Un provvedimento che sa di propaganda e rischia di essere incostituzionale. La scuola non ha bisogno di muri, ma di risorse.
Diciamolo chiaramente: quello annunciato da Giorgia Meloni negli scorsi giorni, non è integrazione. E’ esclusione travestita da buonsenso. La Meloni vuole per legge un tetto al numero di bambini stranieri per classe, l’obbligo per i loro genitori di imparare l’Italiano e il divieto di burqa e niqab a scuola. lo slogan è: “Gli italiani non devono sentirsi minoranza”. Ma una scuola pubblica che conta i bambini in base al passaporto è ancora una scuola della Repubblica ?.
- Il tetto è irrealizzabile e discriminatorio. Il 30% esisteva già come indicazione nel 2010 e non ha mai funzionato. Perché ? Perché a Milano, Prato, Brescia nelle periferie dove vivono le famiglie lavoratrici, le classi sono già miste. Cosa facciamo, prendiamo un bambino di 6 anni nato in Italia, che parla italiano con accento fiorentino, e lo spostiamo in un’altra scuola perché ha il cognome sbagliato ?. Non è integrazione, è segregazione. l’integrazione vera si fa con più mediatori culturali, più insegnanti di italiano L2, più tempo pieno. Non contando le teste.
- Sul velo, si colpisce una religione per colpire tutte. Qui arriva il punto che per me non è assolutamente fattibile. Se una bambina o una madre ha una religione diversa dalla mia, non rispettarla non è laicità, è intolleranza. Meloni dice: “a scuola a volto scoperto, la parità non è negoziabile”. Ma la parità non si impone togliendo un velo, si costruisce dando libertà e istruzione. Vietare burqa e niqab a scuola, dove tra l’altro sono casi rarissimi, serve solo a mandare un messaggio: la tua religione a scuola non è benvenuta. La Costituzione non dice che la scuola deve uniformare. Dice l’esatto opposto. Dice che la Repubblica rimuove gli ostacoli e rispetta le differenze. L’articolo 8 dice che tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. L’articolo 19 garantisce la libertà di culto. Se domani una famiglia cattolica, ebraica, sikh o musulmana non si sente rispettata, quella scuola ha fallito. Non ha integrato.
- Un provvedimento che divide i bambini. L’idea più pericolosa è quella culturale: insegnare ai bambini italiani che se in classe ci sono troppi stranieri, il problema sono gli stranieri. Invece di insegnare che una classe mista è una ricchezza, una palestra di mondo reale, si insegna che è un problema di numeri. E ai genitori si dice: imparate l’Italiano o vostro figlio ne paga le conseguenze. Un ricatto, non un aiuto. La scuola italiana ha bisogno di tutto tranne che di questo. Ha bisogno di edilizia, di insegnanti pagati meglio, di classi meno affollate per tutti. Non di un censimento etnico in ogni aula.
- Questa non è una riforma della scuola. E’ un manifesto elettorale applicato sulla pelle dei più piccoli.







Un commento
Complimenti, Claudio, condivido l’impianto del tuo articolo. È vero: un tetto per classe basato sul passaporto non è integrazione, è segregazione. Il 30% è già stato un’indicazione morta perché nelle periferie di Milano, Prato o Brescia le classi sono miste da anni e quei bambini sono italiani di fatto: spostarli per il cognome sarebbe assurdo, oltre che incostituzionale. Sul velo, poi, hai ragione: la laicità non si difende togliendo un velo, si difende garantendo libertà e dignità a tutte le fedi. Altrimenti diventa intolleranza. Aggiungo che il problema è anche pedagogico: i bambini imparano più da ciò che vedono che da ciò che si predica. Se insegni che la diversità è un numero da limitare, formerai cittadini più diffidenti, non più integrati. Servono mediatori culturali, italiano L2, tempo pieno, edilizia scolastica, classi meno affollate e insegnanti pagati meglio. Non un censimento etnico in ogni aula. La scuola pubblica non deve uniformare: deve rimuovere gli ostacoli. Articolo necessario, bravo.