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Cetacei nel piatto: la caccia a balene, delfini e capodogli non è mai finita

Quando si parla di caccia ai cetacei si pensa spesso a un fenomeno appartenente al passato. In realtà balene, delfini e globicefali vengono ancora uccisi in diverse parti del mondo. Le motivazioni cambiano: commercio della carne, tradizioni alimentari, sussistenza delle comunità indigene e difesa di attività economiche locali.

Sì, in alcuni Paesi la carne di delfino viene consumata e può comparire in ristoranti o mercati locali, ma è una pratica geograficamente molto limitata.

Paese/areaSituazione
Italia e UENon può essere legalmente servita. Tutti i cetacei sono rigorosamente protetti: sono vietati cattura, uccisione, detenzione, trasporto e vendita degli esemplari selvatici.
GiapponeIn alcune zone, soprattutto intorno a Taiji, vengono catturati piccoli cetacei e la carne può essere venduta o servita localmente. Non è un alimento comune nella maggior parte del Paese.
Isole FaroeSi consuma il globicefalo, che dal punto di vista zoologico appartiene alla famiglia dei delfinidi. È soprattutto una distribuzione tradizionale comunitaria, non una normale specialità internazionale da ristorante.
Altri PaesiSono documentati consumi locali o clandestini, ma spesso la caccia è vietata o scarsamente controllata.

In Italia è noto anche il mosciame di delfino, carne essiccata che in passato veniva consumata clandestinamente: oggi venderla o servirla costituisce commercio illegale di fauna protetta.

Inoltre, la carne dei cetacei può accumulare quantità elevate di mercurio e altri contaminanti, con particolare rischio per donne incinte e bambini.

Fonti verificate: Commissione europea – protezione rigorosa dei cetacei, Agenzia della pesca giapponese – gestione e ricerca sui cetacei.

voglio scrivere un articolo sul fatto che in alcuni ristoranti si possa trovare da mangiare il delfino

Delfino nel piatto: dove viene ancora mangiato e perché fa discutere

Per molti è il simbolo dell’intelligenza e della libertà del mare. Eppure, in alcune parti del mondo, il delfino può ancora diventare alimento, essere venduto nei mercati o arrivare nei piatti di alcuni locali.

Il caso più conosciuto è quello del Giappone, in particolare della cittadina costiera di Taiji, nella prefettura di Wakayama. Qui si svolgono battute di caccia durante le quali gruppi di piccoli cetacei vengono spinti verso una baia. Alcuni animali sono catturati vivi, mentre altri vengono abbattuti anche per destinarne la carne al consumo umano.

Non significa che il delfino sia normalmente presente nei ristoranti giapponesi. Si tratta di un consumo circoscritto ad alcune comunità e sempre meno diffuso. Una ricerca scientifica di Endo e collaboratori ha però confermato che in Giappone vengono commercializzati prodotti alimentari ricavati da balene, delfini e focene (Endo et al., 2003, studio scientifico).

La questione non è soltanto etica. I delfini sono predatori longevi e possono accumulare nei tessuti mercurio e altri contaminanti. Nel 2023 un’organizzazione animalista fece analizzare un campione venduto in Giappone, riscontrando una concentrazione di mercurio molto superiore al limite indicato dalle autorità. Il risultato, tuttavia, riguardava un singolo campione e non può essere esteso automaticamente a tutta la carne commercializzata (The Guardian, 18 aprile 2023).

Nell’Unione europea la situazione è diversa: tutti i cetacei sono rigorosamente protetti. La normativa vieta la cattura e l’uccisione intenzionale, nonché la detenzione, il trasporto e la vendita degli esemplari prelevati in natura (Direttiva Habitat 92/43/CEE).

Perciò, se un ristorante italiano offrisse realmente carne di delfino, non sarebbe una specialità esotica: sarebbe il possibile segnale di un commercio illegale di fauna protetta, da comunicare ai Carabinieri forestali o alla Capitaneria di porto.

Sì, in alcuni Paesi la carne di delfino viene consumata e può comparire in ristoranti o mercati locali, ma è una pratica geograficamente molto limitata.

