La Domenica del Barese
Dalla rubrica In Rima con Gusto
FOCACCIA, MARE E LIBERTÀ
La domenica del barese
Una giornata intera tra profumi, famiglia, spiaggia e tradizione
Dalla rubrica che sveglia col verso giusto,
vi arriva il buongiorno… In Rima con Gusto!
Oggi si parte con il sole sul mare,
per raccontare la domenica del barese da vivere e gustare.
Dal caffè della mattina al tuffo tra le onde,
fino alla tavola di casa, dove ogni profumo risponde.
1. Il risveglio: caffè, focaccia e profumo di ragù
La domenica barese non comincia quando si apre la porta di casa. Comincia molto prima, quando dalla cucina arriva il primo rumore della moka e il profumo del caffè attraversa lentamente le stanze.
La sveglia suona piano piano,
il caffè profuma già da lontano.
La moka canta sopra al fornello,
la domenica ha un gusto più bello.
C’è chi si alza presto per andare al panificio e chi resta ancora qualche minuto a letto. Ma appena entra in casa la focaccia barese, calda, croccante ai bordi e morbida al centro, nessuno riesce più a dormire.
La focaccia appena sfornata
Pomodorini, olive, olio extravergine, origano e una base soffice con il fondo dorato. Non è soltanto una colazione salata: è l’annuncio ufficiale che la domenica è cominciata.
Mortadella, taralli e assaggi
Una fetta di focaccia chiama la mortadella, i taralli accompagnano il caffè della seconda ora e qualcuno comincia già a chiedere cosa si mangerà a pranzo.
La focaccia esce dal panettiere,
croccante fuori, che gran piacere.
Taralli, olive e mortadella,
la tavolata diventa più bella.
Intanto, sul fuoco, nasce il pranzo
Mentre qualcuno prepara la borsa del mare, in cucina il ragù ha già iniziato il suo lungo cammino. Il sugo cuoce lentamente, le braciole rilasciano il loro sapore e le polpette diventano una tentazione difficile da controllare.
Il primo rito della domenica
La polpetta presa direttamente dal tegame non viene quasi mai considerata un vero assaggio. È una prova tecnica, una verifica del sale, una piccola responsabilità familiare. Almeno così si racconta.
La mamma gira il ragù pian piano,
la nonna sorride col mestolo in mano.
Le braciole fanno capolino,
le polpette spariscono dal pentolino.
2. La partenza verso il mare
Dopo il caffè e i primi assaggi comincia la preparazione. Ombrellone, sedie, asciugamani, crema solare, pallone, bottiglie d’acqua e il famoso frigorino: piccolo fuori, ma capace di contenere un pranzo per un intero condominio.
La borsa
Dentro c’è sempre più del necessario: costumi di ricambio, carte da gioco, tovaglioli, posate, frutta, acqua e almeno una cosa che nessuno userà.
Il frigorino
Pane e pomodoro, friselle, mozzarella, olive, caciocavallo, focaccia avanzata e qualche bottiglia fresca. Il mare mette appetito e a Bari questo principio viene preso molto sul serio.
La partenza
Si controlla per tre volte di avere le chiavi, poi si torna indietro perché qualcuno ha dimenticato gli occhiali da sole. Solo allora la domenica può davvero partire.
Ombrellone sopra la spalla,
frigorino e tanta voglia.
Ciabattine e pallone al mare,
oggi nessuno ci può fermare.
3. La spiaggia: tuffi, pallone e “cocco bello”
Appena arrivati, l’ombrellone diventa il centro di una piccola comunità. C’è chi entra subito in acqua, chi sistema ogni cosa con precisione e chi comincia a mangiare prima ancora di aver tolto le scarpe.
Pane e pomodoro
Pomodoro schiacciato, olio buono, sale e pane. Pochi ingredienti, ma capaci di raccontare l’estate meglio di qualunque discorso.
Friselle condite
Bagnate al punto giusto, condite con pomodoro, olio, origano e basilico. Se diventano troppo morbide, parte immediatamente il dibattito.
Focaccia da spiaggia
Anche fredda conserva il suo carattere. Si divide a pezzi, si passa di mano in mano e finisce sempre prima del previsto.
