I soldi pubblici, le case, i patrimoni, l’assistenza e quella domanda che nessun genitore vorrebbe essere costretto a farsi: chi si prenderà cura di mio figlio quando non ci sarò più?
Un’inchiesta di Futurabile | Prima parte | Ottobre 2026
Ci sono genitori che invecchiano con una paura che gli altri, forse, non riescono neppure a immaginare. Alla paura di morire si aggiunge quella di lasciare un figlio con disabilità senza qualcuno che gli prepari da mangiare, che lo accompagni dal medico, che riconosca un suo bisogno anche quando non riesce a esprimerlo e che sappia distinguere un gesto di insofferenza da una richiesta d’aiuto, un momento di silenzio dalla solitudine. Per molte famiglie questa preoccupazione accompagna i genitori per tutta la vita, molto prima della vecchiaia. Mentre affrontano ogni giorno le difficoltà dell’assistenza, cercano anche di costruire una risposta alla domanda più dolorosa: che cosa succederà dopo? È da questa paura che nasce il significato del Dopo di Noi. Una definizione che sembra quasi voler addolcire ciò che rappresenta: la necessità di garantire una vita dignitosa alle persone con disabilità grave anche quando il sostegno familiare viene meno.
Nel 2016 il Parlamento approva la Legge 112, che introduce strumenti di sostegno all’autonomia, alla domiciliarità e alla protezione patrimoniale. L’obiettivo non è semplicemente trovare un posto dove una persona possa vivere, ma favorire percorsi che rispettino, per quanto possibile, la sua volontà, le sue capacità e le sue relazioni. La legge, tuttavia, non garantisce automaticamente a ogni beneficiario una casa o un determinato numero di ore di assistenza. Prevede interventi organizzati attraverso finanziamenti, programmi regionali, progetti individuali e servizi territoriali. E proprio qui nasce il primo problema: tra ciò che una legge prevede e ciò che una persona riesce concretamente a ottenere può esistere una distanza considerevole. La nostra inchiesta nasce per comprendere questa distanza e ricostruire quanto del denaro destinato alle persone con disabilità riesca a trasformarsi in servizi effettivi e come sia possibile verificarlo.
I progetti di Empoli e le risorse pubbliche
Abbiamo scelto di partire dalla Toscana, precisamente da Empoli, dove opera la Fondazione Dopo di Noi ETS, costituita nel 2004, dodici anni prima della legge nazionale. La Fondazione ha sviluppato nel tempo attività assistenziali, percorsi educativi, laboratori e progetti di autonomia abitativa. Tra questi figura “Vorrei mettere su casa”, un’iniziativa che coinvolge la Società della Salute Empolese Valdarno Valdelsa e che punta ad accompagnare persone con disabilità verso forme di vita il più possibile autonome. Nel febbraio 2024 viene inaugurata a Montelupo Fiorentino anche Casa Torre, ospitata in un immobile che il Comune ha concesso gratuitamente alla Fondazione. Nella comunicazione ufficiale del Comune si racconta un’esperienza di convivenza pensata per aiutare le persone a sperimentare una quotidianità meno dipendente dalla famiglia.
Imparare a preparare un pasto, organizzare la giornata, condividere gli spazi e affrontare piccole responsabilità può rappresentare una conquista enorme per chi ha trascorso buona parte della propria vita dipendendo dagli altri. Riconoscere il valore di queste esperienze significa anche chiedersi come valutarne gli effetti sulla vita delle persone. L’apertura di una casa mette a disposizione una struttura; per capire quale autonomia abbiano conquistato coloro che la abitano occorre seguirne i percorsi e conoscere i risultati. Cercando di capire quanto costino questi percorsi e quante persone riescano a beneficiarne che siamo entrati nei documenti economici della Fondazione. Nella sezione Trasparenza del sito della Fondazione sono disponibili bilanci e documenti contabili. La relazione dell’organo di controllo relativa al 2025 riporta una crescita dei contributi provenienti dagli enti pubblici: 243.508 euro nel 2022, 293.034 nel 2023, 329.959 nel 2024 e 419.912 euro nel 2025.
