CIAO PAPA’

oggi è stata una giornata difficile.

Forse perché sono stanca. Ma non quella stanchezza che si cura con una notte di sonno. È una stanchezza che si appoggia sull’anima, come la polvere sui mobili dimenticati. Arriva piano, senza fare rumore, e quando te ne accorgi ha già coperto tutto.

Ci sono giorni in cui il mondo mi sembra un posto abitato e altri in cui mi sembra soltanto pieno di persone.Oggi era uno di quei giorni.Non so dove sei,non so se esiste davvero un posto in cui i morti continuano a vedere chi hanno amato.Mi piacerebbe pensare che esista un luogo dove non servono gli occhi per vedere e nemmeno le parole per capire,forse lì le anime si riconoscono senza presentarsi,forse lì non esistono i fraintendimenti,forse lì nessuno ha bisogno di difendersi.

Qui invece ci difendiamo da tutto.

Perfino dall’amore.

Sai, papà, mi domando spesso che fine abbia fatto l’anima delle persone,nonostante sono sempre stata una di quelle che si è interrogata spesso sulla sua esistenza.Non il loro carattere,non la loro personalità,parlo proprio di quella parte invisibile che rende qualcuno irripetibile.

Da bambina avevo la sensazione che ogni persona custodisse un universo.Mi bastava guardare un volto per immaginare una storia.Oggi guardo centinaia di visi e faccio fatica a trovare qualcuno che sia davvero presente dentro se stesso è come se molti vivessero lontani dalla propria anima,come se abitassero soltanto il corpo.

E il corpo, da solo, sa sopravvivere,ma non sa vivere.

Mi accorgo che la gente non sente più.

Reagisce,consuma,corre,produce,accumula.

Ma sentire è un’altra cosa.

Sentire significa lasciare che qualcosa ci attraversi e ci cambi.

Invece ormai tutto scivola via.

Una guerra dura quanto una notizia,una morte quanto un minuto di silenzio,un abbraccio quanto una fotografia.

Perfino il dolore è diventato veloce,abbiamo paura di tutto ciò che richiede tempo.

E l’anima, papà, conosce solo il tempo lento.

Ha bisogno di sostare,di ascoltare di restare.

L’anima non urla mai,sussurra per questo quasi nessuno la sente più.

Viviamo immersi nel rumore abbiamo paura del silenzio perché il silenzio è uno specchio,quando tutto tace, finalmente incontriamo noi stessi.

E spesso non ci piacciamo abbastanza da restare in nostra compagnia.

Così riempiamo ogni spazio con la musica con uno schermo con una conversazione qualsiasi.

Qualunque cosa pur di non sentire quella voce sottile che ci domanda:

“Sei felice?”

Credo che questa sia la domanda che terrorizza davvero gli esseri umani.

Perché essere felici significa conoscersi e conoscersi significa attraversare anche tutto quello che ci fa male.

Molti preferiscono una tristezza conosciuta a una felicità che obbliga a cambiare.

È strano.

Passiamo la vita a cercare qualcuno che ci ami senza renderci conto che la persona da cui siamo più lontani siamo proprio noi.

Le persone si sfiorano continuamente,ma quante si incontrano davvero?

Ci baciamo ci stringiamo dormiamo nello stesso letto eppure restiamo sconosciuti.

Perché incontrare davvero un’anima significa avere il coraggio di mostrare la propria.

E questo richiede una nudità che nessun vestito può coprire.

Ci insegnano a proteggerci,mai ad aprirci ci insegnano a vincere mai a comprendere a rispondere mai ad ascoltare e lentamente diventiamo esperti di tutto tranne che dell’essere umani.

Ogni tanto penso che il dolore sia l’ultima lingua rimasta all’anima quando soffriamo smettiamo finalmente di fingere,non possiamo impressionare nessuno non possiamo nasconderci.

Il dolore ci spoglia.

Ci restituisce alla nostra verità.

Per questo, forse, chi ha sofferto davvero riconosce subito chi sta soffrendo.

Non servono spiegazioni.

