Racconto di fantasia in prima persona. Il protagonista è un adulto con paraplegia che usa una carrozzina: non rappresenta tutte le persone con lesione midollare e gli episodi non costituiscono una testimonianza raccolta. Segue un articolo di analisi con fonti pubbliche verificate il 19 ottobre 2026.
Una giornata tra barriere di cemento e barriere umane
La prima cosa che controllo, la mattina, non è il tempo. È l’ascensore. Se funziona posso discutere con la città. Se non funziona, la città ha già vinto senza nemmeno incontrarmi.
Mi preparo con i miei tempi. Oggi voglio comprare il pane, passare da un ufficio, bere un caffè con un amico. Tre cose piccole. Le scrivo così perché, lette tutte insieme, sembrano una giornata normale. Il percorso per farle, invece, devo costruirlo prima di uscire.
Sotto casa c’è uno scivolo. Davanti allo scivolo c’è una macchina. Il proprietario arriva mentre sto cercando un’alternativa. «Sono stato cinque minuti». Per lui sono cinque minuti di parcheggio. Per me sono il punto in cui il marciapiede finisce e comincia la carreggiata. Gli chiedo di spostarla. Non gli chiedo di capire tutta la mia vita: mi basterebbe poter passare.
Al panificio c’è un gradino. Il pane lo vedo, il profumo arriva, io resto fuori. Il commesso propone di portarmi quello che voglio. Accetto, perché il pane mi serve. Ma avrei voluto scegliere guardando il banco, cambiare idea, chiedere cosa è appena uscito. La gentilezza risolve l’acquisto. L’ingresso rimane chiuso.
Alla fermata arriva un autobus, ma la pedana non si apre. L’autista prova, poi mi spiega che devo aspettare il successivo. Non so se sarà utilizzabile. Scrivo all’ufficio per avvertire che farò tardi. Mentre cerco di capire come arrivarci, qualcuno mi dice che sono coraggioso. Avrei preferito essere puntuale.
Raggiungo l’ufficio insieme a un amico. Allo sportello chiedono a lui: «Che cosa deve fare?». Rispondo io. Sono seduto un po’ più in basso, non altrove. La persona si corregge, mi guarda, ripartiamo. A volte una barriera umana si sposta così: quando qualcuno si accorge che c’è.
Nel bagno indicato come accessibile trovo scatoloni. Non posso usarlo. Chiedo che vengano spostati; intanto calcolo se posso restare o se devo tornare a casa. È strano quanto potere possa avere un ripostiglio sulla durata di una giornata.
Al bar incontro finalmente il mio amico. Prima di toccare la carrozzina mi chiede se ho bisogno di una mano. Gli dico di no, poi gli chiedo di spostare una sedia. Parliamo di lavoro, di una persona che ci fa ridere, di una partita. Per un po’ la città smette di essere un esame pratico.
Nel pomeriggio rinuncio a una deviazione. Non perché non abbia voglia, ma perché non conosco il percorso e sono stanco di verificare ogni ingresso. Questa rinuncia non compare su nessun cartello: resta dentro di me, insieme alle cose che imparo a non proporre.
La sera torno e l’ascensore funziona. Appoggio il pane sul tavolo. Sono uscito, ho incontrato un amico, ho fatto quasi tutto. Eppure una parte della giornata l’ho spesa a rendere possibile la parte restante.
Non voglio essere un esempio di forza ogni volta che compro il pane. Vorrei poter scegliere dove andare senza dover prima chiedere alla città se è d’accordo.
La Stoccata di Cyrano — Quarant’anni per scendere da un marciapiede
Un gradino non occupa una pagina di bilancio. Occupa l’ingresso di una persona nella vita degli altri. Chi lo supera senza pensarci vede pochi centimetri; chi non può superarli deve cambiare programma, trovare aiuto o rinunciare. È da questa differenza concreta che dovrebbe partire il dibattito sull’accessibilità.
