HPV, il vaccino che sta cancellando le morti per tumore cervicale tra le giovanissime
Per la prima volta dall’inizio delle rilevazioni moderne, in Inghilterra nessuna donna tra i 20 e i 24 anni è morta di cancro alla cervice uterina nel quinquennio 2020-2024. È un dato enorme, non solo simbolico. Secondo un nuovo studio pubblicato su The Lancet, nelle coorti che avevano ricevuto il vaccino contro il papillomavirus umano, il rischio di morire per tumore cervicale prima dei 30 anni si è avvicinato allo zero.
Lo studio è stato condotto da Peter Sasieni e Milena Falcaro, ricercatori della Queen Mary University of London, all’interno del Wolfson Institute of Population Health. I due studiosi hanno analizzato i dati ufficiali sulla mortalità per cancro cervicale e li hanno messi in relazione con il programma nazionale di vaccinazione HPV introdotto in Inghilterra nel 2008.
Il risultato è netto: nelle ragazze vaccinate in adolescenza, soprattutto nella fascia 12-13 anni, l’effetto protettivo è stato fortissimo. I ricercatori stimano che, senza il programma vaccinale, tra il 2020 e il 2024 ci sarebbero state decine di morti tra le giovanissime. Invece, in quella fascia d’età, il numero registrato è stato zero.
Non significa che il tumore cervicale sia già scomparso. Significa però che una malattia storicamente letale può essere drasticamente ridotta quando prevenzione, vaccino e screening funzionano insieme. Il papillomavirus umano è infatti responsabile della quasi totalità dei casi di cancro alla cervice uterina. Alcuni ceppi di HPV possono provocare alterazioni cellulari che, nel corso degli anni, possono trasformarsi in lesioni precancerose e poi in tumori invasivi.
Il vaccino serve proprio a interrompere questa catena prima che inizi. Non cura un tumore già presente, ma impedisce l’infezione da parte dei ceppi più pericolosi del virus. Per questo la vaccinazione somministrata prima dell’esposizione al virus, quindi in età adolescenziale, offre i benefici maggiori.
Il caso inglese non è isolato. Negli Stati Uniti, uno studio pubblicato su JAMA ha rilevato un calo del 62% della mortalità per cancro cervicale tra le donne sotto i 25 anni rispetto al decennio precedente. Anche in Australia, dove vaccinazione e screening sono stati applicati in modo esteso e gratuito, il tumore cervicale è ormai considerato una malattia potenzialmente eliminabile come problema di sanità pubblica nei prossimi anni.
Qui sta il punto: non si parla di opinioni, ma di numeri. E i numeri raccontano una cosa semplice, perfino troppo semplice per chi ama complicare tutto con sospetti da bar digitale: il vaccino anti HPV salva vite.
Il programma inglese aveva raggiunto, prima della pandemia da COVID-19, coperture molto alte, intorno all’80-90%. Dopo la pandemia, però, l’adesione è calata. È un segnale preoccupante. La sfiducia verso i vaccini, alimentata da disinformazione, paura e propaganda social, rischia di far perdere parte dei risultati ottenuti.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica un obiettivo chiaro: arrivare almeno al 90% di ragazze vaccinate contro HPV entro i 15 anni, insieme a programmi di screening efficaci e cure tempestive per le lesioni individuate. Non basta il vaccino da solo, e non basta lo screening da solo. La strategia migliore è l’integrazione: vaccinare prima, controllare dopo, curare subito quando serve.
Il dato inglese, quindi, non va letto come una vittoria definitiva, ma come una prova concreta. Quando una politica sanitaria è basata su evidenze, accessibile e mantenuta nel tempo, può cambiare il destino di migliaia di persone. Non “forse”. Non “secondo qualcuno”. Lo mostrano i dati.
Naturalmente resta un nodo culturale: convincere i genitori. Il vaccino HPV viene spesso associato alla sessualità, e questo genera resistenze inutili. Ma la questione non è morale, non è ideologica, non riguarda il controllo del comportamento dei figli. Riguarda la prevenzione di un tumore. Punto. Trasformare una protezione oncologica in una battaglia culturale è uno dei modi più stupidi con cui una società può sabotare se stessa.
La vaccinazione contro HPV protegge anche da altre patologie correlate al virus, comprese alcune forme tumorali che possono interessare ano, pene, vagina, vulva e area orofaringea. Per questo molti Paesi hanno esteso la vaccinazione anche ai ragazzi, non solo alle ragazze. L’HPV non riguarda “le donne”: riguarda la popolazione.
Il messaggio finale è semplice: il cancro cervicale è uno dei pochi tumori per cui abbiamo già una strada concreta verso l’eliminazione come problema di sanità pubblica. Non attraverso slogan, miracoli o pozioni naturali vendute da influencer con il codice sconto, ma attraverso vaccinazione, screening e accesso alle cure.
La notizia inglese non dice che la medicina è perfetta. Dice una cosa più importante: quando funziona, funziona davvero. E quando salva vite giovani, ignorarla non è prudenza. È irresponsabilità travestita da libertà.
Cyrano2





