PARALIZZATI TORNANO A CAMMINARE?
SÌ. MA LA VERITÀ È PIÙ INTERESSANTE DEL TITOLO.
Quattro persone con una lesione traumatica cronica del midollo spinale, classificate come motor-complete, sono riuscite a stare in piedi e a camminare utilizzando un deambulatore.
La ricerca è italiana e nasce dalla collaborazione tra Università Vita-Salute San Raffaele e Scuola Superiore Sant’Anna. Lo studio di Agnesi, Emedoli, Albano e colleghi è stato pubblicato nel settembre 2026 sulla rivista scientifica peer-reviewed Med di Cell Press.
È una notizia enorme.
Ma c’è una cosa che dobbiamo chiarire subito: queste persone non sono guarite dalla paralisi.
Il loro midollo spinale non è stato riparato e non hanno recuperato la capacità di contrarre volontariamente i muscoli delle gambe.
E allora come riescono a camminare?
È qui che la ricerca diventa davvero affascinante.
Ai pazienti è stato impiantato uno stimolatore elettrico epidurale in prossimità del midollo spinale. Successivamente hanno affrontato circa quattro mesi di riabilitazione intensiva.
La stimolazione permette di attivare circuiti nervosi spinali ancora utilizzabili al di sotto della lesione. Ma la vera novità dello studio italiano è aver trovato un modo sorprendentemente semplice per contribuire a controllare il passo.
Il tronco.
Un piccolo movimento volontario del busto, mediamente intorno ai 9 gradi, modifica l’effetto prodotto dalla stimolazione. Il paziente utilizza quindi una funzione che può ancora controllare volontariamente per contribuire a generare il movimento necessario alla locomozione.
In maniera molto semplificata:
INTENZIONE → MOVIMENTO DEL TRONCO → MODULAZIONE DELLA STIMOLAZIONE → ATTIVAZIONE DEI CIRCUITI SPINALI → MOVIMENTO DELLA GAMBA.
Non è necessario impiantare elettrodi nel cervello per decodificare direttamente l’intenzione motoria. Ed è proprio questa relativa semplicità a rendere particolarmente interessante il lavoro.
Dopo il percorso riabilitativo tutti e quattro i partecipanti sono riusciti a camminare con un deambulatore senza assistenza manuale degli operatori e senza un sistema che sostenesse artificialmente il peso corporeo.
Un partecipante ha superato 132 metri in 42 minuti. Nei test sono state affrontate anche curve, pendenze e superfici esterne irregolari.
Sono numeri lontanissimi da una normale deambulazione.
Ma c’è un piccolo particolare che cambia completamente la prospettiva:
prima non camminavano.
E bisogna aggiungere un’altra precisazione importante. Non tutti i partecipanti controllavano entrambe le gambe esclusivamente attraverso il movimento del tronco: in alcuni casi è stata utilizzata anche una stimolazione ciclica per contribuire all’alternanza degli arti.
Quindi niente miracoli.
Niente midollo ricostruito.
Niente normale collegamento cervello-gambe ripristinato.
Niente terapia già pronta per milioni di persone.
Abbiamo invece una neuroprotesi che permette di recuperare una funzione locomotoria in determinate condizioni sperimentali.
Ed è una distinzione fondamentale.
La stimolazione epidurale del midollo, inoltre, non nasce oggi. Già nel 2018 uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine aveva mostrato la possibilità di ottenere locomozione sopra il terreno in alcuni pazienti con paralisi motoria completa. Negli anni successivi altre ricerche, comprese quelle pubblicate su Nature, hanno sviluppato stimolazioni spinali più sofisticate e persino interfacce capaci di collegare direttamente l’attività cerebrale alla stimolazione del midollo.
Il lavoro italiano percorre una strada diversa: utilizzare il movimento residuo del corpo come comando, evitando un’interfaccia cerebrale impiantata.
È promettente?
Decisamente.
È dimostrato che funzionerà sulla maggior parte delle persone con lesione midollare?
Assolutamente no.
I partecipanti sono soltanto quattro. Non abbiamo ancora grandi studi clinici controllati, non sappiamo quali pazienti potranno beneficiare maggiormente della procedura e non conosciamo ancora con sufficiente precisione l’efficacia e la durata dei risultati su popolazioni molto più ampie.
E ricordiamoci un’altra cosa: parliamo di un impianto chirurgico, non di una cintura elettronica che si compra domani in farmacia. Esistono possibili complicanze legate all’intervento, agli elettrodi e alla riabilitazione, che devono essere valutate clinicamente.
E allora, Cyrano, possiamo scrivere:
“PARALIZZATI TORNANO A CAMMINARE”?
Possiamo.
Ma soltanto se subito dopo raccontiamo come.
Perché quattro persone che non controllavano volontariamente le proprie gambe sono riuscite, attraverso neurostimolazione, movimento volontario del tronco e mesi di riabilitazione, a produrre nuovamente una forma di locomozione.
Non hanno sconfitto la paralisi.
Hanno trovato una strada per aggirare una parte delle sue conseguenze.
E forse la notizia più bella è proprio questa.
La scienza seria non ha bisogno di promettere miracoli.
Le basta riuscire oggi a fare qualcosa che ieri non riuscivamo a fare.
CYRANO
DISCLAIMER MEDICO-SCIENTIFICO
Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e divulgative e non costituisce consulenza medica, diagnosi, indicazione terapeutica né promessa di efficacia.
Lo studio descritto riguarda quattro partecipanti selezionati con lesione midollare cronica motor-completa. I risultati non dimostrano la guarigione della lesione midollare e non possono essere automaticamente estesi a tutte le persone con paraplegia o altre forme di lesione del midollo spinale.
I partecipanti non hanno recuperato durante lo studio il normale controllo volontario dei muscoli degli arti inferiori. La locomozione descritta è stata ottenuta mediante stimolazione elettrica epidurale, strategie di controllo motorio e riabilitazione intensiva, con l’utilizzo di un deambulatore.
La stimolazione epidurale richiede una procedura chirurgica e può comportare rischi e complicanze. Indicazioni, benefici e rischi devono essere valutati individualmente da neurologi, neurochirurghi e specialisti della medicina riabilitativa.
I risultati di uno studio sperimentale condotto su quattro persone devono essere confermati da studi clinici più ampi prima di poter stabilire efficacia, sicurezza, durata dei benefici e categorie di pazienti che potrebbero trarne vantaggio.
FONTI SCIENTIFICHE PRINCIPALI
Agnesi F., Emedoli D., Albano L. et al. (2026), Restoring locomotion in motor-complete spinal cord injury via trunk-mediated control using a commercial epidural spinal cord stimulator, Med – Cell Press, DOI: 10.1016/j.medj.2026.101273.
Chalif et al. (2024), revisione sistematica della letteratura sulla stimolazione epidurale nelle lesioni del midollo spinale.
Angeli et al. (2018), studio sulla locomozione dopo lesione midollare motor-complete mediante stimolazione epidurale e training intensivo, New England Journal of Medicine.
Ulteriore letteratura scientifica pubblicata su Nature nel 2022–2023 sulla stimolazione epidurale e sulle interfacce cervello-midollo.






