
Il gioco d’azzardo legale è davvero combattuto oppure soltanto amministrato?
Nel 2024 gli italiani hanno puntato 157,45 miliardi di euro nel gioco legale. Una cifra enorme, che tuttavia non rappresenta interamente il denaro perduto: comprende anche le somme vinte e successivamente rigiocate.
Per comprendere il fenomeno bisogna distinguere quattro voci:
- raccolta: tutto il denaro puntato;
- vincite: quanto restituito ai giocatori;
- spesa: raccolta meno vincite, quindi la perdita effettiva;
- gettito erariale: la parte incassata dallo Stato.
Tutti i numeri del 2024
| Voce | Miliardi di euro |
|---|---|
| Somme complessivamente giocate | 157,450 |
| Vincite restituite | 135,873 |
| Perdite effettive dei giocatori | 21,577 |
| Entrate dello Stato | 11,558 |
| Quota rimasta alla filiera | 10,019 |
La raccolta è aumentata del 6,59% rispetto al 2023 e le perdite dei giocatori del 4,38%. Il gettito statale è invece diminuito dello 0,60%.
In media, nel 2024:
- sono stati giocati circa 431 milioni di euro al giorno;
- i giocatori hanno perso circa 59 milioni al giorno;
- lo Stato ha incassato circa 31,7 milioni al giorno.
Quanto ha incassato lo Stato da ciascun gioco
| Tipologia | Perdite dei giocatori | Entrate dello Stato |
|---|---|---|
| AWP e altri apparecchi | 5,616 mld € | 3,838 mld € |
| VLT | 2,628 mld € | 1,432 mld € |
| Lotterie e Gratta e Vinci | 3,311 mld € | 1,806 mld € |
| Lotto | 2,365 mld € | 1,115 mld € |
| Casinò e giochi di abilità online | 2,973 mld € | 743 mln € |
| Scommesse sportive | 2,579 mld € | 580,9 mln € |
| SuperEnalotto e giochi a totalizzatore | 785 mln € | 594 mln € |
| Bingo | 525 mln € | 199,9 mln € |
| Scommesse virtuali | 654 mln € | 143,9 mln € |
| Giochi ippici | 121 mln € | 18,3 mln € |
| Betting exchange | 20 mln € | 3,9 mln € |
| Prelievo del 6% sulle vincite | — | 1,075 mld € |
| Conti di gioco dormienti | — | 8,1 mln € |
| Totale | 21,577 mld € | 11,558 mld € |
Le sole AWP e VLT hanno prodotto:
- 8,244 miliardi di perdite;
- 5,270 miliardi di entrate per lo Stato;
- circa il 45,6% dell’intero gettito pubblico proveniente dal gioco.
La cifra di 8,244 miliardi rappresenta quindi le perdite dei giocatori nelle slot e nelle videolottery, non l’incasso dello Stato.
Tre anni di perdite e incassi
| Anno | Perdite dei giocatori | Entrate dello Stato |
|---|---|---|
| 2022 | 20,375 mld € | 11,220 mld € |
| 2023 | 20,672 mld € | 11,628 mld € |
| 2024 | 21,577 mld € | 11,558 mld € |
| Totale | 62,624 mld € | 34,406 mld € |
In soli tre anni i giocatori hanno perso oltre 62,6 miliardi di euro, mentre lo Stato ne ha incassati più di 34,4 miliardi.
Quanto viene destinato alla ludopatia?
Il Fondo per il gioco d’azzardo patologico riferito al 2024 ammontava a 44 milioni di euro, ripartiti tra Regioni e Province autonome per prevenzione, cura e riabilitazione.
Questi 44 milioni rappresentano:
- circa lo 0,38% degli 11,558 miliardi incassati dallo Stato;
- circa lo 0,20% dei 21,577 miliardi persi dai giocatori.
Per ogni 100 euro incassati dallo Stato, meno di 40 centesimi sono stati destinati al fondo specifico contro il gioco patologico.
La legge di bilancio per il 2025 ha successivamente abolito il fondo autonomo per il GAP, facendo confluire le risorse nel nuovo Fondo per le dipendenze patologiche. Una quota deve rimanere destinata ai programmi regionali contro la ludopatia, ma sarà necessario controllare quanto verrà concretamente utilizzato.
Dalla tombola all’industria dell’azzardo
L’attuale sistema industriale del gioco italiano prende forma tra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila.
Il Bingo viene introdotto tra il 1999 e il 2000. Durante il secondo governo Berlusconi, con la legge finanziaria per il 2003, vengono disciplinati gli apparecchi con vincita in denaro, le cosiddette AWP, comunemente chiamate slot o “new slot”.
Gli apparecchi vengono collegati a una rete telematica controllata dall’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, successivamente confluita nell’Agenzia delle dogane e dei monopoli.
Nel 2009, durante il quarto governo Berlusconi, arrivano le VLT, videolottery più potenti, veloci e capaci di offrire premi maggiori.
Negli stessi anni crescono scommesse, poker online, casinò digitali e lotterie istantanee.
