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Corpi, Social e DCA: ciò che (non) diciamo quando postiamo

Editoriale a cura della redazione Futurabile


Due narrazioni, un terreno comune

Nel mondo social di oggi il corpo non è solo biologia: diventa racconto, contenuto, identità condivisa.

Da una parte troviamo Ambra Sammarco, che ha scelto di mostrare senza filtri il proprio percorso di cambiamento, tra autoironia, pesate pubbliche e una community affezionata che la sostiene o la critica. Il suo filone narrativo — «verso i 100 kg» — ha acceso dibattiti: c’è chi legge un inno all’autenticità, chi invece teme la normalizzazione di condotte poco salutari.

AMBRA SAMMARCO

Dall’altra, Leila Kaouissi, che dichiara apertamente di lottare con disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia) e depressione. La sua comunicazione alterna confessioni molto personali a pause necessarie per proteggersi da un pubblico che, a volte, chiede aggiornamenti del dolore come se fosse una serie TV.

Due approcci diversi, ma entrambi racchiusi nello stesso spazio algoritmico: quello dei social, dove intimità e spettacolo spesso si confondono.


Che messaggio passa davvero?

Il valore dell’autenticità è indubbio. Ambra mostra la quotidianità “imperfetta”, normalizzando fragilità e riducendo stigma. Leila trasforma la vulnerabilità in una voce che molti riconoscono come la loro.

LEILA KAOUSSI

Ma il confine è sottile:

ciò che per qualcuno è un invito a sentirsi meno soli, per altri può diventare trigger;

ciò che nasce come racconto personale rischia di essere percepito come consiglio sanitario;

il pubblico può pretendere sempre più intimità, trasformando la sofferenza in spettacolo.


Opportunità, rischi e mitigazioni

I contenuti di questo tipo portano opportunità: riducono l’isolamento, danno un linguaggio a chi non sapeva descrivere il proprio disagio, favoriscono l’accesso all’aiuto.

Ma hanno anche rischi: voyeurismo, pressione a “mostrarsi”, interpretazioni ambigue.

Alcune buone pratiche che creator e media dovrebbero adottare:

inserire avvisi di contenuto (trigger warning);

distinguere chiaramente tra esperienza personale e consigli di salute;

rimandare sempre a risorse professionali.


Case-study: Ambra e Leila

Ambra Sammarco costruisce un tono colloquiale, ironico e inclusivo, in cui la comunità è protagonista. Il rischio è che il percorso venga letto in chiave pro/contro diete senza contesto. Una buona pratica è ricordare che il suo non è un profilo clinico ma un diario personale.

Leila Kaouissi adotta invece un tono confessionale, condivisione alternata a ritiro. L’impatto è forte: dà voce a chi non riesce a parlare. Ma il prezzo è alto, perché espone a pressioni costanti. In questo caso la moderazione dei commenti e i rimandi ai servizi professionali sono fondamentali.


Dove trovare aiuto: numeri, associazioni, link

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono patologie serie che richiedono un supporto medico e psicologico. Nessun contenuto social può sostituire la diagnosi e la cura.

Ministero della Salute – Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DCA)
👉 https://www.salute.gov.it/portale/saluteMentale/dettaglioContenutiSaluteMentale.jsp?lingua=italiano&id=5041&area=saluteMentale&menu=vuoto

Numero Verde SOS DCA (Fondazione Fiocchetto Lilla / S.I.D.C.A.)
📞 800 180 969 — attivo h24, gratuito da tutta Italia

Fondazione Fiocchetto Lilla
👉 https://www.fiocchettolilla.it — organizzazione italiana che coordina supporto e campagne di sensibilizzazione

ABA – Associazione Bulimia Anoressia
👉 https://www.bulimianoressia.it — centro attivo da oltre 30 anni per cura, formazione e ricerca

Fenascop – Linee guida e centri accreditati
👉 https://www.fenascop.it/linee-guida-dca

DSM-DCA locali: ogni regione italiana ha centri pubblici dedicati. È possibile rivolgersi al medico di base o consultare i siti delle ASL di riferimento.


Nota finale

Questo editoriale non vuole né giudicare né diagnosticare. Ambra e Leila, con modalità diverse, hanno aperto finestre pubbliche su temi che toccano migliaia di persone. Sta a noi — come pubblico, come media, come società — imparare a guardare con rispetto, evitando voyeurismi e supportando chi sceglie di chiedere aiuto.

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