I Guerrieri del Cervello Dispettoso
Tre bambini. Tre battaglie. Una scoperta: non essere soli.
“Anche i guerrieri a volte hanno paura.”
Una sala d’attesa. Tre bambini. Tre storie.
Questa volta La Stanza dei Rumori Forti entra nella sala d’attesa di un neuropsichiatra infantile.
Non sono gli adulti a raccontare ciò che accade. Sono soprattutto i bambini.
Luca, Ginevra e Matteo hanno età ed esperienze diverse, ma scopriranno che alcune paure possono essere comprese meglio quando incontrano qualcuno che le ha già attraversate.
I protagonisti
Ha appena iniziato a mostrare tic motori: battito di palpebre, scrollio di spalle e ossessioni numeriche.
È nella fase acuta. Ha forti ansie di separazione, rituali di controllo e ha smesso di scrivere.
È un “veterano”. La sua PANDAS è in remissione, ma ricorda tutto molto bene. In questa storia diventa un mentore.
La sala d’attesa
Sala d’attesa di un neuropsichiatra infantile. Luci al neon, poster colorati alle pareti. Luca e Ginevra sono con le loro mamme, seduti ai lati opposti. Matteo è lì con suo padre e legge un fumetto.
Quando la paura scopre di avere un nome
Devi dirmi che non te ne vai. Tre volte.
Devi dirmelo tre volte.”
Sono qui. Sono qui.”
“Sono io che sono strano.”
Il mio, per un po’, mi obbligava a contare tutti i quadretti del pavimento della mia cameretta.
Se sbagliavo, dovevo ricominciare.
Era stremante.”
il mio mi dice che se non controllo che la mamma è qui, le succede qualcosa di brutto.
E mi fa sentire la pancia piena di farfalle cattive.”
Le parole di Ginevra per raccontare una paura difficile da spiegare.
“Ah, le farfalle cattive. Le conosco.
La mia mi diceva che non dovevo toccare la maniglia della porta, perché c’era una malattia terribile.”
“No. Sei un guerriero.
Noi siamo i guerrieri che combattono contro il cervello dispettoso.
Lui ci lancia dei pensieri-cattivi e dei movimenti-strani, e noi dobbiamo imparare a schivarli.”
“No.
Sei un guerriero.”
La dottoressa… è un po’ come la nostra allenatrice.
Ci dà le armi per combattere.”
E degli esercizi per le mani, così quando sento che le spalle devono scattare, stringo una palla di gomma invece.”
Matteo sta raccontando ai due bambini gli strumenti e le strategie che dice di aver ricevuto durante il proprio percorso. Non sta prescrivendo una terapia: sta condividendo la sua esperienza.
A me aveva dato uno ‘scacciapensieri’: un barattolo dove butto dentro un foglietto con scritto il pensiero-cattivo, e poi chiudo il coperchio.
Simbolicamente, lo intrappolo lì.”
Poi quella porta si apre
L’infermiera chiama:
“Ginevra!”
“No!”
E ricorda… noi guerrieri siamo in tanti. Non sei sola. ”
Fa un cenno con la testa.
Si alza, tenendo stretta la mano della mamma, e si avvia verso la porta.
Si volta un’ultima volta verso di loro.
“Grazie, guerriero.”
Luca lo guarda con ammirazione.
Sei solo in battaglia.
Ma ora hai degli alleati. ”
Non sei strano.
Sei solo in battaglia.
Ma ora hai degli alleati.
Tre bambini, tre parole
Scopre che ciò che gli accade non significa essere “strano”.
Ha ancora paura, ma riesce ad attraversare quella porta tenendo la mano della mamma.
Trasforma la propria esperienza in una mano tesa verso chi sta iniziando il percorso.
Il coraggio condiviso
I due ragazzi si scambiano un piccolo sorriso.
Nella sala d’attesa, per la prima volta, l’aria non sa più di paura, ma di coraggio condiviso.







