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Art. 158 Il Tartufo Nero di Bagnoli, Maurizio Sbordone e la rivoluzione digitale che nasce nel bosco.

Tra le faggete dell’Alta Irpinia cresce un tartufo dall’aroma inconfondibile. Da generazioni cavatori e associazioni ne custodiscono la tradizione. Oggi Maurizio Sbordone, insieme alle sue cagnette Nerina e Lilly, porta quel mondo sui social, facendo conoscere oltre i confini del territorio Campano non soltanto un prodotto, ma anche il lavoro, la fatica e la dignità di chi lo cerca.

«E CHE COS’È? CHE COS’È?»

È l’alba sulle montagne dell’Alta Irpinia. Il freddo si fa sentire, il terreno è umido e tra le faggete dell’Altopiano del Laceno il silenzio è interrotto dai passi di un uomo e dai movimenti dei suoi cani. Non ci sono vetrine illuminate, confezioni eleganti o tavole imbandite. Ci sono gli alberi, la terra, il fiuto degli animali e l’esperienza di chi conosce quei boschi. Poi Nerina si ferma annusa il terreno, insiste su un punto.

Maurizio si avvicina, osserva e pronuncia quella frase che chi segue i suoi video su Tik Tok ha imparato a riconoscere: «E CHE COS’È? CHE COS’È?»

La risposta, naturalmente, è un tartufo.

Ma dietro quell’esclamazione, diventata la sua firma vocale, si nasconde una storia molto più interessante.

Una storia di natura, tradizioni, economia, animali, lavoro e tecnologia.

Perché Maurizio, oltre agli strumenti del cavatore, porta con sé uno smartphone. E con quello smartphone riesce a fare qualcosa che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato improbabile: portare il pubblico dentro un mestiere che si svolge lontano dagli occhi di tutti. Il tartufo continua a crescere nascosto sotto terra. Il lavoro di chi lo cerca, invece, comincia a uscire dall’ombra.

Maurizio Sbordone

è uno dei cavatori (tartufai) locali dell’areale di Bagnoli Irpino e dell’Altopiano del Laceno, salito alla ribalta social e locale proprio per la narrazione autentica delle sue uscite nei boschi dei Monti Picentini insieme alla sua cagnetta da tartufo, Nerina.


Chi è e cosa fa

  • Il Cavatore: Maurizio Sbordone pratica la ricerca tradizionale del tartufo nero (Tuber mesentericum) nelle faggete e nei querceti dell’alta Irpinia. A differenza della figura puramente commerciale del venditore, il cavatore vive la montagna in prima persona, conoscendo le “tartufaie” naturali (le zone di raccolta non tracciate nelle mappe) e battendo i sentieri in tutte le stagioni. 
  • Nerina, il cane da tartufo: È la compagna di cerca di Maurizio, mamma di Lilly. Nel mondo della tartuficoltura e della cavatura spontanea, il cane è la vera anima della ricerca: grazie a un olfatto finissimo e a un addestramento basato sulla complicità e sul gioco, individua gli ascomi maturi sottoterra senza danneggiare il micelio o il terreno circostante. 

Perché la loro storia e i loro video funzionano

  1. L’autenticità del lavoro sul campo: Rispetto alla promozione istituzionale, i contenuti di Maurizio e Nerina mostrano la battuta di caccia reale: la fatica della salita, la pioggia, il freddo dell’Appennino e la gioia dell’entrata in passata del cane quando fiuta il punto esatto.

  1. Il legame uomo-animale: L’intesa tra Maurizio e Nerina è il vero motore emotivo. I gesti rituali della cavatura — lo scavo delicato con il vanghetto (zappetto), le carezze, il premio dato al cane (il bocconcino dopo il ritrovamento) e la difesa del tartufo prima che il cane lo danneggi — creano una narrazione spontanea che conquista gli appassionati di natura e animali.

  1. Valorizzazione del prodotto alla radice: Attraverso le sue uscite, Sbordone mostra dal vivo come nasce e da dove proviene il Tartufo Nero di Bagnoli, facendo cultura sulla tracciabilità e sul rispetto dell’ecosistema boschivo contro le pratiche di bracconaggio o la raccolta fuori stagione.

Il Nero di Bagnoli: un tartufo con una propria identità

Tipologia Botanica e Caratteristiche Organolettiche

Il protagonista gastronomico della nostra storia è il Tuber mesentericum Vittad, conosciuto come Tartufo Nero di Bagnoli Irpino. Appartiene allo stesso genere botanico del celebre tartufo bianco pregiato e del nero pregiato di Norcia, ma è una specie diversa, con caratteristiche proprie. All’esterno presenta una superficie scura, ricoperta da piccole verruche. All’interno, la polpa assume tonalità brune o nocciola, attraversate da venature più chiare. Una delle sue caratteristiche morfologiche è una depressione alla base, simile a un piccolo ombelico.