Nel periodo considerato, dunque, i contributi pubblici indicati nella relazione sono aumentati di circa il 72%. Per interpretare questa crescita occorre capire se corrisponda a un ampliamento dei progetti, a un aumento delle persone assistite, a maggiori costi o a nuove attività finanziate, esaminando ciò che è stato realizzato. Nella relazione dell’organo di controllo firmata il 17 giugno 2026 compare però una differenza che merita un chiarimento: in un passaggio i contributi pubblici del 2025 sono indicati in 419.912 euro, mentre in un altro la corrispondente voce del rendiconto gestionale riporta 412.912 euro. La differenza di settemila euro potrebbe avere spiegazioni contabili perfettamente legittime e non permette di dedurre un’irregolarità. Occorre però un chiarimento che consenta a chi legge di ricostruire il rapporto tra i due importi.
Nel prospetto dei contributi pubblici incassati nel 2025 risultano cinque versamenti della Società della Salute riferiti al progetto “Vorrei mettere su casa”, per complessivi 363.286,57 euro. Nello stesso prospetto figurano ulteriori 26.299,13 euro contrassegnati come PNRR. Sono cifre importanti, soprattutto quando vengono considerate dal punto di vista di una famiglia che deve organizzare ogni giorno l’assistenza di una persona cara. Per comprenderne la portata bisogna tenere presente che un finanziamento incassato non coincide necessariamente con la spesa sostenuta nello stesso anno, e una somma destinata a un progetto di autonomia abitativa non può essere automaticamente attribuita al servizio domiciliare privato. Senza le convenzioni e i rendiconti analitici rischieremmo di confondere attività e finanziamenti differenti.
Gli importi pubblicati consentono quindi di conoscere quanto risulta incassato, mentre resta da ricostruire, per ogni progetto, il collegamento completo tra quelle somme, le prestazioni effettivamente erogate e i risultati conseguiti.
Il lavoro di assistenza e l’accesso ai servizi
Nel 2025 il costo del personale della Fondazione raggiunge, secondo la relazione di controllo, 458.300 euro, rispetto ai 311.078 euro del 2024. Rappresenta il 73,28% dei costi delle attività di interesse generale. Nell’assistenza, una quota elevata di spesa per il personale va letta considerando la natura del servizio, che richiede operatori preparati, continuità, esperienza e presenza umana. Risparmiare sul personale senza considerare gli effetti sulla qualità dell’assistenza potrebbe essere la scelta peggiore. Per valutare questa spesa vorremmo conoscere la distribuzione delle ore di lavoro tra abitazioni condivise, attività educative e assistenza domiciliare, insieme all’incidenza del coordinamento, dell’amministrazione e delle altre funzioni necessarie.
Nel bilancio 2024 la Fondazione riferisce di assistere circa 32 persone con disabilità attraverso modalità differenti. Il documento descrive anche l’impiego di assistenti familiari, animatori e figure di coordinamento. Dividere il costo complessivo del personale per il numero degli assistiti non darebbe però una misura attendibile del costo annuale dell’assistenza ricevuta da ciascuno. Si tratterebbe inoltre di mettere in rapporto dati riferiti ad anni diversi. Non tutte le persone ricevono le stesse prestazioni, non tutte hanno bisogno dello stesso numero di ore, e i costi comprendono attività che non possono essere attribuite indistintamente a ciascun beneficiario. Un’assistenza continuativa e un percorso educativo di poche ore settimanali non sono economicamente confrontabili.
Per questo cerchiamo elementi che permettano di conoscere la struttura dei costi, il numero delle ore effettivamente erogate, le persone raggiunte dai singoli servizi e il modo in cui viene valutata la qualità dell’assistenza. Sono informazioni necessarie per comprendere a quali bisogni risponda la spesa e quali servizi permetta di garantire. Un capitolo particolarmente interessante riguarda il servizio domiciliare che la Fondazione presenta sul proprio sito. Vengono descritte attività socio-assistenziali e socio-educative realizzate attraverso assistenti familiari, educatori, animatori e psicologi, con programmi concordati con la persona e con la sua famiglia. La pagina dedicata all’assistenza domiciliare illustra le prestazioni, mentre il bilancio 2024 documenta l’accreditamento ottenuto nel maggio dello stesso anno e l’attivazione di alcuni contratti privati.