Paese/areaSituazione
Italia e UENon può essere legalmente servita. Tutti i cetacei sono rigorosamente protetti: sono vietati cattura, uccisione, detenzione, trasporto e vendita degli esemplari selvatici.
GiapponeIn alcune zone, soprattutto intorno a Taiji, vengono catturati piccoli cetacei e la carne può essere venduta o servita localmente. Non è un alimento comune nella maggior parte del Paese.
Isole FaroeSi consuma il globicefalo, che dal punto di vista zoologico appartiene alla famiglia dei delfinidi. È soprattutto una distribuzione tradizionale comunitaria, non una normale specialità internazionale da ristorante.
Altri PaesiSono documentati consumi locali o clandestini, ma spesso la caccia è vietata o scarsamente controllata.

In Italia è noto anche il mosciame di delfino, carne essiccata che in passato veniva consumata clandestinamente: oggi venderla o servirla costituisce commercio illegale di fauna protetta.

Inoltre, la carne dei cetacei può accumulare quantità elevate di mercurio e altri contaminanti, con particolare rischio per donne incinte e bambini.

Fonti verificate: Commissione europea – protezione rigorosa dei cetacei, Agenzia della pesca giapponese – gestione e ricerca sui cetacei.

voglio scrivere un articolo sul fatto che in alcuni ristoranti si possa trovare da mangiare il delfino

Delfino nel piatto: dove viene ancora mangiato e perché fa discutere

Per molti è il simbolo dell’intelligenza e della libertà del mare. Eppure, in alcune parti del mondo, il delfino può ancora diventare alimento, essere venduto nei mercati o arrivare nei piatti di alcuni locali.

Il caso più conosciuto è quello del Giappone, in particolare della cittadina costiera di Taiji, nella prefettura di Wakayama. Qui si svolgono battute di caccia durante le quali gruppi di piccoli cetacei vengono spinti verso una baia. Alcuni animali sono catturati vivi, mentre altri vengono abbattuti anche per destinarne la carne al consumo umano.

Non significa che il delfino sia normalmente presente nei ristoranti giapponesi. Si tratta di un consumo circoscritto ad alcune comunità e sempre meno diffuso. Una ricerca scientifica di Endo e collaboratori ha però confermato che in Giappone vengono commercializzati prodotti alimentari ricavati da balene, delfini e focene (Endo et al., 2003, studio scientifico).

La questione non è soltanto etica. I delfini sono predatori longevi e possono accumulare nei tessuti mercurio e altri contaminanti. Nel 2023 un’organizzazione animalista fece analizzare un campione venduto in Giappone, riscontrando una concentrazione di mercurio molto superiore al limite indicato dalle autorità. Il risultato, tuttavia, riguardava un singolo campione e non può essere esteso automaticamente a tutta la carne commercializzata (The Guardian, 18 aprile 2023).

Nell’Unione europea la situazione è diversa: tutti i cetacei sono rigorosamente protetti. La normativa vieta la cattura e l’uccisione intenzionale, nonché la detenzione, il trasporto e la vendita degli esemplari prelevati in natura (Direttiva Habitat 92/43/CEE).

Perciò, se un ristorante italiano offrisse realmente carne di delfino, non sarebbe una specialità esotica: sarebbe il possibile segnale di un commercio illegale di fauna protetta, da comunicare ai Carabinieri forestali o alla Capitaneria di porto.Sì, in alcuni Paesi la carne di delfino viene consumata e può comparire in ristoranti o mercati locali, ma è una pratica geograficamente molto limitata.

Paese/areaSituazione
Italia e UENon può essere legalmente servita. Tutti i cetacei sono rigorosamente protetti: sono vietati cattura, uccisione, detenzione, trasporto e vendita degli esemplari selvatici.
GiapponeIn alcune zone, soprattutto intorno a Taiji, vengono catturati piccoli cetacei e la carne può essere venduta o servita localmente. Non è un alimento comune nella maggior parte del Paese.
Isole FaroeSi consuma il globicefalo, che dal punto di vista zoologico appartiene alla famiglia dei delfinidi. È soprattutto una distribuzione tradizionale comunitaria, non una normale specialità internazionale da ristorante.
Altri PaesiSono documentati consumi locali o clandestini, ma spesso la caccia è vietata o scarsamente controllata.

In Italia è noto anche il mosciame di delfino, carne essiccata che in passato veniva consumata clandestinamente: oggi venderla o servirla costituisce commercio illegale di fauna protetta.