  • Morfologia: Corpo fruttifero (ascoma) da globoso a reniforme, di dimensioni generalmente comprese tra i 2 e gli 8 cm. La sua caratteristica anatomica inconfondibile è la fossetta basale (una rientranza ombelicale pronunciata alla base).
  • Peridio e Gleba: La scorza esterna (peridio) si presenta di colore nero-bruno, finemente verrucosa. La carne interna (gleba) varia dal grigio-marrone al nocciola scuro a maturazione, solcata da venature biancastre e sterili molto ramificate. 

Il nome scientifico mesentericum richiama l’andamento delle venature interne, che ricordano le circonvoluzioni del mesentere anatomico. Ma la sua caratteristica più evidente non si vede: si sente.

Il Nero di Bagnoli possiede un aroma intenso, penetrante, con sentori che possono ricordare il sottobosco, il muschio e particolari note fenoliche. È un profumo deciso, non necessariamente gradito a tutti.

Per molto tempo questa specie è stata conosciuta anche con la denominazione commerciale di tartufo nero ordinario. Un aggettivo che rischia di suggerire un prodotto di scarso interesse. Ma ordinario non significa privo di qualità.

Il Tuber mesentericum non è una versione meno riuscita di un tartufo più famoso. È una specie distinta, con una propria identità aromatica e gastronomica.


Il Tuber mesentericum trova condizioni favorevoli in terreni calcarei e in ambienti boschivi dove crescono faggi, querce, carpini e noccioli.
I Monti Picentini, il comprensorio del Laceno e altre aree dell’Appennino campano presentano condizioni adatte alla sua presenza donando una delle massime espressioni.
Bisogna però chiarire una cosa: il Tuber mesentericum non cresce esclusivamente a Bagnoli. È presente anche in altre regioni italiane e in diversi territori europei.

Bagnoli non possiede l’esclusiva botanica del tartufo. Possiede una storia, una cultura e un’identità territoriale costruite intorno a esso.

Prima di raccontare la novità rappresentata da Maurizio Sbordone, bisogna ricordare chi ha mantenuto viva questa tradizione. Perché il Tartufo Nero di Bagnoli non nasce con TikTok. Da generazioni, cavatori, famiglie, commercianti, ristoratori, associazioni e istituzioni locali contribuiscono alla conoscenza e alla valorizzazione del prodotto. Un ruolo importante è svolto dall’Associazione Tartufai Monti Picentini, insieme agli altri operatori e organismi del territorio impegnati nella tutela delle tartufaie, nella promozione della cultura tartuficola e nel rispetto delle regole di raccolta. C’è poi la storica Mostra Mercato del Tartufo Nero di Bagnoli Irpino, che ha contribuito a rendere il paese un riferimento per gli appassionati e per il turismo gastronomico.

Ma soprattutto ci sono i cavatori.

Quelli che hanno imparato a conoscere i boschi dai propri padri, quelli che hanno trasmesso il mestiere ai figli, quelli che continuano a uscire nelle giornate fredde e umide, lontano dalle telecamere. La tradizione è il risultato di questo lavoro collettivo. Le associazioni hanno svolto e continuano a svolgere un ruolo fondamentale attraverso iniziative pubbliche, attività di promozione, tutela ambientale e confronto con le istituzioni. Sono strumenti tradizionali, certamente. Ma non per questo meno importanti.

I Protagonisti della Filiera.

La tutela e la trasmissione dell’arte della cavatura a Bagnoli Irpino sono affidate a istituzioni di tutela :

Associazione Tartufai Monti Picentini (con sede a Bagnoli Irpino, operativa presso la Pro Loco) è la principale portavoce nelle battaglie istituzionali per la difesa della denominazione di origine, la tracciabilità della filiera e il rispetto dei calendari di raccolta. 

Associazione Nazionale Tartufai Italiani (ANTI), attiva nella valorizzazione legislativa del tartufo campano nei tavoli ministeriali e regionali. 

Sono strumenti tradizionali, certamente ma non per questo meno importanti. La tradizione ha costruito le fondamenta. La tecnologia può contribuire ad aprire nuove finestre sul mondo. Ed è qui che entra in scena Maurizio.

Maurizio Sbordone: quando uno smartphone entra nel bosco

Maurizio Sbordone è un cavatore e il volto del progetto Irpinia Tartufi. Nei suoi video non si limita a mostrare il risultato della raccolta. Racconta la ricerca. Chi lo segue entra idealmente nel bosco insieme a lui. Osserva i cani, ne segue i movimenti, attende il momento in cui il fiuto individua qualcosa sotto terra. Poi arriva la scoperta «E che cos’è? Che cos’è?» Un’esclamazione semplice, spontanea, ripetuta fino a diventare un elemento riconoscibile della sua comunicazione.

Non servono scenografie. Ci sono gli alberi, la terra, la luce del mattino e qualche volta un freddo che lo spettatore può quasi avvertire. La novità non consiste semplicemente nel filmare la raccolta di un tartufo. Consiste nel trasformare un lavoro normalmente invisibile in un racconto accessibile a un pubblico molto più ampio.erve uno studio televisivo. Il set è il bosco.

Il consumatore, abituato a incontrare il tartufo sul piatto o dentro un vasetto, può finalmente vedere che cosa avviene prima. Può conoscere il cavatore, osservare il lavoro degli animali e comprendere che quel prodotto non compare magicamente su uno scaffale.

