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QUANDO UNA SCELTA COINVOLGE DUE PERSONE, MA UNA SOLA PUO’ DECIDERE.

Parlare di aborto significa entrare in una delle questioni più delicate che una coppia possa affrontare. Da una parte c’è la donna, che porta avanti la gravidanza e sulla quale ricadono direttamente le conseguenze fisiche e psicologiche della scelta. Dall’altra c’è il compagno, o il marito, che può desiderare profondamente quel figlio oppure, al contrario, sperare che la gravidanza venga interrotta.

E qui nasce una domanda difficile:

Quanto deve pesare la volontà del partner ?.

La risposta sul piano della decisione è chiara: “la scelta di interrompere o proseguire la gravidanza spetta alla donna”. In Italia, la legge 194 del 1978 disciplina l’interruzione volontaria della gravidanza e riconosce alla donna il diritto di accedere alle procedure previste dalla legge.

Ma una risposta giuridica non cancella automaticamente le emozioni.

Immaginiamo un uomo che desideri diventare padre e scopra che la propria compagna vuole interrompere la gravidanza. Può provare dolore, rabbia, impotenza, perfino un senso di lutto per un figlio che aveva già iniziato a immaginare.

Può esprimere questi sentimenti ?. Certamente.

Può chiedere alla compagna di riflettere ? Può parlare delle proprie paure e dei propri desideri ?. Si.

Ma parlare, convincere e sostenere una propria posizione sono una cosa. “Fare pressione, minacciare, ricattare o costringere sono tutt’altra cosa. Ed esiste anche la situazione opposta. Un uomo potrebbe non sentirsi pronto a diventare padre e desiderare che la gravidanza venga interrotta, mentre la donna decide di portarla avanti. Anche in questo caso l’uomo può esprimere la propria posizione, ma non può imporre alla donna un’interruzione che lei non vuole.

Forse la parte più difficile è proprio questa.

Una gravidanza può riguardare biologicamente due persone e trasformare la vita di entrambe, ma la decisione sull’interruzione non può essere trasferita al partner. Questo però, non significa che l’uomo debba essere considerato soltanto uno spettatore. Dovrebbe poter parlare. Dovrebbe poter essere ascoltato. e soprattutto, una coppia dovrebbe poter affrontare una decisione così importante senza trasformare il doloro in una guerra. Perché dietro una discussione sull’aborto non ci sono soltanto opinioni politiche o religiose. Ci sono persone. ci sono relazioni. ci sono progetti di vita. E qualche volta ci sono due persone che si amano, ma che davanti a quella scelta scoprono di avere “due desideri completamente diversi”.

Il diritto alla scelta non cancella il dolore dell’altro.

Forse è proprio questo il punto che dovremmo imparare ad affrontare con maggiore maturità. Riconoscere alla donna il diritto di decidere non significa dover negare il dolore del compagno. E riconoscere il dolore del compagno non significa concedergli il diritto di decidere sul corpo della donna.

si può definire un diritto e, nello stesso momento, avere rispetto per chi soffre per una decisione che non avrebbe voluto. E’ una contraddizione difficile da accettare.

Ma forse è proprio per questo che vale la pena parlarne.

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