Inoltre, la carne dei cetacei può accumulare quantità elevate di mercurio e altri contaminanti, con particolare rischio per donne incinte e bambini.

Fonti verificate: Commissione europea – protezione rigorosa dei cetacei, Agenzia della pesca giapponese – gestione e ricerca sui cetacei.

voglio scrivere un articolo sul fatto che in alcuni ristoranti si possa trovare da mangiare il delfino

Delfino nel piatto: dove viene ancora mangiato e perché fa discutere

Per molti è il simbolo dell’intelligenza e della libertà del mare. Eppure, in alcune parti del mondo, il delfino può ancora diventare alimento, essere venduto nei mercati o arrivare nei piatti di alcuni locali.

Il caso più conosciuto è quello del Giappone, in particolare della cittadina costiera di Taiji, nella prefettura di Wakayama. Qui si svolgono battute di caccia durante le quali gruppi di piccoli cetacei vengono spinti verso una baia. Alcuni animali sono catturati vivi, mentre altri vengono abbattuti anche per destinarne la carne al consumo umano.

Non significa che il delfino sia normalmente presente nei ristoranti giapponesi. Si tratta di un consumo circoscritto ad alcune comunità e sempre meno diffuso. Una ricerca scientifica di Endo e collaboratori ha però confermato che in Giappone vengono commercializzati prodotti alimentari ricavati da balene, delfini e focene (Endo et al., 2003, studio scientifico).

La questione non è soltanto etica. I delfini sono predatori longevi e possono accumulare nei tessuti mercurio e altri contaminanti. Nel 2023 un’organizzazione animalista fece analizzare un campione venduto in Giappone, riscontrando una concentrazione di mercurio molto superiore al limite indicato dalle autorità. Il risultato, tuttavia, riguardava un singolo campione e non può essere esteso automaticamente a tutta la carne commercializzata (The Guardian, 18 aprile 2023).

Nell’Unione europea la situazione è diversa: tutti i cetacei sono rigorosamente protetti. La normativa vieta la cattura e l’uccisione intenzionale, nonché la detenzione, il trasporto e la vendita degli esemplari prelevati in natura (Direttiva Habitat 92/43/CEE).

Perciò, se un ristorante italiano offrisse realmente carne di delfino, non sarebbe una specialità esotica: sarebbe il possibile segnale di un commercio illegale di fauna protetta, da comunicare ai Carabinieri forestali o alla Capitaneria di porto. unisci i 2 articoli eliminando le ripetizioni

Cetacei nel piatto: la caccia a balene, delfini e capodogli non è mai finita

Quando si parla di caccia ai cetacei si pensa a una pratica del passato. In realtà balene, delfini e globicefali vengono ancora uccisi in alcune parti del mondo per il commercio della carne, le tradizioni alimentari o la sussistenza delle comunità locali.

Il delfino può davvero finire nei ristoranti?

Sì, ma il fenomeno è geograficamente limitato e cambia profondamente da Paese a Paese.

Paese o areaSituazione
Italia e Unione europeaCattura, uccisione, detenzione, trasporto e vendita dei cetacei selvatici sono vietati. Servire carne di delfino è illegale.
GiapponeIntorno a Taiji vengono catturati piccoli cetacei. La carne può essere commercializzata e servita localmente, ma non è un alimento comune nel Paese.
Isole FaroeSi consuma il globicefalo, appartenente alla famiglia dei delfinidi. La carne viene prevalentemente distribuita nelle comunità.
Altri PaesiSono documentati consumi locali o clandestini, talvolta in violazione delle leggi nazionali.

Taiji, la baia della caccia

Il caso più conosciuto è quello di Taiji, cittadina della prefettura giapponese di Wakayama. Alcuni gruppi di delfini vengono spinti con le imbarcazioni verso una baia: una parte è catturata viva, mentre altri animali vengono abbattuti anche per destinarne la carne al consumo umano.

Uno studio di Endo e collaboratori ha confermato che in Giappone sono stati commercializzati prodotti alimentari provenienti da diverse specie di balene, delfini e focene (Endo et al., 2003, studio scientifico).

Non bisogna però concludere che il delfino sia normalmente presente nei ristoranti giapponesi. Il consumo è circoscritto ad alcune aree e comunità.

