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Chi comanda davvero in Italia?

Tra Stato ufficiale e poteri paralleli

Ogni volta che un governo cade, che un’inchiesta si arena, che una strage rimane senza mandanti, la domanda ritorna: chi comanda davvero in Italia? La Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo, ma i cittadini hanno spesso la sensazione di non essere loro a scrivere le regole del gioco.

La massoneria ufficiale rivendica valori di libertà e fratellanza. Eppure la storia italiana mostra che alcune logge hanno agito come centri di potere paralleli. Il caso più noto è quello della P2 di Licio Gelli: una lista di iscritti che comprendeva ministri, generali, manager pubblici, banchieri e giornalisti.

Non era una semplice società segreta: i documenti parlano di un vero “piano di rinascita democratica”, che prevedeva il controllo dei media, la limitazione dei sindacati e la riduzione del Parlamento a un organo svuotato di poteri. Un colpo di Stato silenzioso, abortito ma mai del tutto smentito.

Oggi molte inchieste giudiziarie lambiscono ancora ambienti massonici “deviati”, dove confini tra solidarietà fraterna e protezione opaca diventano sottilissimi. Ma quanto contano davvero, e quanto invece la loro immagine è un comodo mito per spiegare tutto e il contrario di tutto?

Mafia: braccio sporco dello Stato?

C’è chi la descrive come un contropotere autonomo e chi come un sottosistema funzionale allo Stato. La storia offre indizi in entrambe le direzioni.

La prima strage politica dell’Italia repubblicana, Portella della Ginestra (1947), vede coinvolti banditi e mafiosi in un contesto che serviva a spaventare l’elettorato contadino e comunista. Negli anni delle stragi di mafia – da Capaci a via D’Amelio – sono emerse teorie di “trattative” tra uomini dello Stato e boss, tese a fermare le bombe in cambio di benefici giudiziari.

Processi e sentenze hanno accertato responsabilità mafiose, ma hanno lasciato in sospeso la domanda più scomoda: la mafia è stata solo nemico dello Stato o anche suo alleato occulto, usato per fare quello che ufficialmente non si poteva fare?

Il Vaticano: religione o banca?

La Chiesa cattolica esercita un potere che va oltre la spiritualità. Con lo IOR – l’Istituto per le Opere di Religione – ha gestito per decenni enormi flussi finanziari. Dal crack del Banco Ambrosiano e la misteriosa morte di Roberto Calvi, “il banchiere di Dio”, fino alle inchieste recenti sugli scandali immobiliari, la commistione tra fede e denaro è stata costante.

Il Vaticano è al tempo stesso Stato, banca e multinazionale globale. Influenza governi, negozia trattati, interviene nel dibattito politico italiano sui temi etici. È un’autorità religiosa universale, ma anche un soggetto economico e diplomatico che difende i propri interessi materiali.
Dove finisce la missione spirituale e dove inizia la logica della finanza?

Chi scrive davvero le leggi in Europa?

Bruxelles e Lussemburgo vengono percepite come luoghi lontani, ma è lì che nascono gran parte delle norme che condizionano la vita degli italiani. Ufficialmente, il processo legislativo europeo coinvolge Parlamento, Commissione e Consiglio. Ma nei corridoi agiscono le lobby.

Dati ufficiali della Commissione europea stimano oltre 12.000 gruppi di pressione registrati: multinazionali dell’energia, del digitale, della chimica, del farmaceutico. Lobby che hanno risorse enormi per influenzare testi normativi prima che arrivino in aula.
Agricoltura, pesticidi, norme ambientali, privacy digitale: dietro ogni legge ci sono spesso pagine scritte – o quantomeno corrette – da chi ha un interesse economico diretto.

E allora: chi detta davvero l’agenda politica? Le istituzioni democratiche o i colossi globali che muovono miliardi?

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