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Art. 133 Dal campo italiano al camion estero

Negli ultimi anni l’Italia ha fatto un passo avanti e due indietro. Il passo avanti è l’export, che tiene. I due indietro sono la produzione interna e la tenuta delle filiere storiche.

I dati di Fruitimprese parlano chiaro:
le importazioni di ortaggi sono cresciute del 50% in cinque anni, mentre le esportazioni mostrano resilienza, sì, ma non abbastanza da compensare. Il saldo resta negativo. La direzione è evidente.

Non stiamo smettendo di mangiare verdura. Stiamo smettendo di coltivarla.


Ortaggi in arrivo, filiere in uscita

Oggi il carrello racconta una geografia diversa:

  • patate novelle dall’Egitto
  • patate tardive dalla Francia
  • pomodori dal Marocco e dal Nord Africa
  • carote da Francia, Paesi Bassi, Belgio, Germania

Prodotti che un tempo definivano il Made in Italy agricolo sono diventati prodotti logistici.
Il motivo è semplice e poco patriottico: costano meno.

Costano meno perché:

  • il lavoro costa meno
  • le regole sono diverse
  • la difesa delle colture è meno vincolata

Nel frattempo, in Italia, il campo è europeo e il mercato è globale.
Il conto, come sempre, lo paga chi produce.

Il caso carote: quando il dato smette di essere neutro

Secondo ISTAT elaborato da Fruitimprese,
nei primi nove mesi del 2025 le importazioni di carote sono aumentate del 117%.

Solo pochi anni fa:

  • 11.000 ettari coltivati
  • 9 milioni di euro di import
  • 99 milioni di euro di export

Oggi il rapporto si sta ribaltando.

Perdere una filiera non significa importare di più. Significa perdere competenze, investimenti, presidio del territorio.
E quelli non tornano con un click.

“Il rischio è perdere intere filiere produttive tradizionali che forse non riusciremo mai più a recuperare”
(Davide Vernocchi – Fedagripesca Confcooperative)

Il paradosso italiano: leader nei semi, dipendenti nei raccolti

E qui arriva il cortocircuito.

L’Italia è leader europeo nella produzione di sementi orticole:

  • 42.500 ettari dedicati
  • Emilia-Romagna, Puglia e Marche in testa
  • Molise e Basilicata in crescita oltre il 30%

Sappiamo ancora come si fa agricoltura.
Ma sempre più spesso non conviene farla fino in fondo.

Produciamo il seme, ma importiamo il prodotto.
Un capolavoro di coerenza economica.

Mele e kiwi tengono, l’uva soffre

Il settore regge grazie a pochi pilastri:

  • mele: leadership mondiale, aperture in India e Brasile
  • kiwi: ancora forte, nonostante criticità fitosanitarie

L’uva da tavola, invece, soffre:

  • qualità compromessa
  • eventi climatici avversi
  • difficoltà di posizionamento

Segno che la resilienza non è uniforme.
E non basta dire “export” per stare tranquilli.

Export 2025: numeri finali

Nel 2025 le esportazioni ortofrutticole italiane hanno raggiunto:

  • 2,89 milioni di tonnellate
  • oltre 4,7 miliardi di euro

Mele e kiwi restano i principali traini. L’uva da tavola ha sofferto per condizioni meteo avverse. La crescita è stata favorita anche da fattori esterni, come:

  • riduzione della produzione turca per gelo

Ma si tratta di una dinamica contingente, non strutturale.

Il punto 2025

Il 2025 non è stato un anno di crisi. È stato un anno di equilibrio instabile.

L’Italia resta:

  • forte nell’export
  • leader in alcune filiere
  • competitiva su mele e kiwi

Ma:

  • dipende sempre di più dall’estero per ortaggi di base
  • rischia di perdere filiere storiche
  • affronta una compressione normativa e climatica crescente

Il rischio non è l’importazione.
Il rischio è perdere la capacità di scegliere se produrre.

E senza produzione, la libertà alimentare diventa una parola.

Conclusione – Libero di scegliere

Il problema non è importare.
Il problema è importare perché non conviene più produrre.

Quando un Paese smette di coltivare ciò che sa coltivare,
non perde solo prodotto.
Perde sovranità alimentare,
perde territorio,
perde scelte future.

E quando ce ne accorgiamo, di solito è troppo tardi. Fare la spesa resta un atto quotidiano. Ma difendere le filiere è una scelta collettiva.

Capirlo, prima che spariscano, è l’unico modo per restare davvero liberi di scegliere.


Fonti

Assosementi. (2025). Dati nazionali sulla produzione di sementi orticole e aromatiche 2025. Roma: Assosementi.

CSO Italy. (2025). Rapporto sui consumi domestici di frutta e ortaggi 2025. Ferrara: Centro Servizi Ortofrutticoli.

Fruitimprese. (2025). Report sull’andamento del commercio ortofrutticolo italiano 2025. Roma: Fruitimprese.

Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT). (2025). Commercio estero e superfici agricole 2025. Roma: ISTAT.

ISMEA. (2025). Outlook ortofrutta 2025. Roma: Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare.

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