Home / Signor Libero Di Scegliere / Art.144 Il pane è italiano? La domanda che nessuno si pone davanti allo scaffale

Art.144 Il pane è italiano? La domanda che nessuno si pone davanti allo scaffale

Entrate in un supermercato, prendete una confezione di biscotti, un pacco di farine, una pizza surgelata o semplicemente una pagnotta di pane. Ora fermatevi un istante e provate a farvi una domanda apparentemente banale:

da dove arriva davvero il grano che state per mangiare?

Molti consumatori immaginano che il pane italiano nasca quasi esclusivamente nei nostri campi. Dopotutto, viviamo nel Paese della pasta, della pizza e delle tradizioni gastronomiche. Eppure, dietro questa convinzione esiste una realtà molto diversa.

Secondo i dati diffusi da Italmopa, l’associazione dei mugnai italiani, e da FederPrima, nel 2025 la produzione nazionale di grano tenero dovrebbe crescere di circa il 5% rispetto all’anno precedente, superando 2,7 milioni di tonnellate.

Una buona notizia? Sì, ma soltanto in parte. Perché il vero problema non è quanto produciamo. Il problema è quanto consumiamo.

La domanda italiana supera infatti gli 8 milioni di tonnellate annue, di cui circa 6,5 milioni destinate esclusivamente all’industria molitoria.

Facciamo una semplice traduzione in linguaggio da carrello della spesa:

IndicatoreQuantità stimata
Produzione italiana grano tenero (2025)2,7 milioni tonnellate
Domanda nazionale totaleoltre 8 milioni tonnellate
Destinate all’industria molitoria6,5 milioni tonnellate
Dipendenza estera stimataoltre 60%

Guardando i numeri attraverso la lente dell’investigatore, emerge un dato difficile da ignorare:

l’Italia continua a dipendere in modo strutturale dalle importazioni.

In altre parole, una parte significativa del pane, delle farine, dei biscotti e dei prodotti da forno che arrivano sulle nostre tavole potrebbe nascere da grano coltivato molto lontano dai campi italiani.

Il raccolto migliora, ma il problema resta

Il raccolto del 2025 presenta però un elemento positivo: la qualità appare nettamente migliore rispetto a quella dell’anno precedente.

Le condizioni climatiche più favorevoli hanno consentito di ridurre alcuni problemi che avevano caratterizzato il raccolto del 2024. Questo significa una minore probabilità che grandi quantità di grano vengano declassate e destinate all’alimentazione animale.

Tradotto:meno sprechi produttivi, maggiore disponibilità per l’industria alimentare e una materia prima qualitativamente più stabile.

Ma attenzione.Un miglior raccolto non elimina automaticamente il problema strutturale.

Perché una maggiore resa per ettaro non coincide necessariamente con l’autosufficienza nazionale.

Il paradosso del Paese della pasta

Esiste quasi un paradosso tutto italiano.

Siamo uno dei simboli mondiali della cultura alimentare, esportiamo eccellenza gastronomica e siamo riconosciuti come un punto di riferimento internazionale per farine, pane, pizza e prodotti da forno.Eppure continuiamo a dipendere dall’estero per una quota importante della materia prima che alimenta questa stessa filiera.

L’industria molitoria italiana rimane un’eccellenza riconosciuta nel mondo. La competenza dei mugnai nella selezione, miscelazione e trasformazione delle varietà di grano rappresenta uno dei punti di forza storici del nostro sistema agroalimentare.

L’impiego delle farine prodotte in Italia segue oggi questa distribuzione:

Destinazione della farinaPercentuale
Pane e sostituti del pane58%
Biscotti, prodotti da forno e pasticceria18%
Pizza10%
Export8%
Uso domestico4%
Pasta2%

La prossima volta che prenderete una pagnotta dal banco del pane, forse la domanda non sarà soltanto: “È buono?” Forse la domanda diventa un’altra: “Quanto del suo viaggio è davvero italiano?”

Cosa cambia?

Il DDL 413 sulla panificazione, già approvato dal Senato e in attesa del via libera definitivo della Camera dei Deputati, punta a introdurre regole più chiare per la vendita e l'etichettatura del pane.

La novità principale riguarda la definizione di "Pane Fresco".
Secondo il provvedimento, questa denominazione potrà essere utilizzata esclusivamente per il pane ottenuto attraverso un processo produttivo continuo, senza congelamento o surgelazione delle fasi intermedie e venduto entro tempi ben definiti.
Tradotto in parole semplici: se l'impasto è stato congelato, surgelato o conservato per essere completato successivamente, non potrà essere presentato come pane fresco.

Scaffali separati
Un'altra importante novità riguarda l'esposizione nei punti vendita.
Il pane fresco dovrà essere collocato in aree fisicamente separate rispetto ai prodotti: precotti; surgelati; decongelati; a lunga conservazione.
Una distinzione apparentemente banale che però restituisce al consumatore la possibilità di scegliere con maggiore consapevolezza.

Etichette più trasparenti
Il disegno di legge prevede inoltre indicazioni più precise sui prodotti ottenuti da impasti industriali, cotture parziali o processi di surgelazione.
L'obiettivo è semplice: evitare che il consumatore acquisti un prodotto credendolo appena sfornato quando, in realtà, ha già percorso centinaia o migliaia di chilometri prima di arrivare nel forno del punto vendita.

Attenzione però.

Il dibattito non dovrebbe trasformarsi in una guerra tra pane fresco e pane surgelato. Esistono prodotti surgelati di buona qualità ed esistono prodotti freschi mediocri.

La questione centrale è un’altra: il consumatore ha il diritto di sapere cosa sta comprando.

La trasparenza non serve a demonizzare una tecnologia o una filiera produttiva. Serve a permettere una scelta libera e informata. E quando un cittadino può scegliere sapendo realmente cosa mette nel carrello, vince il mercato corretto, vince il produttore onesto e vince anche il consumatore.

Perché il pane non è soltanto farina, acqua e lievito. È fiducia. E la fiducia, come il pane buono, non dovrebbe mai essere congelata.

Riferimenti

Italmopa. (2025). Dati previsionali sulla produzione italiana di frumento tenero 2025.

FederPrima. (2025). Rapporto settore cerealicolo italiano.

Italianfood.net. (2025, 24 luglio). Soft wheat: Italy’s dependence on imports continues.

ISMEA. (2025). Rapporto cereali e andamento della filiera cerealicola italiana.

Senato della Repubblica Italiana, DDL n. 413 – Disciplina della produzione e vendita del pane.

Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF).

Regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori.

Tag:

18 Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

� style="margin-left:10px; vertical-align:middle;"> Il tuo browser non supporta l'audio HTML5.