Dire che lo Stato non abbia mai preso in considerazione il problema sarebbe inesatto. Le norme esistono, gli strumenti di pianificazione anche, e sono documentati finanziamenti pubblici. La critica più solida riguarda ciò che accade dopo: chi traduce gli obblighi in percorsi utilizzabili, chi controlla, chi risponde se l’intervento resta sulla carta?
I fatti: numeri che non misurano tutti la stessa cosa
| Dato | Che cosa documenta | Che cosa non dimostra |
|---|---|---|
| 2,9 milioni di persone con limitazioni gravi nelle attività abituali, nel 2023 | La dimensione di una popolazione rilevata da ISTAT | Non è il numero delle persone paraplegiche o che usano una carrozzina |
| Solo il 40% delle scuole risulta accessibile agli alunni con disabilità motoria, a.s. 2024–2025 | Un deficit documentato nel patrimonio scolastico | Non è la percentuale di accessibilità di tutti gli edifici italiani |
| 43 capoluoghi su 118, il 36,4%, con PEBA approvato secondo l’indagine Coscioni al 24 febbraio 2026 | L’esito di un monitoraggio associativo sui capoluoghi, esclusa Roma | Non è un censimento di tutti i Comuni; piano approvato non significa lavori completati |
Fonti: ISTAT, infografica del 3 dicembre 2025; ISTAT, rapporto del 27 maggio 2026; Associazione Luca Coscioni, comunicato del 28 febbraio 2026. [1–3]
Nell’indagine associativa, altri 16 capoluoghi avevano piani non ancora approvati dal Consiglio o strumenti alternativi, 25 erano in fase di redazione e 34 risultavano senza piano oppure con informazioni insufficienti. Quest’ultima categoria non consente di affermare che tutti e 34 fossero certamente privi di PEBA. Roma è esclusa dal conteggio per la competenza dei Municipi. [3]
Il dato scolastico significa, concretamente, che il diritto a frequentare e la possibilità materiale di utilizzare un edificio restano due questioni da verificare separatamente. Le percentuali nazionali, però, non descrivono le condizioni di ogni singola scuola.
Le leggi: l’accessibilità non nasce da una concessione
| Riferimento | Funzione essenziale |
|---|---|
| Legge 41/1986, art. 32, commi 21–22 | Introduce i Piani di eliminazione delle barriere architettoniche per gli edifici pubblici esistenti interessati dalla disposizione |
| Legge 13/1989 e D.M. 236/1989 | Disciplinano il superamento delle barriere negli edifici privati e fissano requisiti tecnici di accessibilità, visitabilità e adattabilità |
| Legge 104/1992, art. 24 | Interviene sulle opere e amplia i piani all’accessibilità degli spazi urbani |
| D.P.R. 503/1996 | Regola l’eliminazione delle barriere negli edifici, spazi e servizi pubblici |
| Legge 67/2006 | Prevede tutela giudiziaria contro le discriminazioni legate alla disabilità |
| Convenzione ONU, art. 9 | Impegna gli Stati sull’accessibilità dell’ambiente fisico, dei trasporti, dell’informazione e dei servizi |
Riferimenti e collegamenti normativi: [4–8]. L’applicazione al singolo immobile dipende da destinazione, caratteristiche, interventi edilizi e disciplina pertinente: l’esistenza di una barriera non permette da sola di attribuire automaticamente una specifica responsabilità o sanzione.
Un punto tecnico conta: accessibilità, visitabilità e adattabilità non sono sinonimi. Un edificio adattabile non è per questo già utilizzabile senza ostacoli. E il simbolo della carrozzina su una porta non certifica che ingresso, percorso e servizio siano effettivamente fruibili. [5]
Chi deve intervenire: le responsabilità non finiscono tutte al municipio
Per un marciapiede comunale il primo interlocutore è normalmente il Comune; per un edificio scolastico occorre individuare l’ente competente sull’immobile, non attribuire automaticamente ogni lavoro al dirigente scolastico. Per autobus, stazioni e servizi bisogna distinguere proprietario dell’infrastruttura, gestore e soggetto che affida il servizio. Per negozi e condomini entrano in gioco responsabilità private e norme specifiche. È una mappa di verifica, non una conclusione legale sul singolo caso.
