A sparare è stato l’ex alunno Artur A., di 22 anni, che si considerava vittima di bullismo. Ha tolto la vita a 11 persone, di cui 9 studenti. Quando le forze dell’ordine stavano per fermarlo, il giovane si è barricato in un bagno e si è tolto la vita.Un primo bilancio parlava di 28 feriti, poi rettificati a 12, di cui 2 in gravi condizioni.
Questo tragico episodio rientra nei cosiddetti school shooting, fenomeno tipicamente associato agli Stati Uniti. Per analizzarlo, prenderò spunto da uno studio del dottor Peter Langman, noto psicologo forense.Langman sottolinea che, sebbene alcuni tratti psicologici siano comuni tra gli autori di attacchi scolastici, la maggior parte delle persone che li presentano non compie atti violenti. È quindi essenziale considerare anche altri fattori, come l’ambiente familiare, le influenze sociali e l’accesso alle armi, per comprendere a fondo le cause di questi eventi.Fatte le giuste precisazioni andiamo al clou dello studio:
Langman ha analizzato dieci ragazzi autori di attacchi scolastici di massa, classificandoli in tre categorie psicologiche principali:
Traumatizzati:tre di questi ragazzi provenivano da famiglie disfunzionali, caratterizzate da abusi fisici ed emotivi, alcolismo e comportamenti criminali. Le loro infanzie instabili hanno alimentato una rabbia incontrollata sfociata nella violenza.
Psicotici:cinque presentavano disturbi psicotici come schizofrenia o disturbo schizotipico di personalità. Pur provenendo da famiglie apparentemente stabili, la loro condizione li ha resi isolati, alimentando deliri e paranoia.
Psicopatici:due ragazzi manifestavano tratti psicopatici evidenti: narcisismo, mancanza di empatia, sadismo e disprezzo per le regole. Agivano con freddezza e premeditazione, spesso alla ricerca di notorietà.
Cosa ci dice il dottor.Langam sulla prevenzione di questi fenomeni?
Langman conclude che comprendere le motivazioni psicologiche alla base degli attacchi è fondamentale per sviluppare strategie di prevenzione efficaci.Inoltre avverte che non esiste un profilo universale del potenziale attentatore scolastico.La prevenzione richiede quindi un approccio multifattoriale che includa:
Supporto psicologico e psichiatrico per studenti a rischio
Educazione socio-emotiva per promuovere empatia e gestione dei conflitti
Monitoraggio attento di segnali d’allarme, come minacce esplicite o comportamenti inquietanti
Collaborazione tra scuole, famiglie e comunità per creare un ambiente sicuro e di supporto
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