COPERTO, SERVIZIO O CONTRIBUTO VOLONTARIO ? ATTENZIONE A QUELLO CHE PAGHIAMO.
Entriamo in un ristorante, ci sediamo, ordiniamo e finalmente arriva il momento più atteso: il conto. Guardiamo lo scontrino e troviamo: Cena 60 euro. Coperto 6 euro. Servizio 6 euro. Oppure, più recentemente, una voce che può far sorgere qualche domanda: Contributo volontario: 10%. E allora viene spontaneo chiederci: “Ma questa cifra devo pagarla oppure posso dire di no” ?. La risposta dipende innanzitutto da che cosa rappresenta quella voce e da come è stata comunicata al cliente.
Il coperto è una cosa, il contributo volontario un’altra.
Il coperto può essere previsto dal ristorante. Anche il servizio può essere applicato. Ma la cosa fondamentale è la trasparenza. Il cliente deve poter conoscere i prezzi e gli eventuali costi aggiuntivi prima di ordinare. La FIPE, richiamando la normativa vigente e le discipline regionali, sottolinea proprio l’importanza della pubblicità dei prezzi e dell’indicazione chiara di eventuali componenti aggiuntive, come il servizio. Quindi se sul menù trovi scritto: Coperto €.2,50 a persona. oppure: Servizio 10%. Sai già, prima di ordinare, che quelle voci fanno parte del conto. E’ una cosa molto diversa dal trovarsi davanti a una percentuale che non avevi mai visto.
E il contributo volontario?.
Qui la parola utilizzata è importante. Volontario significa che dovrebbe essere frutto di una scelta del cliente. Se un ristoratore vuole proporre una forma di contributo volontario, il cliente deve poter comprendere chiaramente “che cos’è, a cosa serve e soprattutto che può scegliere se aderire oppure no”. Non dovrebbe diventare una sorpresa scoperta soltanto quando arriva il conto.
E se non voglio pagarlo?.
Possiamo semplicemente chiedere: <mi scusi, vedo un contributo indicato come volontario. Io non desidero aderire: può essere tolto dal conto ?>. Una domanda tranquilla, senza bisogno di trasformare la cena in una discussione.
Ma attenzione: non facciamo di tutta l’erba un fascio.
Questo articolo non vuole mettere sul banco degli imputati i ristoratori. Gestire un ristorante oggi significa affrontare costi importanti, personale, energia, materie prime e molte altre spese. I dati FIPE mostrano che anche nel 2026 i prezzi della ristorazione continuano a essere interessati da aumenti. E quindi comprensibile che un’attività debba cercare un equilibrio economico. Ma proprio per questo la soluzione migliore è, secondo me, la chiarezza. Se un servizio costa, scriviamolo. Se il coperto costa, indichiamolo. Se esiste un contributo realmente volontario, spieghiamolo al cliente che può scegliere.
Nessuna sorpresa alla cassa.
Il cliente non dovrebbe arrivare al momento del pagamento chiedendosi: “questa cifra perché è qui ?”. E il ristoratore non dovrebbe trovarsi nella situazione di dover spiegare per la prima volta davanti alla cassa un costo che il cliente non aveva compreso.
La soluzione è semplice:
Informazione prima, pagamento dopo. Perché andare al ristorante dovrebbe significare scegliere cosa mangiare, stare bene insieme e magari lasciare anche una mancia se il servizio ci ha soddisfatto. Ma la mancia, il contributo volontario e i costi obbligatori non dovrebbero diventare un gioco di parole.
Vi faccio una domanda?.
Quando arriva il conto, preferite trovare tutto già chiaramente indicato nel menù oppure siete favorevoli a lasciare al cliente la scelta di un eventuale contributo volontario?.
Perché una cosa è certa:
IL CONTO PUO’ ESSERE SALATO. LA TRASPARENZA , INVECE NON DOVREBBE COSTARE NULLA.