Da quel momento quasi tutti i governi intervengono sul settore:
- il governo Monti rafforza controlli e imposizione fiscale;
- il governo Letta introduce nel 2013 una definizione agevolata dei contenziosi davanti alla Corte dei conti;
- durante i governi Renzi e Gentiloni viene istituito il Fondo per il gioco d’azzardo patologico e viene raggiunta l’intesa Stato-Regioni del 2017;
- il governo Conte, con il Decreto dignità del 2018, vieta in larga parte pubblicità e sponsorizzazioni;
- il governo Meloni avvia il riordino del settore, cominciando dal gioco online con il decreto legislativo n. 41 del 2024.
Il gioco è stato quindi ampliato, regolato e tassato da governi di orientamento diverso.
Come funziona la filiera delle slot
Dietro una slot non c’è soltanto il barista che la ospita.
Il giocatore inserisce il denaro. L’esercente mette a disposizione il locale. Il gestore installa e mantiene gli apparecchi. Il concessionario gestisce il collegamento telematico con lo Stato. L’Agenzia delle dogane e dei monopoli autorizza, controlla e riscuote il prelievo fiscale.
Le AWP contengono il programma di gioco all’interno dell’apparecchio e prevedono vincite limitate. Le VLT sono terminali collegati a un sistema centrale, accettano giocate più elevate e offrono premi maggiori.
Una parte delle somme viene restituita attraverso il payout. Sulla parte restante vengono applicati imposte, compensi e quote destinate ai soggetti della filiera.
L’imposta principale su AWP e VLT è il PREU, Prelievo erariale unico.
Non siamo quindi davanti a un mercato privato semplicemente tollerato. È un sistema organizzato attraverso concessioni pubbliche, dal quale lo Stato ricava direttamente denaro.
Il conflitto d’interessi dello Stato
Lo Stato deve contemporaneamente:
- garantire le entrate fiscali;
- tutelare la salute;
- contrastare il gioco illegale;
- controllare i concessionari;
- limitare l’accesso dei minori;
- curare le persone dipendenti.
Questi obiettivi possono entrare in conflitto.
Se diminuiscono le giocate, diminuiscono normalmente anche le entrate. Se cresce il mercato legale, lo Stato può sostenere di sottrarre spazio alla criminalità, ma aumenta anche l’esposizione della popolazione al gioco.
L’industria afferma che un’offerta legale e controllata sia indispensabile per evitare che la domanda venga assorbita dal mercato clandestino. È un argomento che contiene un elemento reale: vietare tutto non eliminerebbe automaticamente il gioco illegale.
Ma questo non significa che qualsiasi espansione del mercato legale sia socialmente utile. Un prodotto può essere legale, controllato e fiscalmente redditizio, e contemporaneamente produrre gravi conseguenze sanitarie e familiari.
Il caso dei “98 miliardi”
Una delle vicende più controverse riguarda le penali contestate ai concessionari per il mancato o tardivo collegamento delle slot alla rete telematica statale.
La Procura regionale della Corte dei conti formulò inizialmente una richiesta complessiva vicina ai 98 miliardi di euro.
Non erano 98 miliardi di imposte evase già accertate. Non erano neppure 98 miliardi presenti in una cassa e successivamente regalati alle società.
La cifra derivava dall’applicazione teorica delle penali previste per ogni ora di mancato collegamento. Quelle penali furono poi considerate sproporzionate rispetto al danno concretamente dimostrabile.
Il contenzioso portò a condanne molto inferiori. Nel giudizio d’appello del 2015 BPlus e HBG furono condannate rispettivamente a circa 335 milioni e 72 milioni di euro, mentre alcuni ex dirigenti dei Monopoli vennero assolti.
È quindi scorretto parlare semplicemente di “98 miliardi condonati”. Rimangono però domande politiche rilevanti:
- perché i controlli iniziali non funzionarono?
- perché tanti apparecchi risultarono scollegati?
- perché le convenzioni prevedevano penali difficilmente applicabili?
- perché occorsero anni per determinare le responsabilità?
- l’amministrazione protesse adeguatamente l’interesse pubblico?
Politica e industria: fatti e accuse
Il rapporto tra politica e gioco deve essere raccontato distinguendo incarichi documentati, accuse politiche e responsabilità giudiziarie.
Augusto Fantozzi e Sisal
Augusto Fantozzi, già ministro delle Finanze, del Bilancio e del Commercio estero, nel 2010 divenne presidente di Sisal Holding Finanziaria e Sisal S.p.A.
L’incarico non dimostra un illecito. Mostra però il fenomeno delle porte girevoli, nel quale persone con esperienza nelle istituzioni passano alla guida di imprese operanti in settori regolamentati dallo Stato.
Vincenzo Scotti e Formula Bingo
L’ex ministro Vincenzo Scotti fu presidente di Formula Bingo S.p.A. La carica risulta dagli atti societari pubblicati nella Gazzetta Ufficiale tra il 2002 e il 2003.