Maurizio non ha inventato la ricerca del tartufo e non è stato il primo a valorizzare quello di Bagnoli. Ha introdotto, nella propria attività, un linguaggio contemporaneo che contribuisce a far conoscere il prodotto e la professione del cavatore anche a chi vive lontano dall’Irpinia. Ed è una differenza importante.

Non ha dato dignità a un mestiere che ne fosse privo. Ha contribuito a rendere visibile una dignità professionale che troppo spesso rimaneva sconosciuta al consumatore.

Rassegna e Focus Informativo da “Il Mattino” (Edizione Irpinia)

La cronaca e le pagine di approfondimento dell’edizione irpina de Il Mattino (e delle testate di settore locali) hanno costantemente monitorato l’evoluzione del comparto, articolando il dibattito su tre direttrici fondamentali:

  1. La Mostra Mercato “Il Nero di Bagnoli” come Motore Economico:
    • La storica Mostra Mercato del Tartufo Nero e dei Prodotti Tipici dei Picentini, giunta ad oltre 44 edizioni, viene descritta nei reportage de Il Mattino come il principale evento enogastronomico dell’autunno irpino. La manifestazione richiama decine di migliaia di visitatori e genera un indotto economico per le strutture ricettive e la ristorazione del comprensorio Laceno-Bagnoli. 
  1. Le Battaglie sulla Tracciabilità e contro il “Mercato Sommerso”:
    • Negli articoli di approfondimento socio-economico, Il Mattino ha più volte acceso i riflettori sul paradosso bagnolese: la presenza di una materia prima d’eccellenza che per anni rischiava di essere deprezzata da “compratori di fuori” (grossisti umbri e toscani) giunti in Irpinia per fare incetta di prodotto a prezzi di saldo. Il quotidiano ha dato voce alle richieste dei cavatori per l’istituzione di una Borsa Merci e di un Marchio di Tutela Unico.
  2. Tutela Ambientale e Regolamentazione della Cerca:
    • La stampa locale ha frequentemente documentato le sfide legate al bracconaggio tartuficolo, alla cerca fuori stagione e ai rischi legati ai danneggiamenti delle tartufaie naturali causati dall’uso improprio di zappe non regolamentari. Gli interventi pubblicati sottolineano l’importanza dei corsi di abilitazione per cavatori curati dalla Regione e dalle associazioni bagnolesi per garantire la rigenerazione naturale del micelio.

Fonti e riferimenti

  1. Regione Campania, Guida breve alla raccolta e commercializzazione del Tartufo in Campania, edizione aggiornata dicembre 2024.
  2. Regione Campania, Nuove disposizioni amministrative sul tartufo in Campania, comunicato del 24 ottobre 2016.
  3. Regione Campania, Tavolo operativo tartufo, comunicato del 15 giugno 2026.
  4. Regione Campania, Legge regionale 20 giugno 2006, n. 13, e Regolamento regionale 24 luglio 2007, n. 3.
  5. Regione Campania, La ricerca e raccolta dei tartufi in Regione Campania, disposizioni amministrative e abilitazione dei cercatori.
  6. Associazione Tartufai Monti Picentini, materiali informativi e testimonianze territoriali riportati nei dossier preparatori.
  7. Irpinia Tartufi, profilo TikTok @irpinia.tartufi e contenuti audiovisivi segnalati e visionati dall’autore.
  8. Dossier preparatori dell’autore, Tartufo Nero di Bagnoli Irpino e Il riscatto del Tartufo Nero di Bagnoli Irpino. Fonti istituzionali e normative accreditate
  9. Regione Campania. (s.d.). Il tartufo in Campania. https://funghietartufi.regione.campania.it/docfunghietartufi/tartufo_in_campania.phpRegione Campania. (2007). Regolamento regionale 24 luglio 2007, n. 3: Disciplina della raccolta, coltivazione e commercio dei tartufi freschi o conservati e tutela degli ecosistemi tartufigeni. https://www.regione.campania.it/normativa/item.php?id_doc_type=3&id_tema=23&pgCode=G19I238R153Regione Campania. (2026, 15 giugno). Tartufo, l’assessora Maria Carmela Serluca riunisce il Tavolo Operativo [Comunicato stampa]. https://agricoltura.regione.campania.it/comunicati/stampa/comunicato_15-06-26.htmlRepubblica Italiana. (1985). Legge 16 dicembre 1985, n. 752: Normativa quadro in materia di raccolta, coltivazione e commercio dei tartufi freschi o conservati destinati al consumo. Normattiva. https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1985;752Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione europea. (2011). Regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori. https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2011/1169/oj?locale=itParlamento europeo e Consiglio dell’Unione europea. (2008). Regolamento (CE) n. 1334/2008 relativo agli aromi e ad alcuni ingredienti alimentari con proprietà aromatizzanti destinati a essere utilizzati negli e sugli alimenti. https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2008/1334/oj?locale=itUNESCO. (2021). Truffle hunting and extraction in Italy, traditional knowledge and practice. https://ich.unesco.org/en/RL/truffle-hunting-and-extraction-in-italy-traditional-knowledge-and-practice-01395

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