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Il cane che cammina con i lupi: in Grecia un cucciolo entra nel branco

Non è ancora una favola sull’adozione. È un comportamento eccezionale che la scienza deve osservare senza trasformarlo subito nel Libro della giungla

CYRANO2

Un cucciolo bianco avanza tra i lupi. Li segue, gioca con gli esemplari più giovani, raggiunge insieme a loro un punto d’acqua e sembra ricevere cibo dagli adulti.

Le immagini arrivano dalla Grecia settentrionale e sono state raccolte mediante fototrappole, droni e termocamere. Mostrano qualcosa di estremamente raro: un giovane cane randagio apparentemente inserito nella vita quotidiana di un branco di lupi selvatici.

La parola che ha conquistato titoli e social network è inevitabilmente “adozione”. È una parola potente, quasi irresistibile. Trasforma immediatamente una sequenza naturalistica in una storia di accoglienza, famiglia e solidarietà animale. Gli esseri umani, del resto, riescono a costruire una sceneggiatura sentimentale persino attorno a due gatti che condividono una ciotola.

I ricercatori, però, sono molto più prudenti.

Le immagini documentano una relazione di tolleranza e integrazione sociale. Non dimostrano ancora, in senso scientifico, che il cucciolo sia stato adottato e allevato dal branco. La differenza non è una sottigliezza linguistica: è precisamente ciò che deve essere verificato attraverso un monitoraggio prolungato.


Il branco osservato nella Macedonia centrale

Il caso è seguito dal gruppo di ricerca Canis Project, impegnato nello studio del lupo grigio e dello sciacallo dorato nella regione greca della Macedonia centrale.

Il progetto è collegato alle attività di studiosi dell’Università Aristotele di Salonicco e viene coordinato sul campo dal ricercatore e zoologo Theodoros, o Thodoris, Kominos. Il gruppo utilizza fototrappole, droni dotati di sensori termici e osservazioni a distanza per ricostruire gli spostamenti e le relazioni sociali dei grandi carnivori.

Secondo quanto comunicato dal gruppo e ripreso da diversi osservatori della fauna selvatica, il cane bianco sarebbe stato filmato mentre:

  • seguiva gli adulti durante gli spostamenti;
  • giocava con i giovani lupi;
  • raggiungeva un punto d’acqua accompagnato da una femmina;
  • riceveva o utilizzava resti alimentari messi a disposizione dal branco.

Questi comportamenti suggeriscono che il cucciolo non venga semplicemente ignorato. Sembra riconosciuto come una presenza ammessa all’interno del gruppo. Tuttavia, al momento, la documentazione disponibile è costituita soprattutto da riprese e comunicazioni divulgative: non risulta ancora pubblicato uno studio scientifico peer-reviewed dedicato specificamente a questo caso.

La definizione di “primo caso documentato” va quindi utilizzata con cautela. Più correttamente, potrebbe trattarsi del primo caso noto filmato sistematicamente in natura di un cucciolo domestico stabilmente associato a un branco selvatico di lupi, secondo quanto riferito dai ricercatori coinvolti.


Da dove potrebbe essere arrivato il cucciolo

Una delle ipotesi è che il cane si sia avvicinato al branco nei pressi di un carnaio, ossia un’area nella quale vengono depositate carcasse o resti di animali allevati.

Questi luoghi costituiscono punti di attrazione per numerose specie: lupi, sciacalli, cani vaganti, rapaci e altri animali opportunisti possono frequentarli contemporaneamente o in momenti diversi.

Il cibo disponibile potrebbe aver ridotto la competizione immediata e favorito una prima fase di tolleranza. Un cucciolo, inoltre, viene generalmente percepito in modo diverso rispetto a un cane adulto, che potrebbe essere considerato un concorrente, un intruso o perfino una preda.

Secondo le informazioni diffuse sul caso, in precedenza un altro cucciolo, dal mantello scuro, avrebbe frequentato lo stesso branco senza riuscire a superare l’inverno. Anche questa circostanza merita prudenza: finché non verrà descritta in una pubblicazione scientifica con dati, tempi e modalità di osservazione, resta una testimonianza proveniente dal progetto, non una conclusione sottoposta a verifica accademica.