Ciò che non riusciamo a ricavare da quella pagina, invece, è quanto debba pagare una famiglia, quali tariffe vengano applicate e se, in determinate condizioni, parte del servizio sia coperta da risorse pubbliche. Anche se queste informazioni possono essere comunicate direttamente agli interessati, conoscerne le regole generali aiuterebbe le famiglie a orientarsi. Immaginiamo un genitore anziano che non riesce più a sollevare il figlio, ad accompagnarlo durante la giornata o a garantirgli la presenza necessaria. Per organizzare un aiuto a domicilio deve sapere quanto gli costerà, se potrà ottenere un sostegno economico e a quali condizioni. Per chi non dispone delle risorse necessarie a pagare, queste risposte determinano la possibilità stessa di accedere al servizio.
Per evitare equivoci sarà indispensabile distinguere il servizio domiciliare eventualmente acquistato privatamente dalle famiglie dal supporto alla domiciliarità realizzato nell’ambito di progetti abitativi finanziati pubblicamente. Sono attività che possono avere destinatari, costi e fonti economiche differenti. Le richieste di documentazione terranno conto di questa distinzione, così da ricondurre ogni finanziamento alle prestazioni cui è effettivamente destinato. La ricostruzione del periodo 2023-2025 serve anche a capire quali prospettive si aprano nel 2026. Vorremmo conoscere quanto previsto per il Fondo Dopo di Noi, i tempi degli eventuali nuovi bandi, le risorse assegnate alla Toscana e quelle destinate al territorio empolese. Alle famiglie occorrono anche indicazioni sui criteri con cui saranno selezionate le persone ammesse ai progetti. Su questo punto non vogliamo confondere lo stanziamento nazionale con l’apertura di un bando regionale o territoriale. Sono passaggi diversi, che devono essere verificati nei rispettivi atti.
Ci interessa anche conoscere quante persone abbiano chiesto di accedere ai progetti negli anni precedenti e quante siano state ammesse. Perché uno dei numeri più importanti potrebbe non essere quello dei beneficiari accolti, ma quello delle persone rimaste in attesa. La Legge 112/2016 ha aperto una strada, ma è legittimo chiedersi fino a che punto quella strada sia concretamente percorribile da tutti coloro che ne avrebbero bisogno.
I patrimoni affidati e il problema di chi controlla
Il Dopo di Noi coinvolge anche un tema ancora più delicato, quello del patrimonio familiare. Molti genitori cercano di assicurare un futuro al proprio figlio lasciandogli una casa, dei risparmi o altri beni. Ma possedere qualcosa non equivale necessariamente a essere in grado di amministrarlo, e soprattutto non assicura che quelle risorse vengano utilizzate correttamente nel tempo. Tra gli strumenti utilizzabili ci sono i trust, che permettono di destinare determinati beni a uno scopo e affidarli alla gestione di un soggetto chiamato trustee, secondo regole stabilite nell’atto istitutivo. Il trust può offrire una protezione importante, la cui tenuta dipende anche dalle regole di gestione e dai controlli su chi amministra i beni.
Nella documentazione relativa al 2025 la Fondazione indica un patrimonio netto di circa 306.814 euro all’inizio del 2026. Viene inoltre menzionato un immobile ricevuto in donazione nel 2023, iscritto per un valore periziato di 200.000 euro, insieme a beni gestiti nell’ambito di rapporti fiduciari di trust nei territori di Fucecchio e Viareggio. È necessario distinguere il patrimonio che appartiene alla Fondazione dai beni che essa eventualmente amministra in qualità di trustee. Confondere queste due situazioni significherebbe attribuire proprietà e disponibilità economiche senza un fondamento giuridico. Fatta questa distinzione, resta da conoscere chi riceva i rendiconti, chi verifichi le decisioni del trustee, quali controlli siano previsti e come venga destinato il patrimonio residuo alla morte del beneficiario. La risposta dipende anche dalle disposizioni dei singoli atti e dai rapporti giuridici effettivamente costituiti.
