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Art. 130 Nutri-Score e NutrInform

Due etichette, due visioni del cibo. E un bel conflitto d’interessi.

Per anni l’Europa ha cercato un sistema semplice per aiutare il consumatore a capire cosa sta davvero comprando quando prende un prodotto dallo scaffale.
Il risultato sono stati due modelli opposti, spesso raccontati come una questione tecnica. In realtà è una questione politica, industriale e culturale.

Nutri-Score: il semaforo alimentare

Il Nutri-Score nasce in Francia e viene adottato, volontariamente, da diversi Paesi europei (Francia, Germania, Belgio, Spagna, Paesi Bassi).

Come funziona

È un sistema a colori e lettere:

  • A verde → prodotto “migliore”
  • E rosso → prodotto “peggiore”

Il punteggio è calcolato su 100 grammi di prodotto, considerando:

  • calorie
  • zuccheri
  • grassi saturi
  • sale
    bilanciati con:
  • fibre
  • proteine
  • frutta/verdura

Obiettivo dichiarato

Dare un colpo d’occhio immediato al consumatore.
Traduzione: meno pensi, meglio è.

Problema strutturale

Il Nutri-Score:

  • non considera le porzioni reali
  • penalizza prodotti tradizionali ad alta densità nutrizionale (olio EVO, formaggi DOP)
  • premia prodotti ultra-processati “riformulati” ad hoc

Risultato:
una merendina “aggiustata” può sembrare migliore di un alimento semplice.


NutrInform Battery: la batteria italiana

Il NutrInform Battery è il sistema promosso dall’Italia e poi adottato a livello UE come alternativa.

Come funziona

Non dà voti.
Non dà colori “giudicanti”.

Mostra batterie che indicano quanto una porzione contribuisce al fabbisogno giornaliero di:

  • calorie
  • grassi
  • grassi saturi
  • zuccheri
  • sale

Obiettivo dichiarato

non demonizzare nessun alimento

informare senza semplificare troppo

responsabilizzare il consumatore

Problema percepito

  • è meno immediato
  • richiede un minimo di attenzione
  • non ti dice cosa scegliere, ma ti costringe a capire

Ed è proprio questo il punto.


Quale sistema era stato scelto e poi abbandonato?

All’inizio, in ambito europeo, il Nutri-Score sembrava il favorito:

  • più semplice
  • più “comunicabile”
  • più allineato alla logica del marketing moderno

Col tempo però sono emerse forti criticità:

  • penalizzazione delle eccellenze alimentari tradizionali
  • incoerenze nutrizionali evidenti
  • proteste di Paesi mediterranei (Italia in testa)

Risultato:
nessun sistema unico obbligatorio europeo.
Il Nutri-Score resta volontario, così come il NutrInform

Tradotto: l’Europa ha preferito non decidere, lasciando spazio ai rapporti di forza.

E qui entrano in gioco le strategie delle multinazionali che utilizzano a piacimento questo o l’altro sistema.

Ufficialmente, le multinazionali sostengono il NutrInform per motivi nobili:

  • informazione più completa
  • rispetto delle porzioni
  • nessuna etichetta “punitiva”

Ma c’è anche un’altra lettura, molto più concreta.

Perchè alcune non amano il Nutri-Score

Con il Nutri-Score:

  • una bevanda zuccherata prende D o E rosso
  • una crema spalmabile finisce inesorabilmente nel rosso
  • il colore resta lì, fisso, impossibile da spiegare con la pubblicità

Con il NutrInform invece:

il giudizio si sposta dal prodotto al consumatore

tutto dipende dalla porzione dichiarata

il messaggio diventa: “dipende da quanto ne mangi”

Traduzione semplice:

non è il prodotto a essere problematico, sei tu che ne mangi troppo.

Un cambio di responsabilità non da poco.

Nutri-ScoreNutrInform
GiudicaInforma
Colori e lettereBatterie
100 g fissiPorzione
SemplicePiù complesso
Penalizza alcuni prodotti tradizionaliTutela le filiere
Piace alla grande distribuzionePiace all’industria

Il punto centrale (Libero di scegliere)

Nessuno dei due sistemi è neutro.
Entrambi raccontano una visione del cibo.

Il Nutri-Score semplifica troppo.
Il NutrInform responsabilizza troppo.

E nel mezzo resta sempre il consumatore, che:

  • vuole capire
  • ma non vuole essere manipolato
  • né dal colore verde
  • né dalla porzione “furba”

Il vero problema non è quale etichetta usare.
È pensare che un’etichetta possa sostituire l’educazione alimentare.

Finché il cibo viene trattato come un algoritmo o come un alibi,
qualcuno vincerà sempre.
E quasi mai sarà chi fa la spesa.
Capire cosa c’è dietro un’etichetta
è ancora l’unico vero atto di libertà.
E come sempre,

Libero di Scegliere.
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