Il mosciame venduto sottobanco in Italia

In Italia è conosciuto il mosciame di delfino, ottenuto salando ed essiccando i filetti dell’animale. Oggi il mosciame legale viene prodotto soprattutto con il tonno; quello ricavato dal delfino appartiene invece al mercato clandestino.

Nel gennaio 2014 la Capitaneria di porto sequestrò in un ristorante di Civitavecchia alcune confezioni sottovuoto contenenti filetto essiccato di delfino. Secondo le segnalazioni, il prodotto sarebbe stato riservato a clienti selezionati e non indicato nel normale menù (RaiNews, 24 gennaio 2014).

Nel 2022, a Orosei, furono inoltre ritrovate due carcasse di tursiope mutilate e private dei filetti. Il WWF collegò l’episodio al possibile commercio illegale di mosciame (WWF Italia, 26 luglio 2022).

Questi casi provano che il fenomeno esiste, ma non consentono di stabilire quanti ristoranti lo pratichino oggi. Non è quindi corretto descriverlo come un comportamento comune della ristorazione italiana.

Il rischio del mercurio

La carne dei cetacei può contenere mercurio e altri contaminanti, perché questi animali sono longevi e si trovano ai livelli più alti della catena alimentare.

Nel 2023 un’organizzazione ambientalista fece analizzare un campione di carne di delfino venduto in Giappone. Il test rilevò una concentrazione di mercurio molto superiore al limite indicato dalle autorità giapponesi. Si trattava, però, di un singolo campione: il risultato è allarmante, ma non può essere automaticamente esteso a tutta la carne in commercio (The Guardian, 18 aprile 2023).

Perché si cacciano ancora le balene?

La principale destinazione delle balene catturate oggi è la carne per il consumo umano, venduta fresca, congelata, essiccata o trasformata in conserve e piatti tradizionali.

In passato quasi ogni parte dell’animale aveva un impiego:

  • l’olio alimentava lampade e veniva utilizzato per saponi e lubrificanti;
  • i fanoni servivano per corsetti, ombrelli e altri oggetti;
  • ossa e residui venivano trasformati in fertilizzanti;
  • lo spermaceti del capodoglio era impiegato per candele e oli industriali.

Questi utilizzi sono stati in gran parte sostituiti da materiali moderni. Oggi il valore commerciale della caccia è prevalentemente alimentare, mentre alcuni residui possono essere impiegati per fertilizzanti, artigianato o ricerca.

Il capodoglio: dal massacro alla protezione

Il capodoglio fu cacciato intensamente tra Ottocento e Novecento soprattutto per lo spermaceti, la sostanza cerosa contenuta nella sua enorme testa.

Secondo la NOAA, la caccia commerciale praticata tra il 1800 e il 1987 ridusse drasticamente le popolazioni. Oggi il capodoglio non è normalmente oggetto delle cacce commerciali autorizzate, ma continua a essere minacciato da collisioni navali, reti da pesca, inquinamento e rumore sottomarino (NOAA Fisheries).

La moratoria che non vale per tutti

Nel 1982 la Commissione baleniera internazionale approvò una moratoria sulla caccia commerciale, applicata dal 1986. Non tutti i Paesi, però, ne sono vincolati allo stesso modo.

La Norvegia presentò un’obiezione formale; l’Islanda aderisce con una riserva; il Giappone lasciò la Commissione nel 2019 e riprese la caccia commerciale nelle proprie acque. Esiste inoltre una caccia di sussistenza riconosciuta per alcune comunità indigene di Groenlandia, Alaska, Chukotka e Bequia (Commissione baleniera internazionale).

Perché il Giappone rifiuta il divieto?

Secondo la posizione ufficiale di Tokyo:

  • alcune popolazioni di balene sarebbero sufficientemente numerose per consentire catture controllate;
  • la convenzione internazionale prevede sia la conservazione sia lo sfruttamento regolamentato;
  • la carne di balena appartiene alla cultura alimentare di alcune comunità;
  • la Commissione baleniera sarebbe diventata un organismo orientato verso la protezione assoluta, rifiutando ogni compromesso.

Il Giappone sostiene di applicare limiti calcolati scientificamente e di circoscrivere la caccia alle proprie acque territoriali e alla zona economica esclusiva (Ministero degli Esteri giapponese, 10 aprile 2026).

