Home / Politica / La Scenografia del Disastro

La Scenografia del Disastro

Editoriale /opinione

Riflessione a voce alta sul vuoto lasciato da chi si dice “compagno” mentre l’estrema destra avanza compatta.

il silenzio assordante.

Mi sono trovato da solo, in diretta, circondato da fascisti. Non figurativamente: erano lì, compatti, organizzati, uniti da una narrazione chiara, spietata, per quanto mostruosa.
E soprattutto… c’erano solo loro. Nessuno dall’altra parte.Nessuno che avesse il coraggio di mettersi in discussione,di esporsi di combattere.

E allora mi chiedo : dovete siete finiti compagni

Rivoluzionari da salotto

Vi riempite la bocca di comunismo su TikTok, con falci e martello filtrate, voci impostate da teatro d’avanguardia. Ma quello che vedo è solo una parata di radical chic da salotto: ben nutriti, ben posizionati, perfetti nella luce giusta

Altro che classe operaia:
fate la rivoluzione con l’iPhone 15 Pro in una mano e la carta platinum nell’altra.
Siete la caricatura di ciò che dite di combattere

la gabbia del politically correct

E poi c’è quel vostro feticismo per il politically correct, diventato una gabbia morale.
Non per proteggere o costruire una società più giusta, ma per dimostrare pubblicamente quanto siete etici, safe, puliti.

Avete sterilizzato il dissenso, reso innocuo anche il pensiero critico.
Chi non si adegua al vostro codice morale da assemblea universitaria, viene silenziato, escluso, cancellato.

Intanto i fascisti veri, quelli senza hashtag e senza filtri, avanzano.


???? L’assenza di comunità

Sapete perché trovano spazio?
Perché vi siete dimenticati della comunità.
Avete ceduto all’egoismo, al culto dell’individuo, alla visibilità personale come unica forma di impegno.

Ogni causa è diventata una performance.
Ogni lotta, una bio Instagram.
Ogni identità, un brand.

E così non si costruisce un fronte comune.
Così si affonda.


⚫ Il vuoto e chi lo riempie

Nel vuoto lasciato dalla vostra autoreferenzialità travestita da attivismo, si infilano loro:
quelli che il potere lo vogliono davvero, e non per condividerlo.

Svegliatevi. Non siete rivoluzionari.
Siete la scenografia perfetta del disastro.

e tu, dove sei?
Il tempo per stare in silenzio è finito. Commenta. Confrontiamoci.
Solo così si ricostruisce il “noi”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

� style="margin-left:10px; vertical-align:middle;"> Il tuo browser non supporta l'audio HTML5.