Nel 2015
l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) dell’Organizzazione mondiale della sanità
ha classificato l’erbicida come “probabilmente cancerogeno per l’uomo”, sulla base di prove “sufficienti” di cancro negli animali da laboratorio. Nonostante ciò, altre autorità come l’EPA negli Stati Uniti e l’ECHA in Europa hanno concluso che il glifosato non sia un rischio significativo per la salute umana (Wikipedia).
Alcuni studi hanno comunque trovato una aumento del 41% del rischio di linfoma non-Hodgkin associato a esposizioni elevate e prolungate al glifosato (Healthline).
Nel 2023
l’Unione Europea ha deciso di rinnovare l’autorizzazione al glifosato per altri 10 anni, fino al 15 dicembre 2033. Le agenzie regolatorie (EFSA ed ECHA) all’epoca dissero chiaramente: “non ci sono basi scientifiche o giuridiche per vietarlo”.
Nel 2025
- In Georgia: giuria ha assegnato quasi 2,1 miliardi $ a un agricoltore con linfoma non-Hodgkin (65 milioni compensazione + 2 miliardi punitive); caso in appello (The Washington Post).
- In Missouri: corte d’appello ha confermato un risarcimento di 1,25 milioni $ a favore di un altro vittima, sentenza in appello (Lawsuit Information Center).
- Un’altra corte d’appello ha confermato un risarcimento di 611 milioni $ per tre querelanti, nuova appello in corso (Reuters).
La Commissione europea incarica l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) e l’organismo di controllo della sicurezza alimentare (EFSA) di esaminare un nuovo studio che collega l’erbicida glifosato all’aumento dei tassi di tumori.
Copia originale della lettera : https://www.euractiv.com/wp-content/uploads/sites/2/2025/07/2025-06-24_EC-Mandate_Request-to-provide-a-Scientific-publication-on-carcinogenicity-of-glyphosate-as-1.pdf

Nel 2025, la Commissione europea ha scritto nero su bianco a EFSA ed ECHA: valutate lo studio dell’Istituto Ramazzini di Bologna.
Perché? Perché quel lavoro, pubblicato su Environmental Health, ha mostrato che anche dosi considerate sicure dall’UE (0,5 mg/kg/die) provocano tumori multipli nei ratti: leucemie precoci, tumori al sistema nervoso, al fegato, alla tiroide e perfino alterazioni legate all’autismo e al Parkinson.
Tradotto: l’Europa nel 2023 ha dato il via libera, ma nel 2025 ha iniziato a rimettere in discussione la propria stessa decisione, affidando alle due agenzie un nuovo esame di 21 mesi. Se le conclusioni cambiano, la partita sul glifosato potrebbe riaprirsi.
Richiesta di dati grezzi
In risposta a una richiesta di commento, un portavoce della Bayer ha dichiarato: “Esiste un consenso schiacciante tra le principali autorità sanitarie di tutto il mondo sul fatto che il glifosato possa essere utilizzato in sicurezza, e nessuna autorità di regolamentazione ha riscontrato che il glifosato sia cancerogeno”.
Il colosso chimico ha liquidato il nuovo studio come inaffidabile, citando “difetti metodologici” e ha accusato l’istituto italiano di avere “una lunga storia di affermazioni fuorvianti”.
Nel frattempo, l’EFSA ha espresso frustrazione per la mancanza di trasparenza dell’Istituto Ramazzini.
“Negli ultimi anni abbiamo chiesto all’Istituto Ramazzini [dopo l’annuncio dei risultati preliminari nel 2023] di ricevere i dati grezzi alla base di questo studio. Non li abbiamo ancora ricevuti”, ha dichiarato un portavoce dell’EFSA a Euractiv.
L’accesso ai dati è essenziale per verificare la metodologia dello studio, la composizione del materiale di prova e i risultati riportati, ha affermato l’agenzia.
Il portavoce ha aggiunto che è “particolarmente rilevante” esaminare i dati grezzi poiché le conclusioni “sembrano contraddire il più ampio corpus di prove e le conclusioni raggiunte dall’EFSA, dall’ECHA e da numerose altre autorità di regolamentazione in tutto il mondo” sulla cancerogenicità del glifosato.
Il direttore dell’Istituto Ramazzini, Daniele Mandrioli, ha dichiarato a Euractiv che i dati potranno ora essere condivisi con le autorità di regolamentazione su richiesta.
“Ora che lo studio è completo, sottoposto a revisione paritaria e pubblicato, saremo in grado di condividere i dati su richiesta specifica delle autorità di regolamentazione”, ha affermato.
La Commissione europea chiede all’istituto di condividere i dati, in modo che l’EFSA e l’ECHA possano valutare formalmente se i risultati influiscono sull’attuale valutazione del rischio del glifosato, ha dichiarato un portavoce a Euractiv.
“Se l’ECHA o l’EFSA confermassero che il glifosato non soddisfa più i criteri di approvazione o che le condizioni di approvazione devono essere modificate, la Commissione agirà immediatamente per modificare o revocare l’approvazione.”

