata dura la tua battaglia oggi. E tu, in questa battaglia, hai vinto.
Elena: Ho vinto? Ma non l’ho finito!
Maestra Sara: Hai vinto perché sei rimasta seduta e hai combattuto. Hai vinto perché mi hai detto cosa provavi. Hai vinto perché, nonostante la nebbia, qui… (prende il foglio e indica le prime risposte)… hai scritto delle cose perfette. Hai vinto perché non ti sei arresa. Oggi non misuro la vittoria dalle pagine piene, ma dal tuo coraggio.
Elena: Davvero?
Maestra Sara: Davvero. E ora, proviamo un esperimento. Un modo per ingannare il “controllore”. Vieni con me.
La maestra Sara porta Elena alla cattedola e prende un registratore vocale.
Maestra Sara: Il “controllore” si arrabbia con la penna e la scrittura, giusto? Allora togliamole di mezzo. Io ti ripeto le domande, e tu me le detti. Come una giornalista che fa un’intervista. A te piace tanto guardare i documentari, no? Questa sarà la registrazione esclusiva di Elena sulla geografia d’Italia. Va bene?
Elena: Senza penna?
Maestra Sara: Senza penna. Solo la tua voce e la tua mente brillante. Il “controllore” non si aspetterà questo.
La maestra Sara inizia a fare le domande. All’inizio Elena è titubante, ma poi, senza l’ansia di dover scrivere perfettamente, le parole iniziano a uscire fluide. Parla dei fiumi, delle regioni, delle montagne. La “nebbia” sembra diradarsi.
Maestra Sara: Vedi? Era tutto lì, nella tua testa. Il “controllore” bloccava solo l’uscita. Abbiamo trovato una porta secondaria.
Elena: Grazie, maestra. Non… non credevo che qualcuno potesse capire.
Maestra Sara: Elena, la tua mente è come un castello bellissimo. A volte, la PANS alza i ponti levatoi e rende difficile entrare e uscire. Il mio lavoro è trovare altri modi per comunicare con la principessa che è dentro. E ricordarti sempre che, anche con i ponti alzati, tu rimani la regina di quel castello.
Elena raccoglie le sue cose, non più curva su se stessa. Non è guarita, ma si sente vista, capita e valorizzata per ciò che è, non per ciò che la malattia la costringe a essere.
complimenti mario una nuova rubrica nasce sotto forma di fumetto un articolo a settimana.