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Sanità pubblica al collasso: è ancora un diritto o sta diventando un privilegio?

Due anni fa le famiglie italiane spendevano circa 40 miliardi di euro per accedere a cure sanitarie private. Una cifra impressionante che ci obbliga a riflettere: è accettabile che in un Paese che riconosce la salute come diritto fondamentale (articolo 32 della Costituzione), si arrivi a questi livelli di spesa privata per ottenere cure essenziali?

A quasi cinquant’anni dalla nascita del Sistema Sanitario Nazionale (Legge 833/1978), che garantiva cure gratuite e universali per tutti, il principio di equità che ne era alla base sembra sempre più svuotato di significato.

Un sistema sotto pressione

Sono andato alla ricerca di dati e dopo delle ricerche posso affermare che:”La sanità pubblica italiana è oggi vittima di un lento ma costante processo di indebolimento strutturale:

-Dal 2010 sono stati tagliati circa 37 miliardi di euro alla sanità pubblica.

-Nel corso del 2024, oltre 11.720 operatori sanitari hanno manifestato l’intenzione di lasciare l’Italia per lavorare

-Chiusi 111 ospedali e 113 pronto soccorso, spesso in territori già carenti di servizi.

-Blocco del turnover e condizioni contrattuali sfavorevoli hanno spinto circa 180.000 professionisti sanitari a emigrare all’estero negli ultimi 22 anni.

Non dimenticandoci che nel frattempo, il carico di lavoro per chi resta diventa insostenibile: turni massacranti, carenze croniche di personale, stress professionale e burnout sono ormai all’ordine del giorno.

E mentre la nostra democrazie,e di conseguenza il sistema sanitario arranca, il settore privato cresce. Sempre più cittadini, spinti dalle lunghissime liste d’attesa e dalla carenza di servizi, sono costretti a pagare di tasca propria per ottenere visite specialistiche, esami diagnostici o interventi chirurgici. Si crea così una frattura pericolosa tra chi può permettersi di curarsi e chi no.

Questo non è solo un problema sanitario, ma anche una questione di giustizia sociale e di democrazia. La salute non può diventare un privilegio per pochi.

È arrivato il momento di chiederci: che tipo di Paese vogliamo essere? Un Paese che investe nella salute pubblica, che valorizza i suoi operatori sanitari e garantisce cure gratuite, accessibili e di qualità? Oppure uno che lascia spazio solo al mercato, condannando il SSN a un declino irreversibile?

Da cittadino rispondo che voglio vivere in un’Italia che investe nella salute pubblica e nel benessere dei cittadini. Un Paese che valorizza chi lavora ogni giorno per la salute del prossimo, senza sfruttarlo fino alla pensione. Un’Italia che, quasi cinquant’anni fa, con la legge 833/1978, ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale credendo in un sistema equo e accessibile a tutti, e che deve tornare a rendere questo principio una realtà concreta.”

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