Mozzarella e caciocavallo
Il tocco più ricco del frigorino, spesso accompagnato da olive, taralli e frutta fresca.
Friselle con pomodoro e olio,
qui l’appetito non conosce imbroglio.
Focaccia, olive e caciocavallo,
poi tutti in acqua al primo richiamo.
La mattina passa tra tuffi, chiacchiere, partite improvvisate sulla battigia e discussioni sull’acqua: fredda per alcuni, perfetta per altri. Poi, da lontano, arriva una delle voci più riconoscibili dell’estate.
“Cocco bello!”
La voce del venditore attraversa la spiaggia e per qualche secondo riesce a superare persino il rumore delle onde, dei bambini e delle radioline.
“Cocco bello!” passa il venditore,
la granita rinfresca pure il cuore.
Il sole scalda la compagnia,
e la mattinata vola via.
4. Il ritorno a casa e la grande tavolata
Quando il sole comincia a diventare più forte, si raccolgono borse, sedie e asciugamani. Si torna a casa con i capelli salati, la pelle calda e una fame che sembra nuova, nonostante tutto quello che è già passato dal frigorino.
Mo’ si torna tutti a casa,
la tavolata è apparecchiata.
Il ragù fuma lentamente,
e richiama tutta quanta la gente.
Il menu della domenica barese
Il pranzo non è soltanto una sequenza di piatti. È il momento in cui si raccontano le notizie della settimana, si discute, si ride, si interrompe qualcuno e poi si torna a mangiare come se nulla fosse accaduto.
Le orecchiette
Raccolgono il ragù nella loro forma e diventano il primo vero abbraccio del pranzo.
Le braciole
Carne arrotolata, ripieno saporito e lunga cottura nel pomodoro. Sono il cuore profondo del sugo domenicale.
Le polpette
Morbide dentro, saporite fuori, immerse nel sugo. Ognuno sostiene che quelle di casa propria siano le migliori.
La scarpetta
Il gesto finale che raccoglie ciò che resta nel piatto. Non è mancanza di eleganza: è rispetto per il ragù.
Orecchiette col ragù fumante,
la famiglia arriva in un istante.
Braciole e polpette col pomodoro,
sono a tavola il vero tesoro.
Pane fresco per la scarpetta,
non rimane neanche una goccetta.
La regola non scritta
Quando qualcuno dice “io ne prendo soltanto un poco”, quasi sempre sta preparando il terreno per il secondo piatto.
5. Il pomeriggio lento
Dopo il pranzo arriva il tempo sospeso della domenica. Qualcuno si sdraia sul divano, qualcuno guarda la televisione, qualcuno continua a parlare a tavola e qualcuno giura di non dormire mentre ha già chiuso gli occhi.
Anguria fresca da mangiare,
poi sul divano a riposare.
La televisione fa compagnia,
mentre il pomeriggio scivola via.
Il riposino non ha una durata precisa. Può essere breve come un intervallo o profondo come un viaggio. Al risveglio si pronuncia sempre la stessa frase: “Non stavo dormendo”.
6. Il lungomare, il tramonto e il panzerotto
Quando l’aria si rinfresca, Bari ricomincia a muoversi. Le famiglie escono, gli amici si incontrano e il lungomare diventa una lunga passeggiata piena di voci, biciclette, bambini e profumo di mare.
La sera chiama il lungomare,
con la brezza buona da respirare.
Il sole scende sopra la città,
e Bari piano si illuminerà.
C’è chi sceglie il gelato, chi una birra fresca e chi conclude la giornata con il panzerotto: dorato, gonfio, croccante fuori e bollente dentro.
Il gelato
Una passeggiata lenta con il cono in mano e la difficoltà di mangiarlo prima che il caldo faccia il suo lavoro.
Il panzerotto
Pomodoro e mozzarella racchiusi in un impasto fritto. Il primo morso richiede coraggio, pazienza e rispetto per la temperatura.
Un panzerotto bello fumante,
croccante fuori e dentro filante.
Una birretta da sorseggiare,
guardando il sole piano tramontare.
