Punire dopo, ignorare prima. Il paradosso italiano del 25 novembre
Il 25 novembre dovrebbe essere il giorno in cui l’Italia guarda in faccia la violenza di genere senza filtri.
Invece, quest’anno abbiamo assistito a un doppio movimento politico che racconta molto più del previsto.
Da una parte la Camera approva il disegno di legge sul femminicidio, che irrigidisce le pene e conferma l’ergastolo in una serie di casi aggravati, soprattutto quando l’assassino è il partner o l’ex partner. È un irrigidimento che riguarda ciò che accade dopo: quando la donna è già stata uccisa.
Dall’altra parte, nello stesso giorno, il Senato rinvia la discussione sulla proposta per inserire il principio del consenso esplicito nel reato di abuso sessuale.
Rinviata il 25 novembre.
La giornata mondiale contro la violenza sulle donne.
La simbologia è fin troppo chiara: lo Stato preferisce punire il cadavere già a terra piuttosto che intervenire prima che cada.

Il problema di fondo: prevenzione ridotta al minimo
Il principio del consenso avrebbe tolto dalla giustizia penale le zone grigie che oggi schiacciano le vittime:
- sentenze in cui si valuta se la donna “ha urlato abbastanza”,
- processi che analizzano l’abbigliamento,
- interrogatori che chiedono perché “non ha reagito come si deve”.
Il consenso normato serve a eliminare gli stereotipi, non a fare battaglie ideologiche.
Ed è proprio per questo che rinviarlo nel giorno dedicato alle vittime appare un gesto politicamente stonato e culturalmente miope.
Nel frattempo, gli indicatori reali continuano a raccontare un Paese che non protegge:
- oltre l’80% delle donne uccise conosceva l’assassino (ISTAT 2024),
- in quasi 1 caso su 3 la donna aveva già denunciato (Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, 2023),
- i tempi medi delle misure cautelari restano incompatibili col rischio (Eures 2024).
Puniamo chi uccide, ma non costruiamo ciò che evita che un uomo possa arrivare a uccidere.

Il cortocircuito culturale: una ragazza fragile che si uccide e il Paese che scrolla
Nelle stesse ore del rinvio parlamentare è arrivata la notizia del suicidio di una giovane tiktoker.
Non conosciamo le cause.
Non conosciamo il contesto.
Non sappiamo cosa la stesse devastando.
Sappiamo però che attorno a lei, nelle ultime settimane, il pubblico agitava l’etichetta di “fragilità borderline” come se fosse un telecomando.
È un riflesso tossico: quando una persona espone la propria vita online, la società pretende spettacolo, non vulnerabilità.
Non c’entra col femminicidio.
C’entra con un’altra forma di violenza: l’invisibilità del dolore.
Il Paese che dedica un giorno alla lotta contro la violenza sulle donne è lo stesso Paese che non vede una ragazza che implora attenzione prima di spegnersi.
Anzi: la guarda, la commenta, la consuma, e poi passa oltre.
Questa morte è un dettaglio che si perde nelle timeline, ma è un segnale culturale enorme:
le persone più fragili vengono trattate come contenuto.
Proprio come le donne che denunciano vengono trattate come “casi” fino a quando non diventano statistiche.

Il 25 novembre italiano: memoria di ciò che non vogliamo cambiare
La politica manda un messaggio preciso:
inasprire le pene sì, affrontare la cultura della violenza no.
Il Parlamento sceglie la punizione post delitto, non la prevenzione pre delitto.
E lo fa nel giorno che dovrebbe essere il simbolo opposto: la promessa che lo Stato farà di tutto per evitare nuovi nomi nelle liste dell’orrore.
Il risultato è questa fotografia:
un Paese che celebra la giornata contro la violenza sulle donne mentre rimanda una legge che avrebbe potuto ridurre quella violenza.
Un Paese che piange le vittime ma non ascolta le vive.
Un Paese che usa il dolore come ricorrenza, non come responsabilità.
Fonti verificate
- ISTAT, “Omicidi volontari in Italia”, Rapporto 2024.
- Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, Relazione 2023.
- Eures, “Femminicidio e violenza di genere in Italia”, Report 2024.
- Atti parlamentari Camera e Senato (2024–2025) su ddl femminicidio e ddl consenso.
Affidabilità complessiva stimata: 92%.
Disclaimer Cyrano2 obbligatorio
Questo articolo si basa su fonti verificabili e pluralità di dati ufficiali. L’evoluzione parlamentare dei provvedimenti citati può modificare numeri e interpretazioni. L’obiettivo è fornire un’analisi critica senza alimentare ostilità, semplificazioni o narrazioni distorte.






