
Mamma, papà e Martina – Il Mostro Confusione
Quando la PANDAS urla nella testa di una bambina, una mamma e un papà provano a diventare la sua copertina umana: una squadra contro il Mostro Confusione.
🎧 Dialogo – Mamma, papà & Martina
Martina è sul tappeto del salotto, con i pupazzi sparsi e le lacrime che scendono. Ha sette anni, la giornata è stata durissima e la PANDAS ha riacceso tutte le sue paure. Il Mostro Confusione le urla in testa che nulla va bene, che non è capace, che il suo cervello non funziona più.
Martina: Non mi piace più niente! Non so dove è la mia copertina vecchia, mamma! Non riesco a fermarmi, non riesco a stare ferma! Il mio cervello è rotto! Mamma: Amore, lo so che sembra così. Lo so che fa paura. Quando il Mostro Confusione arriva, tutto nella testa sembra un vortice. Ma tu non sei rotta. Tu sei la stessa Martina di sempre, solo molto, molto stanca.
Martina: Vai via! Non capisci! Nessuno capisce! (Papà si avvicina e si inginocchia vicino a loro.) Papà: Ehi, piccola. Siamo qui. Non voglio che il Mostro ti faccia credere che sei da sola. Quello che dice nella tua testa non è la verità: sono bugie urlate con voce forte.
Martina: Perché non lo cacciate via? Perché non lo uccidete, questo Mostro? Mamma: Se potessimo farlo, lo avremmo già fatto mille volte. Ma il Mostro Confusione non si può cancellare con un tasto. Però possiamo batterlo in un altro modo: ricordandogli che qui non comanda lui. Qui comanda la nostra squadra: mamma, papà e Martina.
Papà: Primo passo del piano: l’Abbraccio a Sandwich. Io da una parte, la mamma dall’altra. Tu in mezzo. Non per stringerti troppo, ma per tenere il Mostro un po’ più lontano. (Mamma e papà la abbracciano piano. Martina all’inizio si irrigidisce, poi i singhiozzi diventano meno violenti.) Mamma: Respira con noi. Inspiriamo… ed espiriamo piano. La tempesta si abbassa, un po’ alla volta.
Martina: Mi dispiace di averti picchiata, mamma. Di averti urlato addosso. Mamma: Lo so che ti dispiace. E so che non eri tu. Era il Mostro Confusione che usava le tue mani e la tua voce. Io conosco la vera Martina: quella che abbraccia forte il suo peluche, che ride quando papà fa le facce buffe, che inventa storie con i dinosauri.
Papà: Secondo passo del piano: la Pozione Magica. Vado a prendere il bicchiere dei dinosauri di quando eri più piccola. (Torna con il bicchiere e un po’ d’acqua o di camomilla.) Papà: A volte non è un problema tornare un po’ indietro. Non significa che sei “piccola” in senso negativo. Significa solo che il tuo cuore ha bisogno di più coccole, e noi gliele diamo.
Martina beve a piccoli sorsi, ancora tra le braccia dei genitori. Martina: E poi cosa facciamo? Mamma: Terzo passo: ricordare chi sei. Tu non sei i tuoi urli, non sei i pugni, non sei la crisi di stasera. Sei la nostra Martina, coraggiosa, sensibile, intelligente. Il Mostro Confusione può far tanto rumore, ma non può cambiare chi sei. Papà: Esatto. Quando il Mostro urla, noi stringiamo la nostra squadra. Domani parleremo con la dottoressa, aggiusteremo le medicine, faremo i passi giusti. Ma adesso, per stasera, la cosa più importante è che tu non sei sola.
Martina: Potete portarmi a letto voi due insieme? Mamma: Certo che sì. Papà: È la missione speciale della nostra squadra: accompagnare la nostra guerriera stanca a riposare. La sollevano con delicatezza: la mamma la prende in braccio, il papà sostiene la testa e il Mostro Confusione, che poco prima sembrava enorme, ora appare più piccolo. Non è scomparso, ma la squadra è lì, pronta a ricominciare ogni volta che servirà.
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