Al livello nazionale spettano norme, indirizzi e strumenti di finanziamento e tutela; Regioni ed enti territoriali hanno competenze di programmazione e attuazione secondo i settori. Questa distribuzione richiede coordinamento. Non può diventare una risposta circolare nella quale ciascuno indica l’ufficio successivo.
Perché il problema rimane: fatti e interpretazione
Un fatto contraddice la tesi dell’assenza totale dello Stato: il Dipartimento per le politiche in favore delle persone con disabilità ha comunicato il 10 gennaio 2023 l’attribuzione di 12 milioni di euro per la progettazione dei PEBA, a sostegno dei Comuni tra 5.000 e 20.000 abitanti. È un finanziamento specifico per i piani: non il totale nazionale per l’accessibilità, non la prova della spesa effettiva e non il conteggio delle barriere rimosse. [9]
La lettura di Cyrano è questa: quando finanziamento, pianificazione, cantiere e manutenzione non sono rendicontati insieme, il cittadino fatica a capire dove si sia fermato il diritto. L’adozione di un piano è necessaria, ma deve tradursi in priorità, risorse, scadenze e verifiche sull’uso reale degli spazi.
Le possibili cause da accertare nei singoli enti comprendono carenze tecniche, frammentazione delle competenze, risorse insufficienti rispetto agli interventi necessari e priorità politiche concorrenti. I dati qui consultati non permettono di assegnare a ciascuna causa una quota nazionale, né di attribuire a tutti gli amministratori una volontà deliberata di esclusione.
Il miglior controargomento merita spazio: il patrimonio esistente è complesso, i lavori costano e i vincoli possono richiedere soluzioni tecniche specifiche. Pretendere che ogni barriera scompaia domani non è un programma. Ma proprio la complessità rende indispensabile un calendario pubblico: quali percorsi vengono resi accessibili per primi, con quali fondi, entro quando?
Le barriere umane: l’aiuto deve lasciare spazio alla scelta
Nel racconto, la macchina sullo scivolo e gli scatoloni nel bagno rendono inutilizzabile ciò che era stato predisposto. La persona allo sportello parla all’accompagnatore; il passante offre un elogio invece di ascoltare una necessità. Sono scene inventate per mostrare comportamenti, non una misura statistica della loro frequenza.
Il principio proposto è semplice: rivolgersi direttamente alla persona, chiedere prima di intervenire, non spostare una carrozzina senza consenso. La disponibilità individuale è preziosa, ma un servizio accessibile deve consentire la maggiore autonomia possibile senza trasformare ogni ingresso in una richiesta di favore.
Che cosa chiedere a Governo e amministrazioni
Queste sono proposte editoriali, non misure tutte già operative:
| Azione | Utilità | Limite da affrontare |
|---|---|---|
| Rendere pubblici PEBA, priorità, finanziamenti e avanzamento dei lavori | Permette di distinguere promesse, stanziamenti e risultati | Richiede dati aggiornati e confrontabili |
| Finanziare percorsi continui, da casa ai servizi e ai trasporti | Evita rampe isolate collegate a tragitti impraticabili | Richiede accordi tra enti e gestori |
| Coinvolgere e remunerare persone con disabilità nelle verifiche d’uso | Fa emergere problemi che un controllo solo documentale può perdere | Non sostituisce collaudi e responsabilità professionali |
| Garantire manutenzione e tempi di ripristino degli impianti | Riduce l’accessibilità disponibile soltanto sulla carta | Comporta spesa e organizzazione continuative |
| Verificare inerzie e applicare gli strumenti previsti dall’ordinamento | Rende identificabile la responsabilità | Richiede accertamenti, procedure e tutela delle parti |
La domanda da porre a un sindaco non è soltanto «avete approvato il PEBA?». È: «quali tragitti sono diventati utilizzabili, quali ostacoli rimangono e quando verranno rimossi?». Al Governo va chiesta una rendicontazione che consenta di confrontare quei risultati senza confondere le somme assegnate con le opere concluse.