Tolleranza, integrazione o vera adozione?

Per parlare propriamente di adozione non basta osservare due specie che si muovono insieme.

Gli studiosi dovrebbero verificare la presenza di comportamenti parentali relativamente costanti, come:

  • protezione attiva del cucciolo;
  • condivisione regolare del cibo;
  • difesa contro possibili minacce;
  • contatto sociale continuativo;
  • insegnamento o facilitazione di comportamenti;
  • permanenza nel branco nel medio e lungo periodo.

Un cucciolo potrebbe essere tollerato perché giovane, perché non competitivo o perché si trova in un ambiente ricco di risorse. Potrebbe anche seguire spontaneamente i lupi senza essere realmente considerato parte della loro unità familiare.

L’ipotesi più affascinante resta quella dell’integrazione sociale. Ma la scienza non può scegliere l’ipotesi più commovente soltanto perché funziona meglio come titolo su TikTok.


Perché l’episodio è biologicamente possibile

Cane e lupo sono estremamente vicini dal punto di vista evolutivo.

Il cane domestico viene generalmente classificato come Canis lupus familiaris, una forma domestica derivata da antiche popolazioni di lupi. Gli studi genetici non indicano necessariamente una discendenza diretta dalle popolazioni di lupo oggi esistenti, ma da gruppi ancestrali ormai scomparsi o profondamente trasformati.

Le stime sulla separazione evolutiva variano. Alcune ricerche collocano la divergenza tra gli antenati dei cani e quelli dei lupi moderni fra circa 27.000 e 40.000 anni fa, mentre il processo di domesticazione fu probabilmente lungo, complesso e accompagnato da ripetuti incroci.

Cani e lupi condividono ancora una parte considerevole del linguaggio corporeo:

  • posture di sottomissione;
  • inviti al gioco;
  • segnali facciali;
  • vocalizzazioni;
  • rituali di avvicinamento;
  • forme di cooperazione sociale.

Un cucciolo capace di interpretare correttamente questi segnali potrebbe quindi avere maggiori possibilità di essere tollerato rispetto al piccolo di una specie completamente diversa.

Ciò non significa che un cane possa normalmente entrare in qualsiasi branco. Gli incontri tra cani vaganti e lupi possono anche terminare con aggressioni e uccisioni. Proprio per questo il caso greco è tanto interessante.


Le adozioni tra specie diverse esistono, ma restano eccezionali

In natura sono stati osservati comportamenti di cura rivolti a piccoli appartenenti ad altre specie. Nei cetacei esiste uno dei casi meglio studiati.

Nel 2019 Pamela Carzon e altri ricercatori descrissero su Ethology, rivista scientifica peer-reviewed, una femmina di tursiope comune che, nella Polinesia francese, aveva accolto un piccolo maschio di peponocefalo mentre allevava anche il proprio figlio. Il giovane estraneo rimase associato alla femmina e alla comunità di delfini per un periodo prolungato, adottandone alcuni comportamenti sociali.

Questi episodi possono avere spiegazioni differenti:

  • risposta parentale particolarmente sviluppata;
  • inesperienza della madre;
  • errore di riconoscimento;
  • iniziativa insistente del piccolo;
  • vantaggi sociali;
  • semplice tolleranza protratta.

Non esiste dunque una sola “legge dell’adozione animale”. Ogni episodio deve essere studiato nel proprio contesto.

Più debole, invece, è il riferimento ai cosiddetti bambini allevati dai lupi. Molte storie di “bambini selvaggi” sono state deformate, romanzate o non documentate in modo attendibile. Utilizzarle come prova scientifica sarebbe improprio: Mowgli può restare nella letteratura, dove almeno non pretende di superare la revisione tra pari.


Il problema opposto: l’ibridazione tra cane e lupo

La vicinanza biologica che potrebbe facilitare la comunicazione permette anche la riproduzione tra cani e lupi.

L’ibridazione è considerata un problema di conservazione soprattutto nelle aree in cui sono presenti molti cani vaganti o inselvatichiti. L’introduzione ripetuta di geni domestici può modificare caratteristiche genetiche e adattative delle popolazioni selvatiche.

