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Capitolo 13 — Forza lavoro: chi viene contato e chi no

Perché disoccupati e inattivi non sono la stessa cosa

Rubrica: Mattone dopo Mattone · Saggio: Conti e Racconti

Capitolo 13 — Forza lavoro: chi viene contato e chi no

Perché disoccupati e inattivi non sono la stessa cosa

A cura de Il Visionario Invisibile

1. Che cos’è

Quando sentiamo parlare di occupazione, disoccupazione o tasso di disoccupazione, tendiamo a immaginare che vengano considerate tutte le persone adulte presenti in un Paese.

In realtà non è così.

Prima ancora di contare chi lavora e chi non lavora, gli istituti di statistica individuano una categoria fondamentale: la forza lavoro.

La forza lavoro rappresenta l’insieme delle persone che partecipano attivamente al mercato del lavoro.

Ne fanno parte due sole categorie:

  • gli occupati, cioè le persone che hanno un lavoro;
  • i disoccupati, cioè le persone che non lavorano, ma stanno cercando attivamente un’occupazione e sono disponibili a iniziare.

Tutte le altre persone vengono escluse dalla forza lavoro e sono classificate come inattive.

Questo significa che il tasso di disoccupazione non viene calcolato sull’intera popolazione, ma soltanto su chi partecipa al mercato del lavoro.

È una distinzione apparentemente semplice, ma fondamentale per comprendere correttamente tutti gli indicatori economici relativi al lavoro.

2. Cosa misura

La forza lavoro misura quante persone sono realmente disponibili a lavorare.

Comprende esclusivamente coloro che:

  • hanno già un’occupazione;
  • oppure stanno cercando attivamente un impiego.

Non basta essere senza lavoro per essere considerati disoccupati.

Occorre anche soddisfare precisi requisiti statistici.

Secondo gli standard internazionali adottati da ISTAT, Eurostat e ILO – Organizzazione Internazionale del Lavoro, una persona è considerata disoccupata solo se:

  • non ha un lavoro;
  • ha cercato attivamente un’occupazione nelle settimane precedenti;
  • è disponibile a iniziare a lavorare entro un breve periodo.

Chi non soddisfa questi requisiti viene classificato tra gli inattivi.

La formula è molto semplice:

Formula della forza lavoro

Forza lavoro = Occupati + Disoccupati

Tutti gli altri restano fuori da questo conteggio.

3. Cosa non misura

La forza lavoro non misura l’intera popolazione.

Non comprende automaticamente tutti gli adulti.

Restano esclusi, ad esempio:

  • studenti che non cercano lavoro;
  • pensionati;
  • persone che si occupano esclusivamente della famiglia;
  • persone scoraggiate che hanno smesso di cercare un impiego;
  • persone impossibilitate a lavorare per motivi di salute;
  • chi vive di rendita e sceglie di non lavorare.

Questo è uno degli aspetti meno conosciuti.

Due Paesi con lo stesso numero di abitanti possono avere forze lavoro molto diverse.

La differenza dipende da quante persone partecipano realmente al mercato del lavoro.

4. Perché è importante per uno Stato

La forza lavoro rappresenta il vero motore dell’economia.

Più persone partecipano al mercato del lavoro, maggiore è il potenziale produttivo di un Paese.

Per un Governo questo indicatore è fondamentale perché influenza:

  • crescita economica;
  • produzione;
  • consumi;
  • gettito fiscale;
  • sostenibilità del sistema pensionistico;
  • spesa sociale.

Se molte persone escono dalla forza lavoro, il tasso di disoccupazione può perfino diminuire senza che sia stato creato un solo nuovo posto di lavoro.

Un tasso di disoccupazione più basso non significa sempre che siano aumentati i posti di lavoro.

È proprio questo uno degli errori interpretativi più frequenti.

5. Come viene fraintesa più spesso

Molti pensano che:

“Chi non lavora è automaticamente disoccupato.”

Non è vero.

Una persona che non lavora ma non cerca un impiego viene classificata come inattiva.

Facciamo un esempio.

MARIO

Mario perde il lavoro.

Per tre mesi invia curriculum e sostiene colloqui.

In questa fase Mario è considerato disoccupato.

Successivamente decide di smettere di cercare lavoro.

Da quel momento, statisticamente, non è più considerato disoccupato.

Diventa un inattivo.

Questo significa che il numero ufficiale dei disoccupati può diminuire anche senza che Mario abbia trovato un impiego.

Per questo motivo gli economisti analizzano sempre insieme:

  • forza lavoro;
  • tasso di partecipazione;
  • tasso di occupazione;
  • tasso di disoccupazione.

Osservare un solo indicatore può portare a conclusioni completamente sbagliate.

6. Dati ed esempi reali — Italia

Secondo le rilevazioni dell’ISTAT, la forza lavoro italiana comprende decine di milioni di persone tra occupati e disoccupati.

Negli ultimi anni il numero degli occupati è aumentato.

Parallelamente, però, è cambiata anche la partecipazione al mercato del lavoro.

In alcuni periodi molte persone hanno smesso di cercare un impiego, entrando nella categoria degli inattivi.

Per questo motivo il semplice calo del tasso di disoccupazione non racconta mai tutta la storia.

È sempre necessario osservare contemporaneamente:

  • occupati;
  • disoccupati;
  • inattivi;
  • forza lavoro.

Solo così si comprende davvero come sta evolvendo il mercato del lavoro.

7. Esempio concreto

Immaginiamo un Paese con 100 persone adulte.

Di queste:

  • 60 lavorano;
  • 10 cercano lavoro;
  • 30 non cercano lavoro.

La forza lavoro è composta da:

60 Occupati + 10 Disoccupati = 70 persone

Le altre 30 sono inattive.

Il tasso di disoccupazione non sarà:

10 su 100

Sarà invece:

10 su 70

Ecco perché conoscere la forza lavoro è indispensabile per interpretare correttamente tutti gli altri indicatori.

8. Fonti

Le principali fonti ufficiali sono:

  • ISTAT
  • Eurostat
  • Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO)
  • OCSE
  • Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

Link utili

9. Considerazioni del Visionario Invisibile

Il primo errore nasce da una parola

Quando sentiamo dire che “la disoccupazione è diminuita”, siamo portati a pensare che più persone abbiano trovato lavoro.

Non sempre è così.

Alcune persone potrebbero semplicemente aver smesso di cercarlo.

Statisticamente escono dalla categoria dei disoccupati ed entrano tra gli inattivi.

Questo non significa che abbiano migliorato la loro condizione economica.


Il collegamento con i prossimi capitoli

Da questo momento in poi analizzeremo uno per uno:

  • tasso di partecipazione;
  • tasso di occupazione;
  • tasso di disoccupazione;
  • disoccupazione giovanile.

Ora sappiamo finalmente qual è il denominatore da cui partono tutti questi indicatori.


Il vero insegnamento

I numeri, da soli, non mentono.

Ma possono essere facilmente fraintesi se non sappiamo chi viene contato e chi rimane fuori dalle statistiche.

Capire la forza lavoro significa imparare a leggere con maggiore consapevolezza le notizie sull’occupazione e sull’economia.


Il mattone di questo capitolo

Prima di discutere se la disoccupazione aumenta o diminuisce, bisogna capire chi entra davvero nel conteggio.

È da questa semplice domanda che nasce una lettura corretta del mercato del lavoro.

Mattone dopo mattone.

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