SETTEMBRE CI HA FREGATO ANCORA
Lo stesso mese sul calendario. Un mese completamente diverso a seconda di chi sei.
SETTEMBRE CI HA FREGATO ANCORA
Lo stesso mese sul calendario. Un mese completamente diverso a seconda di chi sei.
A chi legge,
eccolo. È tornato: settembre. Arriva ogni anno con quella faccia innocente da mese di passaggio, come se non avesse fatto niente. Non bussa, non chiede permesso: entra, spegne lentamente agosto, accorcia le giornate, riaccende le sveglie, rimette in moto le scuole, riempie le strade, riapre gli uffici e soprattutto ci ricorda che il calendario non ha nessuna pietà.
Fino a pochi giorni prima sembrava tutto diverso: fotografie al mare, aperitivi, spiagge, grigliate, partenze intelligenti, quelle meno intelligenti e quelle trascorse completamente fermi in autostrada. Poi arriva settembre e improvvisamente ricompare una parola che durante agosto avevamo cercato disperatamente di dimenticare:
Ma siamo sicuri che settembre sia uguale per tutti? Forse è proprio qui che comincia questa Voce. Perché osservando le persone ci si accorge che esistono tanti settembre quanti sono i modi di vivere questo Paese.
Per alcuni ragazzi settembre è quasi un lutto
Per molti giovani settembre significa una cosa semplicissima: è finita. Finito il mare, finite le serate che sembravano non dover terminare mai, finito il dormire fino a tardi, finita quella meravigliosa illusione estiva secondo cui la sveglia fosse stata abolita per decreto. Poi una mattina ricompare. Suona. E non accetta ricorsi.
Per gli studenti ricominciano scuola, università, lezioni, esami, autobus, treni e corse mattutine. L’abbronzatura lentamente scompare, le fotografie dell’estate scendono nella galleria del telefono, il costume torna nel cassetto e qualcuno guarda il calendario pensando: “Ma Natale quanto manca?”
Fa sorridere. Ed è giusto sorriderne. Ma anche dietro questo settembre apparentemente leggero esistono vite molto diverse. C’è il ragazzo che torna all’università senza problemi e quello che torna all’università e contemporaneamente ricomincia a lavorare. C’è chi deve pagarsi una stanza fuori sede, chi prende il treno ogni mattina, chi fa il rider la sera, chi studia e lavora. C’è chi settembre non lo associa alla fine delle vacanze, ma all’inizio di un altro anno in cui dovrà capire come far quadrare tutto.
Poi ci sono quelli per cui settembre non cambia quasi niente
Sono forse i più invisibili. Mentre una parte d’Italia racconta il trauma del ritorno dalle ferie, un’altra parte potrebbe rispondere semplicemente: “Quali ferie?”
Perché c’è chi ad agosto ha lavorato, chi non è partito, chi il mare lo ha visto qualche domenica, chi non lo ha visto affatto. Chi ha passato agosto esattamente come luglio e passerà settembre esattamente come agosto: lavorando, pagando, facendo conti, aspettando lo stipendio, aspettando la pensione, aspettando la prossima scadenza.
Per queste persone settembre non porta via le vacanze, perché magari le vacanze non sono mai arrivate. Ed ecco che la nostra filastrocca smette per un attimo di essere soltanto una battuta. Perché c’è una differenza enorme tra dire “Purtroppo sono finite le ferie” e dire “Quest’anno non potevo permettermele.”
Settembre è anche il mese della calcolatrice
Per molte famiglie settembre non è il mese della nostalgia. È il mese dei conti. Ricomincia la scuola e con la scuola arrivano libri, quaderni, materiale, zaini, abbigliamento, trasporti, mensa, attività sportive e tutte quelle piccole spese che, prese una alla volta, sembrano sopportabili. Poi le metti insieme e improvvisamente diventano una cifra.
Se ci sono due figli, moltiplichi. Se ce ne sono tre, ricominci a fare i conti. Se uno studia fuori sede, cambia completamente il livello del problema. E così settembre diventa il mese in cui una famiglia può trovarsi contemporaneamente davanti alle spese ordinarie e alla ripartenza dell’anno scolastico.
Il frigorifero non sa che è settembre. La bolletta non sa che è settembre. Il mutuo non sa che è settembre. L’affitto non sa che è settembre. Arrivano tutti lo stesso. E allora qualcuno guarda le fotografie delle vacanze e sospira per nostalgia. Qualcun altro guarda l’app della banca e sospira per tutt’altro motivo.
E poi ci sono i nonni
Loro settembre potrebbero guardarlo da un’altra prospettiva. Finalmente tornano tutti: figli, nipoti, telefonate, impegni, scuola, pranzi, corse, il classico “Nonna, mi vieni a prendere?” o “Nonno, mi accompagni?”.
La casa che ad agosto sembrava improvvisamente silenziosa ricomincia a riempirsi. E in molte famiglie italiane ricomincia anche quel gigantesco sistema di welfare informale che raramente compare nei bilanci dello Stato: i nonni. Nonni-autisti, nonni-babysitter, nonni-cuochi, nonni che aspettano fuori dalla scuola, nonni che tengono i bambini mentre i genitori lavorano e nonni che qualche volta aiutano anche economicamente figli e nipoti.
Settembre per loro può significare il ritorno della confusione, ma anche il ritorno della famiglia. Qualcuno forse rimpiangerà il silenzio di agosto. Qualcun altro non vedeva l’ora che finisse.