7. Più di una semplice domenica
La domenica del barese non è uguale per tutti e non segue sempre lo stesso programma. Ma dentro conserva alcuni elementi che ritornano: il profumo del caffè, la focaccia del mattino, il mare, il pranzo in famiglia, la passeggiata e il desiderio di stare insieme.
È una giornata fatta di gesti semplici, ripetuti eppure mai identici. Perché ogni tavola ha il suo ragù, ogni famiglia ha le sue battute e ogni estate lascia un ricordo diverso.
È domenica a Bari,
sole, mare e amici cari.
Focaccia e compagnia,
questa sì che è poesia.
Dal mattino fino a sera,
Bari è casa, Bari è vera.
E la vostra domenica barese com’è?
Scrivete nei commenti il vostro rito immancabile: la focaccia del mattino, il mare, il ragù, la scarpetta, il lungomare oppure il panzerotto della sera.
Il vostro ricordo potrebbe diventare la prossima filastrocca di In Rima con Gusto.
Continua su Futurabile.it8. La Focaccia Barese
Il profumo che sveglia un’intera città
«Ci sono profumi che non hanno bisogno di essere spiegati. Basta sentirli una sola volta per capire dove ci si trova. A Bari quel profumo ha un nome preciso: focaccia appena sfornata.»
Per molti baresi la domenica non comincia quando suona la sveglia.
Comincia molto prima.
Quando qualcuno esce di casa ancora assonnato, attraversa la strada e raggiunge il panificio del quartiere.
Le serrande sono appena alzate.
Il forno lavora già da ore.
Le pale di legno scorrono veloci.
L’olio extravergine inizia a sfrigolare.
I pomodorini si caramellano lentamente.
L’origano sprigiona il suo profumo.
Ed è proprio in quel momento che tutta la strada viene invasa da un aroma che ogni barese riconoscerebbe tra mille.
Non è pane.
Non è pizza.
È la Focaccia Barese.
Una ricetta semplice che racconta la storia, la cultura e l’identità di una città intera.
Gli ingredienti della tradizione
La vera focaccia barese nasce da pochi ingredienti, ma ciascuno svolge un ruolo fondamentale.
| Ingrediente | Perché è importante |
|---|---|
| Farina | Dona struttura e leggerezza all’impasto. |
| Patata lessa | Rende la mollica soffice e umida. |
| Lievito | Permette una lunga lievitazione naturale. |
| Olio EVO | Regala profumo e croccantezza. |
| Pomodorini | Rilasciano dolcezza durante la cottura. |
| Olive baresane | Aggiungono sapidità e tradizione. |
| Origano | Completa il profumo tipico della focaccia. |
| Sale | Esalta tutti i sapori. |
Il vero segreto
Molti credono che il segreto della focaccia sia la ricetta.
In realtà il vero segreto è il tempo.
L’impasto deve riposare lentamente.
Deve assorbire l’acqua.
Deve sviluppare elasticità.
Solo dopo viene condito con abbondante olio extravergine e cotto in forno molto caldo.
Il risultato ideale è una focaccia dorata sotto, croccante ai bordi, soffice all’interno e incredibilmente profumata.
Lo sapevi?
In passato la focaccia veniva spesso cotta sfruttando il calore residuo del forno dopo la preparazione del pane. Era un modo intelligente per non sprecare energia e utilizzare ogni grado disponibile. Ancora oggi molti panifici mantengono questa filosofia di lavorazione lenta e artigianale.
In Rima con Gusto
La focaccia non è soltanto un cibo. È il buongiorno della domenica. È il profumo che attraversa le strade. È la prima scusa per riunire la famiglia. È il sapore che ogni barese porta nel cuore.
9. Il pranzo sotto l’ombrellone
Quando anche la spiaggia diventa una cucina
C’è chi pensa che andare al mare significhi mangiare un semplice panino. Per un barese è quasi il contrario. La spiaggia diventa una seconda sala da pranzo. L’ombrellone diventa il soffitto. Il telo diventa la tovaglia. Il frigorino diventa una piccola dispensa.