Non abbiamo elementi per sostenere che siano state commesse irregolarità. Abbiamo però motivi sufficienti per ritenere che la trasparenza delle regole di gestione meriti attenzione, soprattutto quando i beni sono destinati alla protezione di persone vulnerabili. La protezione dei patrimoni familiari lascia aperta anche la questione di quali opportunità di autonomia siano accessibili a chi non possiede una casa, risparmi o altri beni da destinare a un trust. La Fondazione dichiara nei propri documenti di svolgere attività anche a favore di persone che non conferiscono beni. Per comprenderne l’applicazione concreta vorremmo sapere quante persone senza patrimonio vengono accolte, quali progetti frequentano, come vengono finanziate le prestazioni e quali criteri regolano l’accesso. Perché sarebbe un paradosso se una legge pensata per proteggere le persone più fragili finisse per funzionare meglio per chi possiede già maggiori risorse. Per stabilire se esistano differenze di accesso a Empoli servono elementi che al momento non abbiamo.
Le famiglie, i caregiver e la continuità dell’assistenza
Le possibilità di autonomia della persona con disabilità si intrecciano con le condizioni del caregiver familiare: il genitore, il coniuge, il figlio, il fratello o la sorella che dedica una parte importante della propria vita all’assistenza di una persona non autosufficiente. L’assistenza può comportare la rinuncia al lavoro o la riduzione dell’orario, il rinvio dei propri progetti e il consumo dei risparmi, fino al rischio di arrivare alla vecchiaia con pochi contributi pensionistici. E mentre discutiamo del Dopo di Noi, dobbiamo occuparci anche del durante noi, perché il futuro della persona assistita dipende spesso dalle condizioni di chi se ne prende cura nel presente. Quali tutele economiche, previdenziali e lavorative sono effettivamente in vigore nel 2026? Quali riguardano i caregiver occupati e quali, invece, chi presta assistenza senza avere un lavoro retribuito? Quali interventi sono stati approvati e quali sono ancora soltanto proposte legislative?
Sono distinzioni importanti. Una proposta di legge non è un beneficio già disponibile e un sostegno economico destinato alla persona con disabilità non equivale automaticamente a uno stipendio per chi la assiste. Nella nostra ricerca chiederemo anche quali servizi di sollievo e accompagnamento siano disponibili sul territorio e come le famiglie possano concretamente accedervi. Per una madre anziana che assiste il figlio da decenni, la possibilità di riposare può dipendere proprio dall’accesso a questi servizi. Tornando alla Fondazione di Empoli, nella relazione relativa al 2025 l’organo di controllo riferisce di non aver individuato particolari rilievi nella gestione esaminata. Precisa tuttavia di non essere incaricato della revisione legale completa del bilancio. Lo stesso documento richiama l’opportunità di rafforzare la struttura amministrativa, distinguere meglio le funzioni e definire organigramma e mansioni, oltre a segnalare questioni relative alla liquidità.
Queste osservazioni richiedono di essere comprese nel loro contesto, anche attraverso la conoscenza degli interventi eventualmente adottati, e non dimostrano una cattiva gestione. Aiutano però a precisare quali aspetti dell’organizzazione occorra approfondire. Una contabilità formalmente corretta non coincide necessariamente con la dimostrazione che un progetto abbia raggiunto tutti gli obiettivi sociali previsti. Per questa seconda valutazione servono altri elementi: prestazioni, continuità, qualità, risultati e condizioni concrete di vita dei beneficiari. La documentazione integrativa potrebbe confermare la piena coerenza tra le attività svolte e le risorse ricevute, chiarendo molti degli interrogativi aperti. La valutazione dovrà dipendere da ciò che emergerà: servizi che funzionano, aspetti da migliorare e questioni per le quali mancano ancora informazioni sufficienti.
Perché abbiamo deciso di chiedere i documenti
A questo punto ci troviamo davanti a un limite. Le informazioni pubblicamente disponibili ci consentono di conoscere importi, progetti e alcune caratteristiche dell’organizzazione, ma non di ricostruire interamente il rapporto tra le somme finanziate e le prestazioni rese. Per superarlo, Futurabile invierà una PEC alla Società della Salute Empolese Valdarno Valdelsa, esercitando il diritto di accesso civico generalizzato previsto dall’articolo 5, comma 2, del Decreto legislativo 33/2013. Vogliamo conoscere non soltanto quanto denaro sia stato versato, ma quali servizi fosse destinato a finanziare, quali prestazioni siano state effettuate e quali controlli siano stati eseguiti. Per trasparenza pubblichiamo il contenuto della richiesta che intendiamo trasmettere.