Ed eccoci alla grande magia di settembre
Un ragazzo dice: “Che tragedia, è finita l’estate.” Un lavoratore risponde: “Io ad agosto lavoravo.” Una madre pensa alle spese che ricominciano tutte insieme, mentre un nonno sorride perché finalmente sono tornati i nipoti. Stesso mese, stessa città, stesso calendario, ma esperienze completamente diverse.
Forse questa è proprio la cosa più interessante: non esiste davvero un unico settembre. Esiste il nostro settembre, e dipende da quanti anni abbiamo, dal lavoro che facciamo, da quanto guadagniamo, da quanto spendiamo, dalla famiglia che abbiamo, dalla possibilità che abbiamo avuto di partire e persino dalla persona che aspettiamo torni a casa.
Il social racconta agosto. Il conto corrente racconta settembre.
Durante l’estate vediamo soprattutto la parte più fotografabile della vita: il tramonto, il mare, il cocktail, la spiaggia, la montagna, il viaggio, la cena, la fotografia perfetta. Nessuno fotografa volentieri una rata e nessuno pubblica una storia Instagram con scritto: “Guardate che meraviglia, oggi ho pagato l’assicurazione.”
Difficilmente una bolletta diventa virale. E così rischiamo di costruirci un’immagine deformata della realtà. Guardando i social sembra che ad agosto siano partiti tutti. Non è così. Sembra che tutti abbiano trascorso settimane al mare. Non è così. Sembra che tutti abbiano avuto la possibilità di staccare. Non è così.
Ci sono persone che hanno lavorato perché proprio durante l’estate c’è più lavoro, persone che hanno fatto qualche giorno a casa, persone che hanno rinunciato alle vacanze, persone che hanno scelto di non partire per risparmiare e persone che semplicemente non potevano permetterselo.
👁️🗨️ Riflessione del Visionario Invisibile
Settembre è interessante proprio perché toglie molte scenografie. Ad agosto possiamo sembrare tutti un po’ più ricchi. Un tramonto è gratis, una fotografia non mostra il saldo del conto corrente e un sorriso davanti al mare non racconta necessariamente quello che succederà il mese successivo.
Poi settembre rimette insieme i pezzi: scuola, lavoro, famiglia, trasporti, affitto, mutuo, spesa, bollette, università. E scopriamo che dietro una parola apparentemente innocua come “rientro” esistono condizioni completamente diverse.
Per qualcuno rientrare significa tornare da venti giorni di vacanza. Per qualcuno significa tornare dopo quattro giorni. Per qualcuno significa semplicemente continuare a fare ciò che faceva già. E non c’è nulla di male in nessuna di queste condizioni. Il problema nasce quando confondiamo ciò che vediamo con ciò che esiste.
La società dei social ci mostra facilmente chi parte e molto meno facilmente chi resta. Ci mostra chi brinda e molto meno chi conta. Ci mostra chi fotografa una spiaggia e molto meno chi, ad agosto, consegna la pizza a quella stessa spiaggia.
Perché la realtà non è fatta soltanto da chi può permettersi di partire. È fatta anche da chi resta, da chi lavora, da chi assiste un familiare, da chi prova a tenere insieme uno stipendio e una famiglia, da chi ricomincia a settembre con più preoccupazioni che nostalgia.
Settembre ci ha fregato ancora?
Forse sì. Ma non nel modo che pensiamo. Non ci ha fregato perché ha portato via agosto: agosto sarebbe finito comunque. Ci ha fregato perché per qualche settimana ci aveva fatto credere che fossimo tutti nella stessa estate.
E invece non lo eravamo. C’era chi era sullo yacht, chi sotto l’ombrellone, chi faceva una giornata al mare, chi serviva ai tavoli, chi guidava un autobus, chi consegnava cibo, chi lavorava in ospedale, chi assisteva una persona anziana, chi era rimasto a casa e chi non vedeva l’ora che agosto finisse perché settembre significava finalmente tornare alla propria quotidianità.
🧱 Conclusioni del Visionario Invisibile
Quindi benvenuto, settembre. Mese antipatico, mese necessario, mese delle sveglie che ricominciano a suonare e delle carte di credito che smettono di fingere di non conoscerci. Puoi portarci via il costume, scolorire l’abbronzatura e richiudere l’ombrellone, ma almeno una cosa ce la ricordi: dietro ogni persona che incontriamo esiste un’estate che non conosciamo.
C’è chi torna da una vacanza, chi torna al lavoro e chi non è mai partito. C’è chi ricomincia a studiare, chi deve ricominciare a fare i conti, chi aspetta i nipoti e chi aspetta semplicemente lo stipendio.
Perciò forse la domanda da fare oggi non è: “Dove sei stato in vacanza?”
“Come stai affrontando settembre?”
Le risposte potrebbero raccontarci l’Italia molto meglio di tante statistiche.
— Il Visionario Invisibile
✍️ Adesso la Voce è la tua
Per te settembre cos’è? La fine dell’estate, il ritorno alla normalità, una montagna di spese, la scuola che ricomincia, il ritorno dei figli e dei nipoti oppure semplicemente un altro mese da portare a casa?
Scrivilo nei commenti.
Questa volta La Voce Invisibile del Popolo non voglio scriverla soltanto io.
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