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Art. 155 MARIO, IL LETTORE CHE NON SI LIMITA A LEGGERE

Quando un commento diventa pensiero critico e continua il lavoro del Signor Libero di Scegliere.

Provate a scorrere gli articoli del Signor Libero di Scegliere e ad arrivare fino in fondo, nello spazio dedicato ai commenti. Sotto moltissimi dei nostri approfondimenti troverete Mario. Questo articolo è dedicato a Mario. Non è una dedica di circostanza e nemmeno il classico ringraziamento che si concede a chi ci segue con costanza. È qualcosa di più personale.

Grazie Mario. Grazie per la fedeltà con cui segui questa rubrica, ma soprattutto per il modo in cui la leggi. Perché un articolo può avere cento, mille o diecimila visualizzazioni, ma il numero ci dice soltanto quante volte qualcuno ha aperto una pagina. Non ci dice quanti abbiano davvero letto, quanti abbiano riflettuto e, soprattutto, quanti abbiano continuato a pensare dopo essere arrivati all’ultima riga. Mario lo fa.

E per questo oggi il protagonista della rubrica Il Signor Libero di Scegliere non è un alimento, un’etichetta, una multinazionale, la grande distribuzione o un accordo commerciale. È un lettore.

MARIO NON LEGGE. METABOLIZZA.

Mario ha commentato il nostro articolo sulle importazioni di frutta, sulla GDO, sull’agricoltura italiana e sul Mercosur.

Avrebbe potuto scrivere semplicemente: “Bell’articolo, complimenti”. Fa piacere, certamente. Ma finirebbe lì.

Mario ha fatto qualcosa di diverso.

Ha letto l’articolo, lo ha assimilato e, permettetemi il termine visto che parliamo spesso di alimentazione, lo ha metabolizzato.

Poi ce lo ha restituito sotto forma di nuove domande.

Ha preso alcune delle conclusioni dell’articolo e le ha portate dentro un supermercato, davanti allo scaffale, dalla parte del consumatore.

Ed è proprio lì che ha individuato una contraddizione importante.

Noi possiamo invitare il consumatore a scegliere prodotti italiani, locali e di stagione. Ma cosa succede quando quel consumatore vorrebbe farlo e non può permetterselo?

Cosa significa libertà di scelta quando un prodotto italiano costa sensibilmente più dell’alternativa importata?

E quanto siamo veramente liberi di scegliere se è la GDO ad aver deciso, prima ancora del nostro ingresso nel supermercato, quali prodotti troveremo, in quali quantità e a quale prezzo?

Mario pone inoltre il problema dell’origine:

quanto è realmente italiano ciò che percepiamo come italiano? Quanto sappiamo della materia prima utilizzata in un prodotto trasformato? E quanto possono aiutarci davvero diciture come Made in Italy? Infine arriva al Mercosur e pone un’altra questione: come può il consumatore valutare una concorrenza tra prodotti europei e prodotti importati se non conosce le eventuali differenze nelle regole di produzione? Sono domande. Ed è proprio questo il punto.

IL PENSIERO CRITICO COMINCIA DA UNA DOMANDA

Viviamo in un’epoca nella quale siamo sommersi dalle informazioni e contemporaneamente rischiamo di perdere l’abitudine ad interrogarle. Leggiamo un titolo. Guardiamo trenta secondi di un video. Mettiamo un “mi piace”. Condividiamo. Passiamo oltre. Mario fa l’opposto. Si ferma. Non accetta automaticamente neppure quello che scrive Il Signor Libero di Scegliere. E meno male. Perché questa rubrica non è nata per costruire una platea di persone che dicano sempre “hai ragione”. È nata per provare a fornire strumenti che consentano a ciascuno di arrivare alle proprie conclusioni. Se dopo aver letto un mio articolo Mario trova una domanda che io non ho posto, quell’articolo non è stato contestato: è stato completato. È questa l’interattività che vorrei costruire intorno al Signor Libero di Scegliere.

Io indago, raccolgo documenti, faccio domande e provo a spiegare. Voi leggete. Ma poi potete contestare, aggiungere, correggere, chiedere un approfondimento o indicare qualcosa che non abbiamo visto. A quel punto non esistono più soltanto autore e lettore. Esiste una comunità che ragiona.

MARIO, AD QUALCUNE DELLE TUE DOMANDE ABBIAMO GIÀ COMINCIATO A RISPONDERE

Ed eccomi allora alla risposta personale. Mario, alcune delle perplessità che hai sollevato hanno già attraversato questa rubrica e proprio il tuo commento mi offre l’occasione per rimettere insieme i fili e di rispolverare articoli pubblicati forse ancora troppo presto …

Quando ti domandi quanto possiamo fidarci dell’italianità di ciò che acquistiamo, abbiamo affrontato il problema nell’articolo “Il pane è italiano? La domanda che nessuno si pone davanti allo scaffale”.