Il testo della PEC
Destinatario: sdsempolesevaldarnovaldelsa@pec.it
Oggetto: Istanza di accesso civico generalizzato ai sensi dell’art. 5, comma 2, D.Lgs. 33/2013 – Fondazione Dopo di Noi ETS – Documentazione economica, progettuale e assistenziale 2023-2026.
Spett.le Società della Salute Empolese Valdarno Valdelsa,
il sottoscritto [Nome e Cognome], ai sensi dell’articolo 5, comma 2, del Decreto legislativo 33/2013, chiede di ricevere copia della documentazione detenuta da codesta amministrazione relativa ai rapporti economici, convenzionali e assistenziali intercorsi con la Fondazione Dopo di Noi ETS di Empoli, relativamente agli anni 2023, 2024 e 2025, nonché agli atti di programmazione e finanziamento eventualmente già adottati per il 2026.
In particolare, si richiede copia degli atti di assegnazione, delle convenzioni, dei contratti, degli accordi integrativi, delle determinazioni di liquidazione e dei documenti relativi ai contributi pubblici erogati alla Fondazione, con riferimento anche al progetto “Vorrei mettere su casa”, ai finanziamenti della Legge 112/2016 e alle eventuali risorse PNRR.
Si richiede inoltre la documentazione disponibile relativa alle attività finanziate e realizzate: numero aggregato dei beneficiari, prestazioni previste, ore di assistenza programmate ed effettivamente erogate, corrispettivi riconosciuti, rendicontazioni economiche e relazioni sull’esecuzione dei progetti.
Per quanto riguarda l’assistenza domiciliare, si chiede di conoscere attraverso gli atti esistenti gli eventuali finanziamenti pubblici specificamente destinati al servizio, le tariffe convenzionate, le modalità di compartecipazione economica delle famiglie e i criteri di accesso, distinguendo tale servizio dai percorsi di domiciliarità nell’ambito delle abitazioni condivise.
Si richiede copia degli atti già disponibili relativi alla programmazione del Fondo Dopo di Noi 2026, agli eventuali avvisi pubblici territoriali, ai criteri di selezione e ai dati aggregati sulle domande presentate, accolte e rimaste in attesa negli anni oggetto della richiesta.
Si richiedono altresì i regolamenti e gli atti disponibili riguardanti l’accesso ai servizi da parte di persone prive di patrimonio, nonché la documentazione sulle eventuali misure territoriali di sostegno e sollievo per i caregiver familiari vigenti nel 2026.
Con riferimento alla gestione di beni destinati a persone con disabilità, si chiedono esclusivamente gli eventuali accordi, convenzioni o documenti di controllo detenuti dall’amministrazione e ostensibili ai sensi della normativa vigente, senza acquisizione di dati patrimoniali personali dei beneficiari.
Si richiede infine copia degli eventuali atti di verifica amministrativa, delle relazioni di controllo, delle contestazioni e dei provvedimenti di recupero delle somme, ove esistenti, nonché degli eventuali documenti utili a chiarire le differenze tra i valori dei contributi pubblici riportati nella relazione di controllo 2025 della Fondazione.
La presente istanza riguarda documenti e dati già detenuti dall’amministrazione e non richiede la formazione di nuove elaborazioni statistiche.
Non si richiedono informazioni sanitarie, dati identificativi o documentazione personale degli assistiti. Qualora alcuni atti contengano informazioni riservate, si richiede l’accesso parziale con oscuramento dei soli dati non ostensibili.
Si chiede la trasmissione della documentazione in formato elettronico e la conferma della protocollazione della presente istanza.
In caso di diniego totale o parziale, si richiede un provvedimento motivato, con indicazione delle disposizioni applicate e delle modalità di riesame previste dalla legge.
In attesa di riscontro nei termini previsti dalla normativa vigente, si porgono cordiali saluti.
[Nome e Cognome]
[Recapito PEC]
[Data]
La Fondazione avrà la possibilità di rispondere Non ci rivolgeremo soltanto alla Società della Salute. Una ricostruzione giornalistica corretta deve prevedere anche la possibilità per la Fondazione di spiegare direttamente come funziona la propria organizzazione. Invieremo quindi una richiesta di chiarimenti all’indirizzo pubblico segreteria@dopodinoitoscana.it. Vorremmo conoscere, innanzitutto, le tariffe dell’assistenza domiciliare, la distribuzione delle ore di servizio, il costo delle differenti attività e i criteri utilizzati per valutare i risultati dei progetti. Ci interessa sapere quali siano le modalità di accesso, anche per le famiglie con risorse economiche limitate, e quanti beneficiari siano stati raggiunti dalle diverse iniziative tra il 2023 e il 2025.