Le organizzazioni ambientaliste e numerosi Stati replicano che la caccia non è più necessaria, che la domanda di carne è limitata e che animali longevi, sociali e dalla riproduzione lenta non dovrebbero essere trattati come una normale risorsa alimentare.

Dietro un piatto di carne di cetaceo si incontrano quindi legge, tradizione, interessi economici, salute pubblica e tutela degli oceani. La domanda finale non è soltanto quante balene o quanti delfini possano essere uccisi senza provocarne l’estinzione, ma se nel nostro tempo sia ancora accettabile farlo.

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Cetacei nel piatto: la caccia a balene, delfini e capodogli non è mai finita

Quando si parla di caccia ai cetacei si pensa spesso a un fenomeno appartenente al passato. In realtà balene, delfini e globicefali vengono ancora uccisi in diverse parti del mondo per il commercio della carne, per tradizioni alimentari o per la sussistenza di alcune comunità.

Uno dei casi più conosciuti è quello di Taiji, cittadina giapponese della prefettura di Wakayama. Qui gruppi di delfini vengono spinti dalle imbarcazioni verso una baia. Alcuni esemplari sono catturati vivi, mentre altri vengono abbattuti e destinati anche al consumo umano.

La carne può essere venduta nei mercati, nei negozi specializzati o servita in alcuni locali. Questo non significa, però, che mangiare delfino sia un’abitudine diffusa in tutto il Giappone: il consumo resta circoscritto ad alcune zone e comunità costiere. Uno studio di Endo e collaboratori ha confermato la commercializzazione nel Paese di prodotti alimentari provenienti da diverse specie di balene, delfini e focene (Endo et al., 2003, studio scientifico).

Nelle Isole Faroe si pratica invece il grindadráp. Interi gruppi di globicefali vengono condotti verso baie autorizzate e uccisi. Sebbene siano chiamati comunemente “balene pilota”, i globicefali appartengono alla famiglia dei delfinidi. La carne e il grasso vengono prevalentemente distribuiti gratuitamente tra i partecipanti e gli abitanti, più che venduti come una normale specialità da ristorante (Governo delle Isole Faroe).

Il delfino servito sottobanco in Italia

Nell’Unione europea tutti i cetacei sono rigorosamente protetti. La normativa vieta la cattura e l’uccisione intenzionale, ma anche la detenzione, il trasporto e la vendita degli animali prelevati in natura (Direttiva Habitat 92/43/CEE).

Nonostante il divieto, in Italia sono stati documentati casi di commercio clandestino del mosciame di delfino, prodotto salando ed essiccando i filetti dell’animale. Il mosciame venduto legalmente viene oggi preparato soprattutto con il tonno; quello ricavato dal delfino può invece essere offerto sottobanco, senza comparire nel menù e soltanto a clienti conosciuti.

Nel gennaio 2014 la Capitaneria di porto sequestrò in un ristorante di Civitavecchia alcune confezioni sottovuoto contenenti filetto essiccato di delfino. Secondo le segnalazioni che portarono all’indagine, la carne sarebbe stata riservata ad alcuni clienti selezionati (RaiNews, 24 gennaio 2014).

Nel 2022, a Orosei, in Sardegna, furono ritrovate anche due carcasse di tursiope mutilate e private dei filetti. Il WWF collegò l’episodio al possibile mercato nero del mosciame (WWF Italia, 26 luglio 2022).

Sono fatti documentati, ma non esistono dati sufficienti per stabilire quanti ristoranti italiani pratichino oggi questo commercio. Non sarebbe quindi corretto descriverlo come un fenomeno comune o generalizzato.

Il pericolo dei contaminanti

La carne dei cetacei può contenere quantità elevate di mercurio e altri contaminanti. Delfini e balene dentate sono animali longevi e occupano livelli elevati della catena alimentare: attraverso le prede possono accumulare progressivamente le sostanze presenti nell’ambiente marino.

Nel 2023 un’organizzazione ambientalista fece analizzare un campione di carne di delfino acquistato in Giappone. Il test riscontrò una concentrazione di mercurio molto superiore al limite indicato dalle autorità giapponesi. Il risultato è significativo, ma riguardava un singolo campione e non può essere automaticamente esteso a tutta la carne commercializzata (The Guardian, 18 aprile 2023).