Quando allarghi il ragionamento al significato economico del Made in Italy, abbiamo seguito lo stesso filo parlando del vino italiano e dei dazi, mostrando quanto una decisione presa a migliaia di chilometri possa arrivare fino a una bottiglia sul nostro scaffale.

Abbiamo affrontato anche il paradosso del Made in Italy in Argentina, perché nomi, immagini e richiami all’Italia possono avere un valore commerciale enorme e il consumatore deve imparare a distinguere identità, origine e marketing.

E naturalmente abbiamo dedicato un intero approfondimento al Mercosur, cercando di spiegare perché un trattato commerciale apparentemente lontano dalle nostre vite possa invece arrivare direttamente dentro il nostro carrello.

Sono articoli pubblicati in momenti differenti, ma non sono articoli “vecchi”. Sono capitoli dello stesso viaggio. Quando cambiano normative, accordi, dati o condizioni del mercato, il nostro compito è tornarci sopra e aggiornarli. Perché un’informazione utile al consumatore non può essere abbandonata nel giorno in cui premiamo il pulsante “Pubblica”.

MA SU UNA COSA, MARIO, HAI RAGIONE

C’è una domanda del tuo commento che merita un articolo tutto suo. Ripeto spesso il mio motto:

“Fare la spesa è un atto politico, etico e di cura personale.”

Lo confermo, ma dobbiamo aggiungere una condizione. Per poter scegliere veramente servono informazioni comprensibili, alternative disponibili e possibilità economica di acquistarle, altrimenti rischiamo di attribuire al consumatore una responsabilità che non può sostenere da solo. Perché siamo noi a prendere il prodotto dallo scaffale, ma non siamo noi ad aver deciso tutto quello che sarebbe arrivato su quello scaffale.

Quanto è davvero libero di scegliere il consumatore se qualcun altro ha già scelto cosa fargli trovare davanti?

Questa domanda merita una nuova lente, e la metteremo sotto La Lente di Libero.

GRAZIE, MARIO

Considera quindi questo articolo il nostro piccolo premio fedeltà. Non ci sono punti da raccogliere, bollini da incollare o pentole da ritirare dopo quarantasette spese.

Per fortuna. C’è qualcosa che per questa rubrica vale molto di più. Hai dimostrato che dall’altra parte dello schermo non c’è semplicemente qualcuno che legge, c’è qualcuno che pensa e se il Signor Libero di Scegliere riuscirà ogni tanto a provocare questo effetto, allora avrà raggiunto uno dei suoi obiettivi più importanti.

Continua a leggerci così, Mario. Anzi, continua soprattutto a non accontentarti di quello che leggi, perché un lettore che fa domande non è un problema per chi scrive.

È il motivo migliore per continuare a scrivere.

Il Signor Libero di Scegliere

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Un commento

  • Grazie, Signor Libero di Scegliere, nonchè amico mio
    Grazie per questo articolo dedicato proprio a me e per aver definito preziosi i miei commenti. Ma il ringraziamento più grande va a lei, che con grande professionalità e dedizione porta avanti questa rubrica e si impegna ogni giorno per tutti noi, offrendoci un’informazione fruibile a tutti. È una capacità rara, che appartiene a un grande professionista: rendere comprensibili questioni complesse — GDO, Mercosur, Made in Italy, etichette, filiere senza banalizzarle e senza mai dire al lettore cosa deve pensare.
    Quando scrivo quei commenti non voglio contestare: voglio solo portare l’articolo con me al supermercato, davanti allo scaffale, e vedere se regge alla prova del carrello. Ed è lì che la contraddizione salta fuori: possiamo parlare di scelta libera, ma se mancano informazioni comprensibili, alternative reali e possibilità economica, la libertà resta una parola scritta bene sull’etichetta.
    La frase “fare la spesa è un atto politico, etico e di cura personale” mi convince, ma aggiungerei una parola: è anche un atto collettivo. Altrimenti rischiamo di chiedere al singolo consumatore una responsabilità che da solo non può sostenere. La domanda che lascio, allora, non è solo quanto siamo liberi davanti allo scaffale, ma come si costruiscono alternative accessibili: filiere corte, gruppi d’acquisto, etichette davvero leggibili, redditi che non ti costringano a scegliere sempre e solo il prodotto più economico. Forse La Lente di Libero potrebbe raccontare non solo le contraddizioni, ma anche chi prova a scioglierle.
    Continuerò a leggere, a metabolizzare e a fare domande. Non per avere ragione, ma perché è l’unico modo che conosco per restare davvero libero di scegliere. E perché un lettore che fa domande non è un problema per chi scrive: è il motivo migliore per continuare a scrivere.
    Grazie ancora, questo premio non lo appendo al muro: lo uso per continuare a pensare.
    Mario

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