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MORTI SUL LAVORO 2026: QUANTI ALTRI NICU ABBIAMO DIMENTICATO?

La morte di Nicu non è soltanto una storia individuale. È una delle tante vite spezzate mentre si lavorava in Italia.

Secondo i dati INAIL elaborati dall’Osservatorio Vega, tra gennaio e maggio 2026 sono state registrate 370 denunce di infortunio con esito mortale.

Di queste:

  • 269 riguardano morti avvenute in occasione di lavoro;
  • 101 riguardano incidenti in itinere, cioè durante il percorso casa-lavoro o lavoro-casa.

Nel corrispondente periodo del 2025 i morti in occasione di lavoro erano 277. Il calo esiste, ma significa comunque più di una persona morta sul posto di lavoro ogni giorno e mezzo.

E IL LAVORO NERO?

Qui bisogna essere molto precisi.

Non esiste attualmente un dato nazionale ufficiale che dica quanti dei morti sul lavoro del 2026 lavorassero in nero.

L’INAIL registra le denunce di infortunio, mentre le condizioni contrattuali irregolari vengono accertate attraverso indagini e attività ispettive. Non possiamo quindi prendere le 370 vittime e stabilire quante fossero “in nero” senza esaminare singolarmente i casi.

Sappiamo però quanto sia esteso il fenomeno.

Nel 2025 l’Ispettorato nazionale del lavoro ha individuato 22.503 lavoratori completamente in nero e oltre 328.000 lavoratori irregolari nell’attività di vigilanza.

Ed è proprio qui che la storia di Nicu diventa qualcosa di più grande.

Perché dietro una statistica possono esserci un contratto che non esiste, una formazione mai fatta, dispositivi di sicurezza insufficienti, paura di denunciare e persone talmente invisibili da diventarlo persino dopo la morte.

Nicu aveva un nome.

Proviamo a restituire un nome anche agli altri.

Mi chiamo Nicu

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