Negli ultimi mesi sono emersi quattro casi di decessi sospettamente collegati all’uso del Taser da parte di Carabinieri o polizia:
- Sant’Olcese (Genova) – Un uomo di 47 anni, di origini albanesi, è morto sui colli sopra Genova dopo essere stato colpito da un Taser; si sospetta che l’arma abbia provocato un arresto cardiaco. Il procuratore ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e disposto l’autopsia.
- Olbia (Sardegna) – Un uomo di 57 anni è deceduto durante un trasporto in ambulanza, dopo essere stato Taserato all’esterno di un festival musicale. Anche in questo caso si sospetta un arresto cardiaco.
- Pescara – Un uomo di circa 30 anni è morto in ospedale nonostante i tentativi di rianimazione dopo essere stato Taserato in caserma. Al momento non è ancora chiaro se il Taser sia responsabile. L’autopsia è in corso.
- Un altro caso non completamente specificato – Si tratta del “terzo in Italia recentemente dopo uno nel weekend e un altro all’inizio di giugno” menzionato insieme agli altri due. Se ne comprende l’esistenza, ma i dettagli restano ancora frammentati
L’editoriale

Un ‘immagine tratta dal profilo Facebook Flori Flori di Elton Bani –
- Il Taser: “meno letale”, ma non innocuo
Il Taser è concepito come alternativa non letale, ma dati scientifici e casi tragici dimostrano il contrario. Si tratta infatti di un’arma “meno letale”, non priva di rischi gravi: in particolare, scariche ripetute, prolungate o applicate in zone sensibili del corpo possono scatenare aritmie cardiache o arresti.
In Italia — così come altrove — si scontrano due visioni: da una parte un dispositivo utile per evitare un uso eccessivo della forza, dall’altra una potenziale fonte di danni irreversibili. I recenti casi evidenziano una crescente difficoltà nell’uso controllato e misurato, soprattutto in situazioni ad alta tensione.

- L’ennesima tragedia italiana sotto i riflettori
I tre casi accertati — e un quarto ancora poco chiaro — riflettono un quadro allarmante. In Sant’Olcese, Olbia e Pescara, lo Stato si trova a dover indagare su morti che sembravano risolvibili senza esito fatale: persone agitate, in stato di alterazione, magari sotto l’effetto di alcol, trovandosi in contesti critici come un festival o l’entrata in casa.
Qui emerge il dramma doppio: il potere di salvaguardare l’ordine e la sicurezza, e l’impotenza nel prevenire un epilogo letale. Quando il Taser diventa drammaticamente “nessuno vale di più dell’altro”, siamo di fronte a una crisi operativa e morale.
- Le forze dell’ordine in trincea: funzioni, responsabilità, limiti
Le forze dell’ordine sono poste quotidianamente di fronte a situazioni complesse e pericolose. Le restrizioni imposte dalla normativa sull’uso della forza, associate all’urgenza di intervenire, creano una tensione insostenibile:
Un intervento può trasformarsi in tragico se non supportato da formazione adeguata, protocolli chiari, supervisione e strumenti alternativi.
L’incertezza scientifica e la presenza di diagnosi controverse come “excited delirium” — spesso usata per scagionare l’intervento — rendono ancora più arduo gestire casi borderline.
In questo scenario, le forze dell’ordine si trovano in trincea: responsabili ma scarsamente tutelate. Un intervento che si conclude con un decesso investe loro di responsabilità, giudizi pubblici, indagini penali, e molto spesso di drammatiche ripercussioni emotive.
- Verso una riflessione: formazione, trasparenza, strumenti
Occorre:
Ridefinire e rafforzare l’uso del Taser, con protocolli chiari, limiti rigidi (es. durata massima, aree vietate al contatto) e uso privilegiato della de-escalation.
Promuovere la trasparenza, con monitoraggio indipendente dei casi, video-documentazione e condizioni di salute valutate prima dell’intervento.
Formare gli agenti su riconoscimento di vulnerabilità mediche, gestione di crisi e senso etico.
Valutare alternative, come strumenti non elettrici (es. BolaWrap), già citati nei dibattiti.

Conclusione
Quattro vittime recenti non sono dati statistici: sono volti, esistenze tagliate, famiglie in lutto. Ma sono anche un campanello d’allarme sulle fragilità degli strumenti dello Stato, sul limite di procedure e addestramenti insufficienti. Se il Taser — concepito per “meno letale” — diventa causa di morte, dobbiamo chiedere con forza: fino a quando uno Stato può contare su armi che promettono salvezza ma possono uccidere