Anche questo incarico non costituisce un reato, ma è politicamente rilevante perché il Bingo stava entrando proprio allora nel mercato italiano attraverso concessioni pubbliche.
Amedeo Laboccetta e Atlantis/BPlus
Il nome dell’ex parlamentare Amedeo Laboccetta è stato collegato ad Atlantis World, successivamente BPlus, concessionaria della rete delle slot.
Il suo rapporto con la società e le vicende relative all’inchiesta sui finanziamenti della Banca Popolare di Milano sono stati oggetto di indagini, cronache giudiziarie e discussioni parlamentari.
La vicenda deve essere raccontata indicando separatamente accuse, decisioni giudiziarie ed eventuali assoluzioni. La vicinanza a un’azienda non equivale automaticamente a una responsabilità penale.
Alberto Giorgetti e la delega ai giochi
Alberto Giorgetti ricoprì incarichi di governo con competenze sul settore.
Nel resoconto del Senato del 22 maggio 2013 vennero riportate accuse politiche relative ai rapporti tra aziende del gioco, partiti ed esponenti politici. Il documento prova che quelle dichiarazioni furono pronunciate in Parlamento; non dimostra automaticamente che ogni accusa fosse vera.
Nel 2013 Giorgetti spiegò che la proroga dei termini per la definizione agevolata dei contenziosi davanti alla Corte dei conti era stata decisa dal governo per rendere più efficace la procedura.
Gianni Letta e Porsia
Non è stata trovata una fonte primaria sufficiente per presentare come accertato un rapporto diretto tra Gianni Letta, Porsia e specifiche decisioni pubbliche sul gioco.
La vicenda potrà essere approfondita, ma non deve essere pubblicata come fatto acquisito sulla base di accuse indirette o fonti non verificabili.
Il ruolo delle lobby
Fare lobbying non è automaticamente illecito. Imprese e associazioni possono rappresentare i propri interessi presso Parlamento e governo.
Il problema nasce quando:
- gli incontri non sono trasparenti;
- i finanziamenti politici sono difficili da ricostruire;
- chi scrive le regole passa alle aziende regolate;
- le proroghe sostituiscono continuamente le gare;
- la necessità del gettito prevale sulla salute pubblica.
Il settore possiede due argomenti molto potenti: le entrate per lo Stato e il rischio che il mercato illegale occupi lo spazio lasciato dagli operatori autorizzati.
La crescita del gioco online
La parte più dinamica del mercato non è ormai la slot del bar, ma il gioco a distanza.
Il decreto legislativo n. 41 del 2024 ha riordinato il sistema delle concessioni online, introducendo requisiti economici e tecnici, obblighi per i concessionari e misure contro l’offerta illegale.
La regolamentazione complessiva del gioco fisico è stata rinviata a un successivo intervento, dopo un’intesa tra Stato, Regioni ed enti locali.
Le concessioni relative ad AWP e VLT sono state prorogate fino al 31 dicembre 2026, anche a causa delle differenze tra le norme regionali sulle distanze dai luoghi sensibili e i regolamenti comunali sugli orari.
Il gioco online è disponibile ventiquattr’ore su ventiquattro. Non richiede di entrare in una sala e permette di passare rapidamente da una puntata all’altra.
Il giocatore non deve più raggiungere l’azzardo: è l’azzardo che lo accompagna nel telefono.
Le due posizioni contrapposte
L’industria e una parte delle istituzioni sostengono che:
- il gioco esisterebbe comunque;
- la regolazione protegge il consumatore;
- la rete legale contrasta criminalità ed evasione;
- il settore produce occupazione e gettito;
- restrizioni eccessive favorirebbero il mercato clandestino.
Le associazioni impegnate contro l’azzardo osservano invece che:
- l’offerta legale normalizza il comportamento;
- la capillarità aumenta l’accessibilità;
- le entrate pubbliche producono dipendenza fiscale;
- i costi sanitari e familiari non sono interamente conteggiati;
- il concetto di “gioco responsabile” trasferisce la responsabilità sul giocatore, ignorando le caratteristiche dei prodotti.
L’industria ricava profitto dall’aumento del gioco. Il sistema sanitario e le famiglie affrontano invece le conseguenze delle perdite.
Conclusione
L’Italia non ha semplicemente legalizzato il gioco d’azzardo. Ha costruito un sistema nel quale l’azzardo è diventato una fonte ordinaria di entrata.
Questo sistema non appartiene esclusivamente alla destra o alla sinistra. È stato ampliato, regolato, tassato e prorogato da governi diversi.
Non basta invitare il cittadino a “giocare responsabilmente”. Servono dati territoriali pubblici, controlli sulle concessioni, trasparenza sugli incontri con le lobby, valutazioni indipendenti dei costi sociali e una quota molto più consistente delle entrate destinata a prevenzione e cura.
La domanda non è soltanto:
Perché gli italiani giocano?
La vera domanda è:
quanto può essere credibile uno Stato che dichiara di combattere la ludopatia mentre incassa ogni anno più di 11 miliardi di euro dal gioco?