L’Italia: sindaci divisi e la lettera dell’ISDE “Non utilizzate più il glifosato”
In questo scenario, si inserisce un attore importante: ISDE Italia – Medici per l’Ambiente.
Nel 2025 l’associazione ha scritto una lettera a tutti i sindaci italiani, chiedendo di non utilizzare più il pesticida glifosato, definito “potenziale cancerogeno”.
Nella lettera, ISDE richiama:
- i nuovi dati dell’Istituto Ramazzini,
- l’aumento di disturbi neurologici infantili e malattie croniche legate all’esposizione,
- la possibilità che il glifosato, combinato con metalli pesanti e microplastiche, funzioni da “vettore tossico” capace di amplificare i danni.

Mentre l’Europa temporeggia, in Italia il dibattito si gioca sul territorio. Alcuni Comuni hanno scelto la linea dura:
- Conegliano Valdobbiadene (area del Prosecco DOCG),
- Bucine,
- Livorno,
- Ferrara hanno vietato l’uso del glifosato.
Altri, come Vercelli, hanno fatto la scelta opposta, tornando a spruzzarlo dopo dieci anni di bando.
Il messaggio ai sindaci è chiaro: non aspettate che Bruxelles decida, potete già vietarlo nei vostri territori. Una presa di posizione che trasforma i primi cittadini in veri arbitri della salute pubblica.
Il paradosso è evidente:

- A Bruxelles si autorizza fino al 2033, ma si avvia una revisione dopo appena due anni.
- In Italia si delega ai sindaci la decisione, e i cittadini rischiano di avere comuni “glifosato free” accanto a comuni che lo spruzzano nei parchi pubblici.
- I medici dell’ISDE alzano la voce e chiedono di bandirlo subito, non “in via precauzionale”, ma in nome di un principio di prevenzione già suffragato da prove scientifiche.
Il risultato? Un’Europa che cammina lenta, un’Italia a macchia di leopardo, e i consumatori che restano in mezzo, esposti a un erbicida definito “probabile cancerogeno” dall’OMS già nel 2015.
Considerazioni finali
Dall’Europa all’Italia, il film è sempre lo stesso: una sostanza autorizzata per legge, ma contestata dalla scienza indipendente e dalla società civile.
La differenza è che mentre a Bruxelles i tempi sono biblici (21 mesi per leggere i dati di Bologna), in Italia i sindaci possono decidere domani mattina. E qualcuno lo ha già fatto.
Il consumatore, invece, continua a trovarsi il glifosato nei piatti, senza etichetta e senza possibilità di scelta. Ma, come sempre, informarsi è il primo antidoto.
Fonti
- EFSA. (2023). Conclusion on the peer review of the pesticide risk assessment of the active substance glyphosate. EFSA Journal, 21(12), e8190. https://doi.org/10.2903/j.efsa.2023.8190
- ECHA. (2022). Committee for Risk Assessment (RAC) Opinion on Glyphosate. European Chemicals Agency.
- Mandrioli, D., et al. (2025). Global glyphosate study: Multigenerational carcinogenicity results in Sprague-Dawley rats. Environmental Health. https://doi.org/10.1186/s12940-025-01078
- IARC. (2015). IARC Monographs Volume 112: Evaluation of five organophosphate insecticides and herbicides. International Agency for Research on Cancer, Lyon.
- ISDE Italia. (2025). Lettera ai Sindaci italiani sul glifosato: potenziale cancerogeno e rischi per la salute pubblica. Documento pubblico.
- Euractiv. (2025, June 24). Commission asks EFSA and ECHA to assess Ramazzini study on glyphosate. Euractiv.com.
- IARC (OMS) Monograph 112, 2015
- EFSA Journal, 2015; ECHA, 2017
- Zhang L. et al., Mutation Research/Reviews, 2019 (meta-analisi +41% rischio LNH)
- U.S. EPA, Glyphosate Interim Review, 2020
- Reuters & AP News, aggiornamenti processi 2018–2025







19 Commenti
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