Perché si cacciano ancora le balene?

La principale destinazione attuale delle balene catturate commercialmente è la carne per l’alimentazione umana, venduta fresca, congelata, essiccata oppure trasformata in conserve e piatti tradizionali.

In passato quasi ogni parte dell’animale aveva un valore economico. L’olio alimentava le lampade ed era utilizzato per produrre saponi e lubrificanti; i fanoni servivano per corsetti, ombrelli e altri oggetti; ossa e residui diventavano fertilizzanti.

Dal capodoglio si ricavava soprattutto lo spermaceti, una sostanza cerosa presente nella testa, impiegata per candele, cosmetici e lubrificanti di precisione. Tra Ottocento e Novecento questa richiesta alimentò una caccia industriale che ridusse drasticamente le popolazioni. Secondo la NOAA, il capodoglio fu uno degli obiettivi principali dell’industria baleniera dal 1800 al 1987. Oggi non è normalmente incluso nelle cacce commerciali autorizzate, ma continua a essere minacciato da collisioni navali, reti da pesca, inquinamento e rumore sottomarino (NOAA Fisheries).

Olio, fanoni e spermaceti sono stati quasi completamente sostituiti da materiali moderni. Alcuni residui possono ancora essere impiegati per fertilizzanti, artigianato o ricerca, ma oggi la giustificazione economica principale della caccia rimane la vendita della carne.

Una moratoria con diverse eccezioni

Nel 1982 la Commissione baleniera internazionale approvò una moratoria sulla caccia commerciale, entrata in vigore nel 1986. Il limite commerciale fu portato a zero, ma la decisione non pose fine a tutte le catture.

La Norvegia presentò un’obiezione formale alla moratoria; l’Islanda aderisce alla Commissione con una riserva; il Giappone uscì dall’organizzazione nel 2019 e riprese la caccia commerciale nelle proprie acque territoriali e nella zona economica esclusiva.

Esiste inoltre la caccia aborigena di sussistenza, riconosciuta dalla Commissione per alcune comunità di Groenlandia, Alaska, Chukotka e Bequia. Questa attività viene considerata distinta dalla caccia commerciale perché risponde a esigenze alimentari e culturali locali ed è sottoposta a quote specifiche (Commissione baleniera internazionale).

Perché il Giappone ha rifiutato la moratoria

La posizione ufficiale di Tokyo si fonda su tre argomenti principali. Il primo è che alcune popolazioni di balene sarebbero abbastanza numerose da permettere catture controllate. Il secondo riguarda la cultura alimentare di determinate comunità costiere. Il terzo richiama la convenzione internazionale del 1946, che prevedeva contemporaneamente la conservazione delle popolazioni e lo sviluppo ordinato dell’industria baleniera.

Il governo giapponese sostiene che la Commissione sia progressivamente diventata un organismo favorevole alla protezione assoluta, rifiutando qualsiasi compromesso sullo sfruttamento sostenibile. Dopo il fallimento di una proposta di riforma presentata nel 2018, il Giappone annunciò il ritiro e dal luglio 2019 riprese ufficialmente la caccia commerciale. Tokyo dichiara di applicare limiti calcolati con criteri scientifici e di non operare più nell’Antartico (Ministero degli Esteri giapponese, 10 aprile 2026).

Questa è la posizione ufficiale del Giappone. Le organizzazioni ambientaliste e numerosi Stati sostengono invece che la caccia non sia più necessaria, che la domanda di carne sia ridotta e che animali longevi, sociali e dalla riproduzione lenta non possano essere gestiti come una normale risorsa alimentare.

Le balene vive svolgono inoltre importanti funzioni negli ecosistemi: trasportano nutrienti tra le profondità e la superficie, contribuiscono alla produttività marina e alimentano un settore turistico basato sull’osservazione in natura.

Dietro una porzione di carne di cetaceo non si trova quindi soltanto una tradizione gastronomica. Si incontrano interessi economici, identità culturali, salute pubblica, tutela della biodiversità e una domanda morale ancora aperta: non soltanto quanti cetacei possano essere uccisi senza provocarne l’estinzione, ma se oggi sia ancora accettabile farlo.

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