Senza differenze di partito o colori.
Basta. Abbiamo passato anni a dividerci per una tessera, per un colore, per una bandiera di partito. Sinistra contro destra, destra contro sinistra. E mentre noi litigavamo tra di noi, loro ci hanno svuotato le tasche. Questo non è più un discorso di destra o sinistra. E’ un discorso di alto contro basso. Di chi sta nei palazzi contro chi sta per strada, in fabbrica, nei negozi, nei campi. La fame non ha colore politico. Le bollette non chiedono se voti a destra o a sinistra prima di arrivare. E’ ora di capirlo.
Il governo attuale ci sta portando alla fame.
Non è più un’opinione, sono i fatti che viviamo ogni giorno. Il carrello della spesa costa il doppio e vale la metà. Lavorare un mese intero non basta più per vivere, figuriamoci per progettare un futuro. Affitti impossibili, stipendi fermi da decenni, aziende che chiudono, giovani che scappano. Ci raccontano che va tutto bene, che i conti tornano. Quali conti?. I loro, di certo non i nostri. Ci stanno portando alla fame con tasse, accise, rincari e politiche che strangolano chi produce e chi lavora, mentre tutelano solo i grandi interessi.
Anche i ricchi finiranno le risorse economiche.
Qualcuno pensa di essere al sicuro. Qualcuno con un’attività avviata, con qualche risparmio da parte, pensa che questa crisi non lo toccherà. Si sbaglia. Quando il popolo non ha più soldi per comprare, il commerciante chiude. Quando il commerciante chiude, l’artigiano non lavora. Quando nessuno lavora, anche chi si credeva ricco scopre solo di essere solo l’ultimo a cadere. E’ una catena che ci sta trascinando tutti giù. Non ci si salva da soli. O ci salviamo tutti, o non si salva nessuno.
Scendiamo in piazza senza colori, indistintamente.
Per questo l’unica risposta è una: scendere in piazza. Ma non con le bandiere di un partito. Non con i simboli che ci hanno diviso fino ad oggi. Senza colori. Senza sigle. Senza leader che cercano voti. Indistintamente. Operaio accanto all’imprenditore. Studente accanto al pensionato. Disoccupato accanto al professionista. Cittadini. Solo cittadini. Perché il problema è di tutti e la soluzione deve essere di tutti. Una piazza pulita, di popolo. Una piazza che non chiede il permesso a nessuno.
Riprendiamoci i nostri diritti: noi siamo il popolo sovrano.
Ce lo siamo dimenticati, ma c’è scritto nella Costituzione, all’articolo 1: La sovranità appartiene al popolo. Non appartiene ai governi, non appartiene all’Europa, non appartiene alle banche, non appartiene ai salotti televisivi. Appartiene a noi. Ci hanno tolto il diritto a una vita dignitosa, il diritto al lavoro, il diritto alla salute, il diritto a un futuro per i nostri figli. E’ ora di riprenderceli. Non stiamo chiedendo un favore. stiamo reclamando ciò che è nostro. Noi siamo il popolo sovrano. E ora torniamo a comportarci come tale.





