Home / Signor Libero Di Scegliere / Art. 138 Aprile 2026, l’Italia avvierà una campagna di vaccinazione massiccia per contrastare l’Influenza Aviaria ad Alta Patogenicità (HPAI)

Art. 138 Aprile 2026, l’Italia avvierà una campagna di vaccinazione massiccia per contrastare l’Influenza Aviaria ad Alta Patogenicità (HPAI)

Chiariamo subito e non facciamo terrorismo

Il consumo di polli e uova acquistati nei supermercati è sicuro, poiché i controlli veterinari e le norme di sicurezza impediscono la vendita di prodotti infetti da influenza aviaria. Il virus è termolabile e viene inattivato dalla normale cottura, annullando ogni rischio per il consumatore.

Nell’Articolo 132 sottolineavamo il paradosso perfetto: quando qualcun altro paga per i tuoi errori, l’incentivo a non commetterli sparisce.

Ora, improvvisamente, scopriamo che la prevenzione è possibile, ma solo quando i rimborsi pubblici hanno superato il livello di guardia e le banche dati Excel hanno iniziato a urlare in rosso. Interessante, vero? Iniettiamo 14 milioni di dosi per permettere a milioni di tacchini di continuare a vivere ammassati, garantendo che il loro “status commerciale” resti immacolato. Abbiamo trasformato il pollame in un algoritmo di carne e vaccino, pur di non discutere l’unica vera domanda: ma un sistema che per sopravvivere deve essere vaccinato ogni 30 giorni, è un sistema sano o è un malato terminale attaccato alla spina della chimica?

L’influenza aviaria cambia strategia: dall’emergenza alla prevenzione

Per anni abbiamo imparato a conoscere l’influenza aviaria attraverso immagini di allevamenti isolati, abbattimenti di massa e numeri che scorrevano rapidamente nei notiziari. Oggi, però, qualcosa cambia: l’Italia ha ufficialmente avviato un progetto pilota nazionale di vaccinazione contro l’Influenza Aviaria ad Alta Patogenicità (HPAI H5) con l’obiettivo di passare da una gestione fondata sull’emergenza a un approccio preventivo.

Il piano è stato definito con il supporto dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), che ha predisposto direttive operative, protocolli tecnici e manuali dedicati al comparto avicolo.

La strategia adottata prevede l’utilizzo di vaccini di nuova generazione basati sul principio DIVA (Differentiating Infected from Vaccinated Animals). In termini semplici, questo sistema consente di distinguere, attraverso specifici test diagnostici, gli animali vaccinati da quelli realmente infetti. Un dettaglio tecnico che potrebbe sembrare marginale, ma che rappresenta un elemento fondamentale per la sorveglianza sanitaria e per la gestione dei focolai.

La fase iniziale del progetto si concentra sulle categorie considerate più vulnerabili e sui territori a maggiore densità avicola, con particolare attenzione agli allevamenti di tacchini da carne e galline ovaiole.

Obiettivi Strategici: Tacchini e Ovaiole sotto scorta

La vaccinazione si concentrerà sulle categorie più vulnerabili o capaci di amplificare il virus. I tacchini da carne, specie estremamente sensibile al virus H5N1, e le galline ovaiole, che avendo cicli di vita più lunghi rimangono esposte al rischio per un tempo maggiore, saranno i destinatari principali delle prime 14 milioni di dosi previste per la fase veneta. Oltre alla salute degli animali, l’obiettivo è smaccatamente economico. Nell’Articolo 132 abbiamo documentato come il conto pubblico per gli abbattimenti sia diventato insostenibile, superando i 266 milioni di euro solo tra il 2020 e il 2025. La siringa serve dunque a sigillare una falla nel bilancio dello Stato che i cittadini stanno pagando per coprire i rischi privati di un sistema intensivo.

Non si sparerà nel mucchio, ma si colpirà chirurgicamente nelle cosiddette DPPAs (Zone a più alta densità avicola) del Nord Italia, l’epicentro storico dei focolai:

  • Veneto: In particolare la provincia di Verona, che da sola ospita circa il 50% del comparto regionale.
  • Lombardia: Province di Brescia e Mantova.
  • Emilia-Romagna: Zone ad alto rischio di introduzione dalle rotte migratorie

La Tecnologia “DIVA”: Il passaporto per l’Export

Perché non abbiamo vaccinato prima? La risposta è commerciale. Tradizionalmente, vaccinare significava rendere l’animale indistinguibile da uno infetto, provocando il blocco delle esportazioni. Oggi entra in gioco la strategia DIVA (Differentiating Infected from Vaccinated Animals):

Questo permette di garantire ai partner internazionali che il pollame è sano, mantenendo attive le filiere di export.

Si utilizzano vaccini che permettono, tramite test di laboratorio specifici, di capire se gli anticorpi derivano dal vaccino o da un’infezione reale.

Un punto viene però sottolineato con chiarezza dall’IZSVe: la vaccinazione non sostituisce le misure di biosicurezza. Rimangono fondamentali tutte le procedure già previste negli stabilimenti per ridurre il rischio di diffusione della malattia.

Per chi desidera approfondire aspetti tecnici, protocolli operativi e modalità di gestione del piano, la documentazione completa è disponibile sul portale ufficiale dell’IZSVe.

Conclusione

La campagna vaccinale di aprile 2026 è un passo avanti necessario per fermare l’emorragia di fondi pubblici, ma non deve essere l’ennesimo velo pietoso steso sopra la realtà degli allevamenti intensivi. Restare informati rimane l’unica arma per non farsi “impollare”.

Fonti

  • IZSVe (Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie). (2026). Piano vaccinale HPAI: Linee guida per il comparto avicolo.
  • Ministero della Salute. (2025). Direttiva nazionale sulla vaccinazione contro l’Influenza Aviaria. Roma: DG Sanità Animale.
  • Regione Veneto. (2025). Relazione sugli indennizzi e impatto economico dei focolai di aviaria 2020-2025.
  • Sig. Libero Di Scegliere. (2026). Art. 132 Quando l’influenza aviaria entra in un allevamento. Futurabile.it..

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