Dedicheremo particolare attenzione alla gestione dei beni e dei trust. Chiederemo quali procedure di vigilanza siano previste, chi abbia il diritto di ricevere i rendiconti, come siano disciplinate le destinazioni patrimoniali e quali tutele vengano adottate per garantire che le risorse siano impiegate nell’interesse dei beneficiari. Il tutto senza richiedere la pubblicazione di dati personali. Vogliamo inoltre comprendere quali attività siano previste nel 2026, quali progetti abbiano ottenuto finanziamenti e quali iniziative siano rivolte ai caregiver familiari. Chiederemo anche quali interventi siano stati avviati per rafforzare l’organizzazione amministrativa, alla luce delle osservazioni riportate nella relazione dell’organo di controllo. Alla Fondazione sarà data la possibilità di fornire documenti, precisazioni e una propria versione dei fatti, che verranno riportati distinguendo le dichiarazioni dai dati verificabili.
Le risposte contribuiranno alla ricostruzione dell’inchiesta e alla valutazione delle questioni che restano aperte.
La domanda che rimane
Questa prima ricostruzione mostra quanto il sistema del Dopo di Noi coinvolga lo Stato, le Regioni, gli enti territoriali, il Terzo settore, le famiglie e, in alcuni casi, anche patrimoni privati destinati alla tutela di persone con disabilità. È una rete complessa, nella quale responsabilità e risorse possono essere distribuite tra soggetti diversi. Ed è proprio questa complessità a rendere necessario un controllo pubblico comprensibile. Una famiglia non dovrebbe essere costretta a diventare esperta di bilanci, trust, convenzioni e finanziamenti per capire quali servizi siano disponibili per il proprio figlio. Eppure, spesso, la ricerca di una risposta passa anche attraverso questo labirinto di norme e procedure.
L’esame dei conti riguarda le risorse necessarie a garantire l’assistenza e la responsabilità di chi le amministra; il valore della persona e la sua dignità restano al di fuori di qualsiasi calcolo economico. Attraverso il denaro pubblico, la società si assume una parte di questa responsabilità. Per questo deve essere possibile seguirne il percorso, verificare come venga utilizzato e comprendere se produca i risultati per i quali è stato destinato. Nei prossimi approfondimenti esamineremo la documentazione che riusciremo a ottenere, confronteremo le risposte degli enti e cercheremo di ascoltare anche le persone direttamente coinvolte, nel rispetto della loro volontà e della loro riservatezza. I documenti e le testimonianze serviranno a tornare alla preoccupazione da cui siamo partiti: quando una madre o un padre affidano il futuro del proprio figlio a un sistema che promette di proteggerlo, quali garanzie concrete hanno che quella promessa venga mantenuta?
L’inchiesta continua su Futurabile.
Disclaimer e nota di trasparenza
La presente inchiesta è realizzata da Futurabile con finalità giornalistiche e di interesse pubblico. Le informazioni riportate derivano dai documenti e dalle fonti espressamente citati. Le valutazioni editoriali e gli interrogativi di approfondimento sono distinti dai fatti documentati. Le differenze contabili evidenziate, le informazioni non ancora disponibili e le domande relative ai finanziamenti, alle attività assistenziali e alla gestione dei patrimoni non costituiscono prova di irregolarità o comportamenti illeciti da parte della Fondazione Dopo di Noi ETS, dei suoi rappresentanti o degli enti pubblici coinvolti. Le richieste di documentazione e chiarimento riportate nell’articolo sono presentate come iniziative che Futurabile intende intraprendere e non come comunicazioni già trasmesse. Gli eventuali riscontri saranno esaminati e pubblicati negli aggiornamenti dell’inchiesta.
La riservatezza delle persone con disabilità e delle loro famiglie sarà tutelata. Agli enti e ai soggetti citati sarà garantita la possibilità di fornire chiarimenti, osservazioni e rettifiche documentate. Eventuali errori accertati saranno corretti in modo trasparente.
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