Ogni famiglia porta qualcosa. Qualcuno prepara le friselle. Qualcun altro affetta la mozzarella. C’è chi apre le olive. Chi distribuisce la focaccia. E chi controlla continuamente che le bottiglie restino fresche.
Il frigorino del barese
Non contiene soltanto acqua. Dentro c’è una piccola gastronomia itinerante. Ogni contenitore racconta una ricetta. Ogni sacchetto nasconde una sorpresa.
Cosa non manca mai
| Alimento | Perché si porta |
|---|---|
| Friselle | Fresche, pratiche e perfette da condire. |
| Pomodori | Tagliati al momento rilasciano tutto il loro profumo. |
| Olio EVO | Basta qualche goccia per cambiare completamente il sapore. |
| Mozzarella | Regina dell’estate pugliese. |
| Olive | Immancabili per accompagnare ogni assaggio. |
| Focaccia | Anche fredda resta una protagonista assoluta. |
| Anguria | Il dolce naturale che conclude il pranzo. |
Il rito delle friselle
La frisella non si mangia mai secca. Va bagnata rapidamente. Non troppo. Non troppo poco. Poi arrivano pomodoro fresco, olio extravergine, origano, sale e basilico. Ogni famiglia sostiene di conoscere il tempo perfetto per bagnarla. Ed è proprio lì che iniziano le discussioni più divertenti.
Lo sapevi?
Le friselle nascono come pane da conservazione. Grazie alla doppia cottura potevano essere trasportate durante lunghi viaggi senza deteriorarsi. Per questo venivano utilizzate anche dai marinai che le ammorbidivano direttamente con l’acqua di mare prima di condirle con olio. Oggi rappresentano uno dei simboli gastronomici più riconoscibili dell’estate pugliese.
In Rima con Gusto
Un frigorino pieno. Un ombrellone aperto. Una frisella condita. Il rumore delle onde. A volte basta davvero poco per sentirsi a casa.
10. Il Ragù della Domenica
Quando una pentola racconta una famiglia
In molte famiglie baresi il ragù comincia molto prima del pranzo. Quando fuori è ancora silenzio, in cucina la pentola è già sul fuoco. Il pomodoro inizia lentamente a sobbollire. L’olio profuma. La cipolla diventa dolce. Poi arrivano loro. Le braciole. Le polpette. Il tempo fa il resto.
Non esistono scorciatoie. Il ragù della domenica pretende calma. Più passa il tempo, più diventa buono. Ed è proprio quell’attesa che rende speciale il pranzo della domenica.
Il profumo della domenica
Molti baresi raccontano di aver riconosciuto la casa della nonna semplicemente seguendo il profumo del ragù. Prima ancora di vedere il portone si sentiva già il pranzo.
I protagonisti della pentola
| Preparazione | Perché è speciale |
|---|---|
| Ragù | Cuoce lentamente per diverse ore. |
| Braciole | Rilasciano il loro sapore nel sugo. |
| Polpette | Morbide e ricche di gusto. |
| Pane | Serve per la scarpetta finale. |
La scarpetta
Quando il piatto è quasi vuoto, arriva uno dei momenti più attesi. Una fetta di pane fresco raccoglie l’ultimo cucchiaio di ragù. È un gesto semplice. Ma racchiude il rispetto per il cibo, per chi lo ha preparato e per una tradizione che continua da generazioni.
Lo sapevi?
In moltissime famiglie pugliesi il ragù della domenica viene preparato con largo anticipo. Ogni famiglia custodisce la propria ricetta. Cambiano le carni. Cambiano i tempi. Cambiano i profumi. Ma una cosa resta uguale: la lunga cottura lenta.
In Rima con Gusto
Il ragù non misura il tempo. Lo rallenta. Fa sedere la famiglia. Fa parlare le persone. Fa tornare bambini. Ed è forse questo l’ingrediente più importante.
11. Il Lungomare di Bari
Dove la domenica continua fino al tramonto
Dopo il ragù, le braciole, le polpette e la scarpetta, arriva il momento del riposo. La casa si fa silenziosa. Qualcuno resta seduto a tavola. Qualcuno accende la televisione. Qualcuno si stende sul divano promettendo di chiudere gli occhi soltanto per cinque minuti.