Le anime, quando sono ferite, imparano una lingua che solo altre anime ferite possono capire.

Tu sai, papà, c’è una cosa che continuo a chiedermi.

Che cos’è davvero una persona?Siamo il nostro corpo?Siamo il nostro nome?Siamo i ricordi che lasciamo negli altri?Oppure siamo qualcosa di molto più fragile, qualcosa che non si può toccare ma solo sentire?

Perché se fossimo soltanto carne, allora tutto finirebbe con l’ultimo respiro.

Eppure ci sono persone che continuano a esistere anche quando non ci sono più.

Tu sei una di quelle.

Non perché io ti ricordi.

I ricordi, con il tempo, cambiano. Perdono i dettagli, confondono le voci, cancellano perfino i lineamenti.

Ma c’è qualcosa che non cambia mai.

Ci sono giorni in cui mi sorprendo a pensare con la tua calma.

Altri in cui mi accorgo di guardare qualcuno con la tua stessa compassione.

E allora capisco che forse l’anima non è qualcosa che appartiene soltanto a chi la possiede.

Forse l’anima si lascia attraversare.

Rimane nelle persone che ha amato, come il profumo che resta in una stanza molto tempo dopo che qualcuno è uscito.

È una presenza che non occupa spazio.

Eppure cambia tutto.

Forse è per questo che mi fa così male vedere il mondo diventare sempre più indifferente.

Perché l’indifferenza è il contrario dell’anima

L’anima non può essere indifferente

L’anima si commuove

Si spezza

Si meraviglia

Ha paura

Perdona

Ama

Perfino quando sarebbe più facile smettere.

A volte penso che stiamo confondendo la forza con la durezza,ci insegnano a non piangere, a non mostrare le crepe, a essere sempre all’altezza, sempre impeccabili ma una montagna è forte perché è dura,un essere umano no.

Un essere umano è forte quando riesce a restare sensibile in un mondo che ogni giorno prova a renderlo insensibile.

È questo il coraggio che vedo sempre meno.

Non quello di affrontare grandi imprese.

Ma quello di continuare ad avere un cuore aperto.

Di lasciarsi ancora ferire.

Di continuare a credere negli altri anche dopo essere stati delusi.

Perché amare è un rischio.

Fidarsi è un rischio.

Essere gentili è un rischio.

Eppure credo che sia proprio il rischio a dare valore alla bontà.

Se sapessimo con certezza che nessuno ci farà mai del male, amare sarebbe facile.

Invece continuiamo ad amare pur sapendo che potremmo soffrire.

Ed è forse questo il gesto più vicino all’eternità che un essere umano possa compiere.

Sai qual è il pensiero che mi consola?

Che forse nessuna anima se ne va davvero.

Forse cambia soltanto il modo in cui ci raggiunge.

Prima bastava una telefonata.

Un abbraccio.

Una parola.

Adesso basta un silenzio.

Una luce che entra dalla finestra.

Un ricordo che arriva senza essere chiamato.

E ogni volta sento che non è nostalgia.

È qualcosa di più profondo.

Come se l’amore trovasse sempre una strada per continuare a esistere, anche quando tutto il resto finisce.

Forse è questa l’unica forma di eternità concessa agli esseri umani.

Non vivere per sempre.

Ma continuare a trasformare il cuore di qualcuno anche dopo essere andati via.

Se è così, allora il mondo non si regge sulla forza.

Si regge sull’amore invisibile che le persone continuano a lasciarsi addosso.

Ed è un amore che non fa rumore.

Non chiede niente.

Non pretende di essere ricordato.

Semplicemente continua a vivere.

Come una fiamma che passa da una candela all’altra senza consumarsi mai.

E forse, papà, il senso della nostra esistenza è tutto qui.

Non nel tempo che ci è concesso.

Ma nella luce che riusciamo a lasciare dentro l’anima di chi incontriamo.

Perché il corpo, prima o poi, torna alla terra.

Ma ciò che abbiamo fatto sentire agli altri… quello no.

Quello continua il suo viaggio.

Forse è proprio lì che comincia l’eternità.

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