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Art. 16 Crisi in classe: come gestire i momenti critici – Uniti per i Nostri Figli – Rubrica dell’Associazione Genitori PANS PANDAS BGE ODV –

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Crisi in classe: come gestire i momenti critici

Sedicesimo articolo della rubrica “Uniti per i Nostri Figli” – Associazione Genitori PANS PANDAS BGE ODV

Le crisi comportamentali in classe sono eventi complessi, spesso improvvisi, che mettono alla prova la preparazione emotiva e professionale di chi educa. Per i bambini con PANS e PANDAS, queste crisi possono essere espressione di un disagio neurobiologico, non di volontà oppositiva. Comprendere questo è il primo passo verso una gestione efficace e rispettosa.

Durante una crisi, il bambino può manifestare comportamenti esplosivi: urla, fuga, aggressività, chiusura, rifiuto. Questi segnali non vanno ignorati né puniti, ma contenuti con competenza e sensibilità. La risposta dell’ambiente scolastico può amplificare o attenuare l’intensità della crisi⁽¹⁾⁽²⁾.

Le strategie di gestione più efficaci includono:

  • Preparazione preventiva: conoscere i trigger individuali, predisporre ambienti sicuri, definire piani di emergenza condivisi con la famiglia.
  • De-escalation emotiva: mantenere la calma, usare un tono di voce basso, evitare il confronto diretto, offrire uno spazio di decompressione.
  • Intervento strutturato: coinvolgere personale formato, mettere in sicurezza il bambino e gli altri, ridurre stimoli sensoriali e sociali.
  • Osservazione e documentazione: registrare l’evento, analizzarne le cause, valutare l’efficacia delle risposte adottate.
  • Follow-up educativo: rielaborare l’accaduto con il bambino, promuovere strategie di autoregolazione, rafforzare il senso di appartenenza.

È fondamentale che gli insegnanti ricevano formazione specifica sulla gestione delle crisi, che siano supportati da figure professionali (psicologi scolastici, educatori, assistenti) e che possano contare su protocolli chiari e condivisi. La crisi non è un fallimento, ma un’occasione per comprendere meglio il bambino e migliorare il contesto educativo⁽³⁾.

Per i bambini con PANS/PANDAS, la crisi può essere legata a fattori biologici, immunitari, emotivi. La scuola deve imparare a riconoscerli, a non giudicarli, a rispondere con cura. Ogni crisi gestita con rispetto è un passo verso l’inclusione reale.


Perché leggere questo saggio

Perché ogni crisi è una richiesta di aiuto.
Perché la gestione educativa è più potente della punizione.
Perché il rispetto è il primo strumento pedagogico.

Questo saggio è per chi vuole trasformare il conflitto in comprensione.
Per chi crede nella scuola come spazio sicuro.
Per chi sa che anche nei momenti critici si può educare.

Domani esce l’articolo 17: “Comunicazione scuola-famiglia: alleanza educativa”


Fonti online

Riferimenti bibliografici

  • Greene, R. W. (2014). Lost at School: Why Our Kids with Behavioral Challenges are Falling Through the Cracks and How We Can Help Them. Scribner.
  • Frankovich, J., Swedo, S. E., & Murphy, T. K. (2015). Clinical management of pediatric acute-onset neuropsychiatric syndrome: Part I. Journal of Child and Adolescent Psychopharmacology, 25(1), 14–25.
  • Booth, T., & Ainscow, M. (2011). Index for Inclusion: Developing Learning and Participation in Schools. CSIE.

Scopri di più

Per ulteriori informazioni sull’associazione, sulle attività e sui materiali disponibili, visita il sito ufficiale:
👉 www.pandasbge.it/conoscere

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Un commento

  • Gestire un alunno con PANS/PANDAS richiede, prima di tutto, un cambio di sguardo. È fondamentale comprendere che i comportamenti che si manifestano in classe – l’ansia paralizzante, la rabbia improvvisa, la regressione, le difficoltà cognitive – non sono capricci o sfide alla nostra autorità. Sono il sintomo di una tempesta neuro-infiammatoria che il bambino non controlla e che spesso lo spaventa più di chiunque altro. Il ruolo,dell’insegnante in questo contesto, si trasforma. Non siamo solo trasmettitori di sapere, ma diventiamo regolatori emotivi e creatori di sicurezza. La strategia principale ruota attorno a questo concetto: un sistema nervoso iperattivo ha bisogno di un ambiente calmo e prevedibile per calmarsi.
    La prevenzione è la nostra arma più potente. Possiamo pensare alla classe come a un ambiente che, prima ancora che una crisi si manifesti, lavora per scongiurarla. Questo significa costruire una routine solida e rassicurante, dove i cambiamenti vengono annunciati con anticipo. Significa offrire alla bambino la possibilità di avere uno “spazio rifugio” in aula, un angolo dove potersi ritirare quando sente che l’ansia sta salendo, senza dover chiedere il permesso o fornire spiegazioni. Un semplice pass da mostrare può fare la differenza.
    Anche il nostro modo di comunicare diventa parte della prevenzione. Un tono di voce pacato, frasi che rassicurano (“Vedo che oggi è un giorno difficile, sono qui”), e la capacità di ignorare selettivamente alcuni comportamenti minori (come un tic semplice) per non alimentare l’ansia da performance, sono mattoni che costruiscono un rapporto di fiducia, quando la crisi arriva, nonostante tutti i nostri sforzi, il nostro obiettivo cambia radicalmente. In quel momento, non stiamo più insegnando. Il nostro unico compito è fare da ancoraggio in mezzo alla tempesta. La prima cosa da fare è ancorare noi stessi: mantenere una calma ferma e rassicurante. La nostra voce bassa, i nostri movimenti lenti, diventano un faro.
    In questa fase, le parole devono essere poche, semplici e portatrici di sicurezza. “Sono qui con te”, “Sei al sicuro”, sono messaggi che vanno dritti al sistema di allarme del bambino, bypassando la corteccia prefrontale, che in quei momenti è come spenta. Per questo è inutile, anzi dannoso, ragionare, discutere o minacciare. Il suo cervello non può recepire quelle informazioni. Offrire una via d’uscite, come la possibilità di una pausa fuori dall’aula, può essere una mannaia.
    Il dopo-crisi è un momento di grande vulnerabilità. Il bambino è spesso esausto, confuso e imbarazzato. Il nostro approccio deve essere di quieta accoglienza. Non è il momento di chiedere “perché è successo?”, ma di permettere un riposo, un bicchiere d’acqua, un ritorno discreto alle attività. È un momento per normalizzare, per dire alla classe, se necessario, che ognuno ha i suoi momenti di fatica, e che l’importante è aiutarsi.
    Infine, la comunicazione con la famiglia è il filo che cuce insieme il lavoro a scuola e a casa. Un resoconto oggettivo di quanto accaduto non è una lamentela, ma un pezzo di un puzzle medico cruciale per i genitori e il medico,in sintesi, la strategia più profonda è un atto di fiducia: fidarsi che quel comportamento non è il bambino vero, ma la sua malattia, agendo con questa consapevolezza, possiamo essere il porto sicuro di cui ha disperatamente bisogno per riprendere il largo.

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