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Il ritorno

Potrebbe tornare. Sono due parole, eppure hanno il peso di una montagna. Quando si é attraversata la malattia, quando si é affrontato il dolore, la paura, le cure e l’incertezza, il pensiero del ritorno del tumore non é mai davvero lontano. Rimane in un angolo della mente, pronto a riaffacciarsi nei momenti più impensati. E se tornasse ? La risposta sembra già scritta: nuovi esami, nuove attese, un’altra operazione, un’altra asportazione. Ancora una volta il corpo diventerebbe un campo di battaglia e la mente dovrebbe trovare energie che credeva di aver già consumato tutte. Ma é proprio qui che nasce la domanda più difficile: perché dovrei ricominciare tutto da capo ? Non é una domanda di resa. E’ una domanda umana. Nasce dalla stanchezza di chi ha già combattuto, di chi conosce il prezzo di ogni giorno trascorso nell’incertezza. E’ il grido silenzioso di chi, per un momento, si chiede se non sia più semplice lasciare che sia il destino a decidere. Eppure il destino é una parola strana. Spesso la usiamo quando ci sentiamo privi di controllo, quando la paura diventa troppo grande per essere contenuta. Ma la vita non é fatta soltanto di ciò che accade; é fatta anche di come scegliamo di attraversare ciò che accade.

L’attesa di una risposta é forse la prova più dura.

E’ come una goccia d’acqua che cade incessantemente sulla testa. Una goccia sola sarebbe insignificante, ma quando continua a cadere giorno dopo giorno diventa un macigno. Ogni pensiero, ogni dubbio, ogni possibile scenario aggiunge peso a quel carico invisibile che solo chi ha vissuto certe esperienze può comprendere davvero. Chi osserva dall’esterno vede il tempo che passa. Chi aspetta, invece, sente ogni minuto. Sente il rumore dei pensieri che si rincorrono nel silenzio della notte, delle domande senza risposta, della speranza che lotta contro la paura. Forse il coraggio non consiste nel non avere paura del ritorno. Forse il vero coraggio é continuare a vivere nonostante quella paura. Trovare ancora uno spazio per un sorriso, per un progetto, per una carezza, per un domani che nessuno può garantire ma che vale comunque la pena immaginare. Perché la vita, anche quando é fragile, continua a chiedere di essere vissuta. E in quella richiesta silenziosa si nasconde, a volte, la forza che non sapevamo più di possedere. E poi c’é la domanda che arriva quando il silenzio diventa troppo pesante e la mente non riesce più a fermarsi.

E se i pensieri più brutti che attraversano il cervello diventassero realtà ?.

E’ una domanda che fa paura perfino pronunciare. Una di quelle che si cerca di scacciare, ma che torna puntualmente nelle ore più fragili. La mente immagina scenari che il cuore non vorrebbe nemmeno sfiorare, e ogni possibilità sembra trasformarsi in una certezza. Forse é questo il peso più grande dell’incertezza: non ciò che sappiamo, ma ciò che temiamo. Eppure tra la paura e la realtà esiste ancora uno spazio. Uno spazio in cui vivere, sperare e continuare a credere che non tutti i pensieri sono profezie. Alcuni sono soltanto il riflesso della nostra vulnerabilità, del nostro desiderio di proteggersi dal dolore prima ancora che arrivi. E così, anche quando i pensieri più oscuri bussano alla porta della mente, resta una verità semplice e preziosa; finché la risposta non é scritta, la speranza ha ancora il diritto di esistere.

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