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E’ morto Zanardi , viva Zanardi

Versione Cyrano2, cinica ma veritiera

È morto Alex Zanardi. Viva Zanardi. Ma senza santini, per favore.

Alessandro “Alex” Zanardi nasce a Bologna il 23 ottobre 1966. Pilota, campione, uomo pubblico, atleta paralimpico. Uno che ha avuto una vita enorme, non una parentesi tragica da trasformare in poster motivazionale per vendere corsi aziendali sulla resilienza.

Ha corso in Formula 1, ha vinto due titoli CART nel 1997 e 1998, ha conosciuto successo, fama, adrenalina, soldi, applausi, cadute e ritorni. Nel 2001, dopo l’incidente al Lausitzring, perde entrambe le gambe. Da lì non “rinasce” come piace dire ai titolisti con la lacrima pronta: continua. Torna a correre, poi diventa campione paralimpico nell’handbike, vincendo medaglie e mondiali.

E forse sì: Zanardi si è anche spinto oltre. Oltre il limite fisico, oltre il buon senso, oltre quella prudenza che noi consigliamo sempre agli altri mentre glorifichiamo chi la sfida. Ma questa è la contraddizione: la società non sa riconoscere una vita piena, la deve trasformare in leggenda. Non riesce a dire: è stato un uomo fortunato e ferito, realizzato e distrutto, vincente e vulnerabile. No. Deve farne un “supereroe”, perché l’essere umano normale, con le sue scelte e i suoi errori, evidentemente non basta più. Che miseria narrativa.

Il punto è un altro: quando muore un campione, accendiamo fari, minuti di silenzio, titoli solenni. Quando muore un operaio su un ponteggio, in fabbrica, in un cantiere, spesso resta un numero, una riga, una statistica. Lì non c’è retorica della resilienza. Lì non c’è “l’uomo che visse due volte”. Lì c’è solo uno che voleva tornare a casa e non ci è tornato. Ma quello, chissà perché, commuove meno il Paese delle belle frasi.

Zanardi merita rispetto. Non perché fosse invincibile, ma perché era umano.
E forse il modo più serio per ricordarlo è smettere di usarlo come santino e iniziare a guardare con la stessa dignità anche chi muore senza telecamere.

È morto Zanardi. Viva Zanardi. Ma viva anche chi non ha avuto il podio, il casco, la medaglia e il titolo in prima pagina.

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