Un diritto non si misura dalla facilità con cui viene proclamato. Si misura dalla porta che permette di attraversare.
Associazioni e strumenti: a chi rivolgersi
| Soggetto | Ambito verificato | Collegamento |
|---|---|---|
| Associazione Luca Coscioni | Campagna sulle barriere, monitoraggio PEBA e iniziative di tutela antidiscriminatoria | Pagina dedicata |
| FIABA ETS | Sensibilizzazione sulle barriere fisiche e culturali, attività tecnica e progettazione accessibile | Sito ufficiale |
| FAIP Regione Veneto ETS | Rappresentanza e iniziative per persone con lesione midollare; riferimento territoriale veneto | Presentazione e associazioni aderenti |
| Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità | Autorità pubblica, non associazione: riceve segnalazioni e svolge funzioni di tutela | Funzioni e segnalazioni |
Per una barriera concreta conviene conservare luogo, data, fotografie e descrizione dell’accesso impedito; individuare l’ente o il gestore competente e inviare una richiesta scritta di intervento con protocollo. Si può chiedere al Comune il PEBA e lo stato degli interventi. Un’associazione o un legale può valutare gli strumenti adatti quando emerge una possibile discriminazione. La segnalazione al Garante non equivale automaticamente a un ricorso giudiziario e non va considerata sostitutiva delle relative scadenze.
Fonti e limiti della verifica
- ISTAT, 3 dicembre 2025, fonte istituzionale — Persone con disabilità: dati riferiti a più annualità, esplicitate nell’infografica.
- ISTAT, 27 maggio 2026, rapporto statistico ufficiale — Inclusione scolastica, a.s. 2024–2025.
- Associazione Luca Coscioni, 28 febbraio 2026, monitoraggio associativo — Indagine sui 118 capoluoghi. Fonte impegnata nella tutela dei diritti e nel contenzioso: non un censimento statistico nazionale indipendente. La stima associativa sul complesso dei Comuni non è stata usata come dato censuario.
- Legge 41/1986 e legge 104/1992, art. 24 — Obbligo storico PEBA verificato anche attraverso la ricostruzione associativa; articolo 24 su Normattiva. Il testo integrale della legge 41 non è stato recuperato direttamente durante questa verifica.
- Legge 13/1989 e D.M. 236/1989, fonti normative — Legge sugli edifici privati; decreto tecnico. Collegamenti a versioni consolidate datate; l’applicazione a una pratica attuale richiede verifica del testo pertinente.
- D.P.R. 503/1996, fonte normativa istituzionale — Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
- Legge 67/2006 — Riproduzione del testo originario su LexItalia, fonte giuridica secondaria; esistenza e funzione della legge riscontrate anche nella normativa istitutiva del Garante. Non viene qui ricostruita la disciplina processuale vigente nel dettaglio.
- Convenzione ONU, fonte internazionale su sito istituzionale italiano — Testo, art. 9 sull’accessibilità.
- Dipartimento per le politiche in favore delle persone con disabilità, 10 gennaio 2023, comunicazione istituzionale — Attribuzione di 12 milioni per la progettazione PEBA.
- Fonti dirette delle organizzazioni — FIABA: finalità; FAIP Regione Veneto; Garante: funzioni.
Controllo critico: non si attribuiscono intenzioni collettive allo Stato; non si scambiano piani e finanziamenti per lavori conclusi; non si estende un’indagine sui capoluoghi all’intero Paese. Restano da verificare, per un’inchiesta locale, atti aggiornati, risorse impegnate e pagate, collaudi e percorsi effettivamente fruibili. Testo giornalistico: non sostituisce una valutazione tecnica o legale del singolo caso.