Poi il sole comincia a scendere. L’aria cambia. La luce diventa più morbida. Ed è proprio allora che il lungomare richiama tutti. Famiglie. Ragazzi. Bambini. Coppie. Amici. Ognuno con il proprio passo, ma tutti rivolti verso lo stesso orizzonte.
La passeggiata della domenica
Sul lungomare si cammina senza fretta. Si incontra qualcuno. Ci si ferma a parlare. Si guarda il mare. Si commenta il tempo. Si osservano le barche. E anche quando non succede nulla, sembra comunque di essere nel posto giusto.
I protagonisti della sera
Il mare
Resta al centro di tutto. Cambia colore con il cielo, riflette la luce del tramonto e accompagna ogni passo con il rumore delle onde.
Il gelato
Cono o coppetta, due gusti o tre, con panna oppure senza. La scelta può sembrare semplice, ma davanti al bancone diventa una questione molto seria.
La pannocchia
Calda, profumata e preparata sul momento. Il suo aroma arriva da lontano e si mescola con quello del mare, della strada e dell’estate.
Il panzerotto
Dorato fuori, morbido dentro, ripieno di pomodoro e mozzarella. Bisogna aspettare qualche secondo prima del primo morso, ma quasi nessuno ci riesce.
Il gelato della passeggiata
Il gelato non è soltanto un dolce. È il compagno della passeggiata. Si mangia lentamente, guardando il mare, cercando di evitare che si sciolga sulle mani. I bambini scelgono i gusti più colorati. Gli adulti dichiarano di volere qualcosa di leggero e poi aggiungono panna, granella e biscotto.
Ogni gelateria ha i suoi clienti affezionati. Ognuno difende il proprio gusto preferito. E nessuno ammette facilmente di aver sbagliato scelta.
Il richiamo della pannocchia
Tra le voci della passeggiata, il rumore delle biciclette e il vento che arriva dal mare, si riconosce il profumo della pannocchia arrostita o bollita. È uno di quegli aromi capaci di fermare anche chi ha appena finito di mangiare. Perché a Bari l’appetito non sempre segue l’orologio. A volte segue semplicemente il profumo.
Lo sapevi?
Il lungomare di Bari è uno dei più estesi d’Italia e rappresenta uno dei luoghi simbolo della città. La sua passeggiata collega scorci diversi, architetture monumentali, porticcioli, spiagge, panchine e punti di ritrovo. Per i baresi non è soltanto una strada accanto al mare. È un luogo di incontri, ricordi, abitudini e vita quotidiana.
Il panzerotto della sera
Quando la passeggiata ha fatto tornare l’appetito, arriva il panzerotto. L’impasto viene steso. Il ripieno viene sistemato al centro. I bordi vengono chiusi con attenzione. Poi tutto viene immerso nell’olio caldo.
In pochi minuti nasce quella mezzaluna dorata che rappresenta uno dei sapori più amati della cucina barese. Il problema non è mangiarla. Il problema è aspettare. Il pomodoro è bollente. La mozzarella fila. Il profumo invita al morso. E la prudenza, quasi sempre, perde la sua battaglia.
| Elemento | La regola non scritta |
|---|---|
| Temperatura | È sempre più alta di quanto si immagini. |
| Primo morso | Va fatto con attenzione, anche se nessuno vuole aspettare. |
| Mozzarella | Deve filare senza abbandonare completamente il ripieno. |
| Pomodoro | Deve essere saporito, ma non deve uscire al primo morso. |
| Finale | Chi dice di non avere fame spesso chiede almeno un assaggio. |
La domenica in rima
Sul lungomare si torna a camminare,
con la brezza leggera che arriva dal mare.
Un cono gelato da assaporare,
mentre il sole comincia a tramontare.
La pannocchia profuma la via,
ogni risata diventa allegria.
Poi il panzerotto, dorato e fumante,
croccante di fuori e dentro filante.
In Rima con Gusto
Il lungomare non chiude la domenica. La accompagna. La porta lentamente verso la sera. Tra un gelato, una risata, un panzerotto e il sole che scompare dietro la città.