Una revisione pubblicata nel 2022 su Biological Conservation ha sottolineato la necessità di criteri genetici condivisi e metodi standardizzati per distinguere correttamente lupi, cani e individui con ascendenza mista. Classificazioni sbagliate possono infatti produrre decisioni di gestione altrettanto sbagliate, quella specialità umana che consiste nel creare un problema mentre si dichiara di risolverlo.

In Italia, il progetto europeo LIFE M.I.R.CO-lupo ha affrontato il randagismo e l’ibridazione nell’Appennino centrale, adottando interventi di monitoraggio genetico, cattura e sterilizzazione. Anche il progetto LIFE WolfAlps considera l’ibridazione una minaccia concreta per la conservazione delle popolazioni selvatiche.

Il cucciolo greco è ancora giovane, quindi parlare oggi di rischio riproduttivo sarebbe prematuro. Se però sopravvivesse, rimanesse nel branco e raggiungesse la maturità sessuale, la sua presenza potrebbe assumere anche un’importanza gestionale.


Perché il caso deve essere monitorato senza intervenire impulsivamente

Il dilemma è evidente.

Il cane è un animale domestico randagio e potrebbe aver bisogno di assistenza. Ma un tentativo di recupero potrebbe disturbare il branco, separare un individuo ormai integrato o alterare un comportamento naturale eccezionalmente raro.

Prima di prendere decisioni sarebbero necessari:

  1. monitoraggio continuativo a distanza;
  2. identificazione del sesso e dell’età del cane;
  3. raccolta non invasiva di campioni biologici;
  4. analisi genetica per escludere che si tratti già di un ibrido;
  5. valutazione delle condizioni fisiche;
  6. osservazione dei rapporti con ogni membro del branco;
  7. controllo dell’eventuale rischio sanitario.

Cani e lupi possono trasmettersi patologie, compresi cimurro, parvovirus, rabbia nelle aree interessate e parassitosi. Anche questo aspetto rende il caso scientificamente importante e impedisce di ridurlo a una semplice favola edificante.


Che cosa potremmo imparare

Se l’integrazione venisse confermata, il caso potrebbe offrire informazioni preziose su:

  • flessibilità sociale del lupo;
  • riconoscimento tra specie strettamente imparentate;
  • sopravvivenza dei cani randagi negli ambienti selvatici;
  • funzionamento dei segnali di gioco e sottomissione;
  • rapporti tra disponibilità alimentare e tolleranza;
  • dinamiche che precedono l’ibridazione.

Potrebbe anche aiutarci a comprendere meglio una fase lontanissima della storia comune tra uomini, cani e lupi. Non sarebbe una replica della domesticazione, naturalmente. Ma dimostrerebbe che, in determinate condizioni, le frontiere comportamentali tra selvatico e domestico sono meno rigide di quanto immaginiamo.

Per ora sappiamo soltanto questo: un cucciolo bianco cammina insieme ai lupi e il branco non lo respinge.

È già abbastanza straordinario. Non occorre aggiungervi miracoli.


Fonti verificate

  • Canis Project e comunicazioni di Theodoros Kominos, 2026: documentazione video e comunicazioni divulgative sul caso greco. Fonte primaria del progetto, ma non ancora paper peer-reviewed specifico sul cucciolo.
  • Lahtinen, M. et al., 2021, Scientific Reports: studio peer-reviewed sulle ipotesi relative alla domesticazione del cane e sulla divergenza dalle antiche popolazioni di lupi.
  • Carzon, P. et al., 2019, Ethology: paper peer-reviewed sull’adozione interspecifica di un giovane peponocefalo da parte di una femmina di tursiope.
  • Stronen, A. V. et al., 2022, Biological Conservation: articolo scientifico sui problemi metodologici e gestionali dell’ibridazione cane-lupo.
  • LIFE WolfAlps EU, 2022, progetto istituzionale europeo: gestione e monitoraggio dell’ibridazione tra cane e lupo.
  • Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, progetto LIFE M.I.R.CO-lupo: fonte istituzionale sulle attività contro randagismo e ibridazione.

Nota di verifica: il comportamento mostrato nei filmati è reale e compatibile con una forte integrazione. La definizione definitiva di “adozione” e il primato assoluto mondiale restano, al momento, interpretazioni da confermare attraverso uno studio scientifico pubblicato.

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